L’economia italiana ha subito, nel tempo, un processo di globalizzazione costellato da momenti di rallentamento e momenti di accelerazione dei mutamenti strutturali del settore finanziario e bancario. Negli ultimi anni del ‘900, il numero di istituti di credito esistenti in Italia è diminuito da 1176 a 876. La concentrazione finanziaria ha avuto sollecitazioni interne ed esterne e si è attuata attraverso diversi modelli economici, giuridici, tecnici, organizzativi della proprietà e del controllo. La ricerca si propone, in primo luogo, di stabilire le caratteristiche del movimento finanziario che si ebbe nella seconda metà dell’800 e nel primo quindicennio del ‘900; l’affermazione di concentrazioni finanziarie nel periodo di crisi e fra le due guerre; il sostegno alla crescita economica del 2° dopoguerra. Non saranno trascurati gli effetti prodotti dalla crescita industriale sulle caratteristiche delle concentrazioni. In particolare, gli aspetti da considerare sono almeno quattro: 1) i sostenitori; 2) le ragioni; 3) le forme; 4) i risultati. 1) I sostenitori delle concentrazioni finanziarie vanno ricercati tra i protagonisti dell’intervento pubblico nell’economia: Nitti; Beneduce e Stringher. L’analisi si soffermerà sull’opera dei governatori favorevoli alle grandi banche, in contrasto con Menichella che sosteneva le piccole banche. In particolare le banche di credito popolare costituiscono il punto di forza della rete di relazioni dei sistemi industriali locali dell’Italia Settentrionale. Anche le piccole banche locali private costituiscono l’humus delle piccole imprese. Per il secondo dopoguerra, sarà messi in luce la formazione di istituti speciali come l’Isveimer, l’IRFIS e il CIS. 2) Le ragioni dei processi di formazione delle grandi imprese vanno rilevate attraverso i comportamenti degli attori economici e in relazione alle strategie microeconomiche delle imprese, con l’intento di rilevare i modelli di aggregazione e concentrazione dovuti alle crisi bancarie della seconda metà dell’Ottocento. Crisi che portarono al fallimento delle grandi banche di credito mobiliare e alla ricostituzione di imprese con più moderne capacità di finanziamento: COMIT e CREDIT. Durante il fascismo, le strategie imprenditoriali e i relativi processi di concentrazione furono favoriti da Mussolini con la stabilizzazione della lira e la formazione di IRI e IMI. Fu questo il periodo della introduzione delle politiche di aggregazioni delle banche per sostenere la crescita economica. Aggregazioni che, nel 2° dopoguerra, si realizzarono con la creazione di Mediobanca e con la costituzione di banche centrali di categoria (popolari, casse di risparmio, ecc.). 3) Le forme di concentrazione realizzate vanno dalla fusione, alla formazione di holding finanziarie, alle scalate della seconda metà del ‘900. Negli anni ’70 del ‘900, le turbolenze monetarie internazionali esposero gli istituti di credito alla speculazione e ai dissesti – una “pestilenza” come la definì Guido Carli – favorite dalla scarsa trasparenza del mercato finanziario italiano, che cominciò a regolarsi solo dal 1974 con la costituzione della Consob. 4) I risultati delle concentrazioni, saranno analizzati in considerazione del modello economico creato in Italia, rispetto ai ripetuti tentativi di affermare la grande impresa pubblica. Al fallimento di tali tentativi corrisponde la frammentazione delle attività produttive e l’affermazione delle piccole imprese. Pertanto, anche il sistema finanziario non è riuscito a concentrarsi e a produrre grandi imprese capaci di competere a livello internazionale. Il processo di assorbimento di piccole banche, iniziato durante gli anni del fascismo, è proseguito fino agli anni ‘90, sostenuto dai governatori della Banca d’Italia, che furono combattuti fra la convinzione di portare l’Italia in Europa e il rammarico di perdere potere con la perdita della gestione della moneta e con essa della gestione del risparmio e del debito pubblico del paese.

Analisi e confronti dei modelli di concentrazione bancaria e finanziaria in Italia tra ‘800 e ‘900: protagonisti e istituzioni

BALLETTA, FRANCESCO
2007

Abstract

L’economia italiana ha subito, nel tempo, un processo di globalizzazione costellato da momenti di rallentamento e momenti di accelerazione dei mutamenti strutturali del settore finanziario e bancario. Negli ultimi anni del ‘900, il numero di istituti di credito esistenti in Italia è diminuito da 1176 a 876. La concentrazione finanziaria ha avuto sollecitazioni interne ed esterne e si è attuata attraverso diversi modelli economici, giuridici, tecnici, organizzativi della proprietà e del controllo. La ricerca si propone, in primo luogo, di stabilire le caratteristiche del movimento finanziario che si ebbe nella seconda metà dell’800 e nel primo quindicennio del ‘900; l’affermazione di concentrazioni finanziarie nel periodo di crisi e fra le due guerre; il sostegno alla crescita economica del 2° dopoguerra. Non saranno trascurati gli effetti prodotti dalla crescita industriale sulle caratteristiche delle concentrazioni. In particolare, gli aspetti da considerare sono almeno quattro: 1) i sostenitori; 2) le ragioni; 3) le forme; 4) i risultati. 1) I sostenitori delle concentrazioni finanziarie vanno ricercati tra i protagonisti dell’intervento pubblico nell’economia: Nitti; Beneduce e Stringher. L’analisi si soffermerà sull’opera dei governatori favorevoli alle grandi banche, in contrasto con Menichella che sosteneva le piccole banche. In particolare le banche di credito popolare costituiscono il punto di forza della rete di relazioni dei sistemi industriali locali dell’Italia Settentrionale. Anche le piccole banche locali private costituiscono l’humus delle piccole imprese. Per il secondo dopoguerra, sarà messi in luce la formazione di istituti speciali come l’Isveimer, l’IRFIS e il CIS. 2) Le ragioni dei processi di formazione delle grandi imprese vanno rilevate attraverso i comportamenti degli attori economici e in relazione alle strategie microeconomiche delle imprese, con l’intento di rilevare i modelli di aggregazione e concentrazione dovuti alle crisi bancarie della seconda metà dell’Ottocento. Crisi che portarono al fallimento delle grandi banche di credito mobiliare e alla ricostituzione di imprese con più moderne capacità di finanziamento: COMIT e CREDIT. Durante il fascismo, le strategie imprenditoriali e i relativi processi di concentrazione furono favoriti da Mussolini con la stabilizzazione della lira e la formazione di IRI e IMI. Fu questo il periodo della introduzione delle politiche di aggregazioni delle banche per sostenere la crescita economica. Aggregazioni che, nel 2° dopoguerra, si realizzarono con la creazione di Mediobanca e con la costituzione di banche centrali di categoria (popolari, casse di risparmio, ecc.). 3) Le forme di concentrazione realizzate vanno dalla fusione, alla formazione di holding finanziarie, alle scalate della seconda metà del ‘900. Negli anni ’70 del ‘900, le turbolenze monetarie internazionali esposero gli istituti di credito alla speculazione e ai dissesti – una “pestilenza” come la definì Guido Carli – favorite dalla scarsa trasparenza del mercato finanziario italiano, che cominciò a regolarsi solo dal 1974 con la costituzione della Consob. 4) I risultati delle concentrazioni, saranno analizzati in considerazione del modello economico creato in Italia, rispetto ai ripetuti tentativi di affermare la grande impresa pubblica. Al fallimento di tali tentativi corrisponde la frammentazione delle attività produttive e l’affermazione delle piccole imprese. Pertanto, anche il sistema finanziario non è riuscito a concentrarsi e a produrre grandi imprese capaci di competere a livello internazionale. Il processo di assorbimento di piccole banche, iniziato durante gli anni del fascismo, è proseguito fino agli anni ‘90, sostenuto dai governatori della Banca d’Italia, che furono combattuti fra la convinzione di portare l’Italia in Europa e il rammarico di perdere potere con la perdita della gestione della moneta e con essa della gestione del risparmio e del debito pubblico del paese.
File in questo prodotto:
Non ci sono file associati a questo prodotto.

I documenti in IRIS sono protetti da copyright e tutti i diritti sono riservati, salvo diversa indicazione.

Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: https://hdl.handle.net/11588/331076
Citazioni
  • ???jsp.display-item.citation.pmc??? ND
  • Scopus ND
  • ???jsp.display-item.citation.isi??? ND
social impact