L'espressione "ragion di stato" appartiene al linguaggio e alla cultura politica del tardo rinascimento anche se la sua dottrina è oggi considerata uno dei temi importanti della storia europea. Prima i lavori di Luigi Firpo e di Rodolfo de Mattei sulla ragion di stato in Italia nell'età della Controriforma, quindi una serie importante di conferenze internazionali hanno contribuito a far emergere prospettive di ricerca innovative che hanno prodotto rilevanti risultati storiografici e storico-politici. Una nuova stagione di studi, avviatasi nella seconda metà degli anni '80, ha avuto il merito di superare la tradizionale interpretazione della ragion di stato come machiavellismo e Machtpolitick ed una varietà di lavori recenti hanno mostrato come questa dottrina abbia giocato un ruolo di primo piano negli sviluppi del pensiero politico moderno e nella costruzione dello stato moderno. La tesi che caratterizza una parte significativa di questi studi, cui la ricerca proposta fa riferimento, può essere riassunta nell'affermazione che l'ampia produzione di scritti riconducibili alla trattatistica della ragion di stato mostra il comporsi e l'evolversi in forma autonoma di un paradigma della conservazione politica che si configura come una parte importante dei percorsi della razionalizzazione politica occidentale in epoca moderna. Si è trattato di una vera e propria effervescenza di contributi di cui è difficile intendere le più interne motivazioni che sembrano tuttavia essere legate ai difficili passaggi contemporanei della civilizzazione democratica in Occidente. La condizione di rischio permanente determinata dall'accelerarsi dei processi di mondializzazione ha indotto gli organismi del comando politico - in primo luogo gli stati, ma anche i nuovi aggregati politici macroregionali - a mettere in campo ogni tipo di strumento idoneo ad una "autoriflessione conservativa"; vale a dire, ad utilizzare sul piano mondiale quelle tecnologie di governo - dotate di dinamico adattamento e di forte flessibilità - proprie della modernità politica. Laddove le esigenze di conservare ordine e sicurezza per alcune aree privilegiate del pianeta prevalgono sulle necessità di offrire risposte globali alle novità indotte all'interno dell'intero sistema-mondo - a fronte quindi dell'incapacità di offrire adeguate rappresentazioni politiche ai fenomeni di trasformazione indotti dalle differenziazioni della modernità - sembrano assumere maggiore incidenza quei dispositivi appunto conservativi, che storicamente hanno lavorato all'interno dei processi della razionalizzazione politica moderna: a volte in stretto raccordo con le pratiche di sovranità, ma pure secondo indirizzi di esplicito conflitto rispetto alle procedure più avanzate degli ordinamenti politico-giuridici del government. Si tratta allora di restituire il senso di quella notevolissima produzione di studi, assumendo in partenza la tesi che essi segnalano e rappresentano modalità e tracciati dello svolgimento di un paradigma di conservazione politica che agisce in modo autonomo e che costituisce parte integrante dei processi della modernizzazione politica che si affermano in forma inedita in Europa a partire dalla metà del cinquecento: per dirla in breve, uno dei percorsi di quella modernità politica da intendere non come il primato di una ragione autoritativa sovrana (sovranità) ma come una disseminazione composita e contraddittoria di istanze paradigmatiche diverse. L'unità di ricerca napoletana, a partire dall'attività oramai più che decennale opera di ricerca svolta in seno all'Archivio della Ragion di Stato, ha sviluppato la propria attività sulle diverse articolazioni che le dottrine della ratio status in Europa tra XVI e XVIII secolo. In particolare, le ricerche fino ad oggi svolto hanno messo in luce gli snodi principali di una produzione teorico politica che attraversa paesi diversi: certamente l'Italia, ma anche la Spagna, la Francia, la Germania, l'Inghilterra, l'Olanda, gli stati dell'est Europa. Una particolare attenzione è stata però data alle scritture politiche e agli autori del meridione d'Italia; di rilievo la produzione di un DVD contenente le versioni digitali e in formato immagine di 24 testi politici napoletani del XVII secolo liberamente fruibili e analizzabili grazie alla applicazione di un sofisticato software di analisi testuale. I risultati di questa opera di ricerca e comunicazione scientifica sono pubblicati sia nelle riviste dell'Archivio - il bollettino giunto al 12 anno di vita -, sia sul sito dell'Archivio (www.ragionstato.it)
Conservazione politica, conflitti, corpi nelle scritture della ragion di Stato tra il XVII e il XIX secolo / Borrelli, Francesco. - (2007).
Conservazione politica, conflitti, corpi nelle scritture della ragion di Stato tra il XVII e il XIX secolo
BORRELLI, FRANCESCO
2007
Abstract
L'espressione "ragion di stato" appartiene al linguaggio e alla cultura politica del tardo rinascimento anche se la sua dottrina è oggi considerata uno dei temi importanti della storia europea. Prima i lavori di Luigi Firpo e di Rodolfo de Mattei sulla ragion di stato in Italia nell'età della Controriforma, quindi una serie importante di conferenze internazionali hanno contribuito a far emergere prospettive di ricerca innovative che hanno prodotto rilevanti risultati storiografici e storico-politici. Una nuova stagione di studi, avviatasi nella seconda metà degli anni '80, ha avuto il merito di superare la tradizionale interpretazione della ragion di stato come machiavellismo e Machtpolitick ed una varietà di lavori recenti hanno mostrato come questa dottrina abbia giocato un ruolo di primo piano negli sviluppi del pensiero politico moderno e nella costruzione dello stato moderno. La tesi che caratterizza una parte significativa di questi studi, cui la ricerca proposta fa riferimento, può essere riassunta nell'affermazione che l'ampia produzione di scritti riconducibili alla trattatistica della ragion di stato mostra il comporsi e l'evolversi in forma autonoma di un paradigma della conservazione politica che si configura come una parte importante dei percorsi della razionalizzazione politica occidentale in epoca moderna. Si è trattato di una vera e propria effervescenza di contributi di cui è difficile intendere le più interne motivazioni che sembrano tuttavia essere legate ai difficili passaggi contemporanei della civilizzazione democratica in Occidente. La condizione di rischio permanente determinata dall'accelerarsi dei processi di mondializzazione ha indotto gli organismi del comando politico - in primo luogo gli stati, ma anche i nuovi aggregati politici macroregionali - a mettere in campo ogni tipo di strumento idoneo ad una "autoriflessione conservativa"; vale a dire, ad utilizzare sul piano mondiale quelle tecnologie di governo - dotate di dinamico adattamento e di forte flessibilità - proprie della modernità politica. Laddove le esigenze di conservare ordine e sicurezza per alcune aree privilegiate del pianeta prevalgono sulle necessità di offrire risposte globali alle novità indotte all'interno dell'intero sistema-mondo - a fronte quindi dell'incapacità di offrire adeguate rappresentazioni politiche ai fenomeni di trasformazione indotti dalle differenziazioni della modernità - sembrano assumere maggiore incidenza quei dispositivi appunto conservativi, che storicamente hanno lavorato all'interno dei processi della razionalizzazione politica moderna: a volte in stretto raccordo con le pratiche di sovranità, ma pure secondo indirizzi di esplicito conflitto rispetto alle procedure più avanzate degli ordinamenti politico-giuridici del government. Si tratta allora di restituire il senso di quella notevolissima produzione di studi, assumendo in partenza la tesi che essi segnalano e rappresentano modalità e tracciati dello svolgimento di un paradigma di conservazione politica che agisce in modo autonomo e che costituisce parte integrante dei processi della modernizzazione politica che si affermano in forma inedita in Europa a partire dalla metà del cinquecento: per dirla in breve, uno dei percorsi di quella modernità politica da intendere non come il primato di una ragione autoritativa sovrana (sovranità) ma come una disseminazione composita e contraddittoria di istanze paradigmatiche diverse. L'unità di ricerca napoletana, a partire dall'attività oramai più che decennale opera di ricerca svolta in seno all'Archivio della Ragion di Stato, ha sviluppato la propria attività sulle diverse articolazioni che le dottrine della ratio status in Europa tra XVI e XVIII secolo. In particolare, le ricerche fino ad oggi svolto hanno messo in luce gli snodi principali di una produzione teorico politica che attraversa paesi diversi: certamente l'Italia, ma anche la Spagna, la Francia, la Germania, l'Inghilterra, l'Olanda, gli stati dell'est Europa. Una particolare attenzione è stata però data alle scritture politiche e agli autori del meridione d'Italia; di rilievo la produzione di un DVD contenente le versioni digitali e in formato immagine di 24 testi politici napoletani del XVII secolo liberamente fruibili e analizzabili grazie alla applicazione di un sofisticato software di analisi testuale. I risultati di questa opera di ricerca e comunicazione scientifica sono pubblicati sia nelle riviste dell'Archivio - il bollettino giunto al 12 anno di vita -, sia sul sito dell'Archivio (www.ragionstato.it)I documenti in IRIS sono protetti da copyright e tutti i diritti sono riservati, salvo diversa indicazione.


