L'articolo tratta dei mezzi linguistici atti a creare la coesione discorsiva in testi di natura descrittiva (descrizione spaziale statica), confrontando un corpus di lingue germaniche (inglese, tedesco e svedese) ad un corpus di lingue romanze (italiano, francese e spagnolo). I dati analizzati consistono in produzioni testuali orali e comprendono sia testi in lingua materna (L1) sia testi in lingua seconda/straniera (L2). Gli informatori hanno descritto un'immagine (tratta dalla serie Hier fällt ein Haus, dort steht ein Kran..., oder die Veränderung der Stadt di Jörg Müller, Verlag Sauerländer) ad un ascoltatore che non poteva vederla. Il confronto interlinguistico conferma solo in parte quanto sostenuto da Carroll et al. (2000), e cioè che le opzioni linguistico-concettuali selezionate, in una certa lingua, per il mantenimento referenziale in un compito spaziale statico riflettono principi "language specific" differenti che sono associati a pattern di grammaticalizzazione altrettanto diversi. In contrasto, infatti, con questo studio, il mio evidenzia la necessità di affiancare ai diversi modelli di grammaticalizzazione, i differenti pattern di interazione adottati dalle svariate comunità linguistiche, i quali sembrano poter ugualmente influenzare in modo significativo le scelte concettuali e linguistiche operate dai parlanti nell'eseguire compiti verbali complessi. Nella fattispecie, il mio studio conduce ai seguenti risultati: a) i parlanti di lingue germaniche condividono alcuni strumenti avverbiali per la coesione testuale (ingl. here/ there; ted. hier/da/dort/daneben ecc.; sved. då/där/här/här/bredvid ecc.) che non sono invece impiegati dai parlanti nativi di lingue romanze, sebbene anche questi abbiano a disposizione, nel proprio vocabolario L1, alcuni strumenti equivalenti (it. qui/qua/lì/là/lì vicino..; fr. ici/là/là dessous..; sp. aquí/acá/ahí/allí/allá/aquí cerca..); b) le strutture linguistiche che, in una certa lingua, riflettono i principi base dell’organizzazione discorsiva delle informazioni sono difficili da acquisire, in quanto l'apprendente deve riuscire ad identificare l’insieme di relazioni forma-funzione correlate ai diversi domini concettuali implicati rispetto ad un certo tipo di testo; c) gli apprendenti tendono ad impiegare strumenti di coesione discorsiva vicini a quelli della L1, il che prova la loro difficoltà nel rivedere la prospettiva linguistico-cognitiva della propria lingua materna (Slobin 1996, 2003). I dati in L1 dimostrano che le lingue germaniche si focalizzano – anche se in modo differente – sul concetto di “spazio” attraverso la selezione degli strumenti sopra citati, contrariamente ai parlanti di lingue romanze, che sembrano prestare una maggiore attenzione agli “oggetti” marcando il mantenimento referenziale attraverso i sintagmi preposizionali pieni o i loro equivalenti. Quanto ai dati in L2, essi mostrano come gli apprendenti modellino la selezione delle informazioni e degli strumenti di coesione linguistica attraverso la prospettiva “orientata verso lo spazio” o “verso gli oggetti” imposta dalla propria L1. Carroll, Mary / Murcia, Jorge / Watorek, Marzena, / Bendiscioli, Sandra, 2000, “The relevance of information organisation to second language acquisition studies: the perspective discourse of advanced adult learners of German”. Studies in Second Language Acquisition, 22: 87-129. Slobin, Dan I. (1996), “‘From thought and language’ to ‘thinking for speaking’”. In Gumperz, John J. / Levinson, Stephen C., Rethinking Linguistic Relativity, Cambridge, Cambridge University Press. Slobin, Dan I., 2003, “Language and thought online: cognitive consequences of linguistic relativity”. In Gentner, D. / Goldin-Meadow, S. (eds.), Advances in the Investigation of Language and Thought, Cambridge, MA: MIT Press, 157-192.

"Abilità descrittiva e coesione testuale in L1 e L2: lingue romanze e lingue germaniche a confronto".

GIULIANO, PATRIZIA;
2007

Abstract

L'articolo tratta dei mezzi linguistici atti a creare la coesione discorsiva in testi di natura descrittiva (descrizione spaziale statica), confrontando un corpus di lingue germaniche (inglese, tedesco e svedese) ad un corpus di lingue romanze (italiano, francese e spagnolo). I dati analizzati consistono in produzioni testuali orali e comprendono sia testi in lingua materna (L1) sia testi in lingua seconda/straniera (L2). Gli informatori hanno descritto un'immagine (tratta dalla serie Hier fällt ein Haus, dort steht ein Kran..., oder die Veränderung der Stadt di Jörg Müller, Verlag Sauerländer) ad un ascoltatore che non poteva vederla. Il confronto interlinguistico conferma solo in parte quanto sostenuto da Carroll et al. (2000), e cioè che le opzioni linguistico-concettuali selezionate, in una certa lingua, per il mantenimento referenziale in un compito spaziale statico riflettono principi "language specific" differenti che sono associati a pattern di grammaticalizzazione altrettanto diversi. In contrasto, infatti, con questo studio, il mio evidenzia la necessità di affiancare ai diversi modelli di grammaticalizzazione, i differenti pattern di interazione adottati dalle svariate comunità linguistiche, i quali sembrano poter ugualmente influenzare in modo significativo le scelte concettuali e linguistiche operate dai parlanti nell'eseguire compiti verbali complessi. Nella fattispecie, il mio studio conduce ai seguenti risultati: a) i parlanti di lingue germaniche condividono alcuni strumenti avverbiali per la coesione testuale (ingl. here/ there; ted. hier/da/dort/daneben ecc.; sved. då/där/här/här/bredvid ecc.) che non sono invece impiegati dai parlanti nativi di lingue romanze, sebbene anche questi abbiano a disposizione, nel proprio vocabolario L1, alcuni strumenti equivalenti (it. qui/qua/lì/là/lì vicino..; fr. ici/là/là dessous..; sp. aquí/acá/ahí/allí/allá/aquí cerca..); b) le strutture linguistiche che, in una certa lingua, riflettono i principi base dell’organizzazione discorsiva delle informazioni sono difficili da acquisire, in quanto l'apprendente deve riuscire ad identificare l’insieme di relazioni forma-funzione correlate ai diversi domini concettuali implicati rispetto ad un certo tipo di testo; c) gli apprendenti tendono ad impiegare strumenti di coesione discorsiva vicini a quelli della L1, il che prova la loro difficoltà nel rivedere la prospettiva linguistico-cognitiva della propria lingua materna (Slobin 1996, 2003). I dati in L1 dimostrano che le lingue germaniche si focalizzano – anche se in modo differente – sul concetto di “spazio” attraverso la selezione degli strumenti sopra citati, contrariamente ai parlanti di lingue romanze, che sembrano prestare una maggiore attenzione agli “oggetti” marcando il mantenimento referenziale attraverso i sintagmi preposizionali pieni o i loro equivalenti. Quanto ai dati in L2, essi mostrano come gli apprendenti modellino la selezione delle informazioni e degli strumenti di coesione linguistica attraverso la prospettiva “orientata verso lo spazio” o “verso gli oggetti” imposta dalla propria L1. Carroll, Mary / Murcia, Jorge / Watorek, Marzena, / Bendiscioli, Sandra, 2000, “The relevance of information organisation to second language acquisition studies: the perspective discourse of advanced adult learners of German”. Studies in Second Language Acquisition, 22: 87-129. Slobin, Dan I. (1996), “‘From thought and language’ to ‘thinking for speaking’”. In Gumperz, John J. / Levinson, Stephen C., Rethinking Linguistic Relativity, Cambridge, Cambridge University Press. Slobin, Dan I., 2003, “Language and thought online: cognitive consequences of linguistic relativity”. In Gentner, D. / Goldin-Meadow, S. (eds.), Advances in the Investigation of Language and Thought, Cambridge, MA: MIT Press, 157-192.
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