Il Forum Universale delle culture a Napoli è alle porte. Si tratta di un pacchetto di iniziative sociali, culturali e turistiche che, per alcune caratteristiche, può essere ricondotto alla categoria generale dei Grandi Eventi. Fa parte, in particolare, dell'ultima generazione di strumenti – il primo è stato lanciato a Barcellona appena 4 anni fa – con cui le città si assicurano ingenti flussi di finanziamenti pubblici da canalizzare sul proprio territorio per attrarre e finalizzare ulteriori, se non maggiori, investimenti privati. La finalità principale del Forum è muovere impresa, lavorando con le èlite imprenditoriali nazionali e internazionali per promuovere una due-mesi di iniziative calibrate intorno a tematiche di rilevanza universale. Si articola a partire dall'accettazione di un format standard da riempire di contenuti specifici in relazione alla città che, di tre anni in tre anni, ottiene di esserne sede vincendo la competizione entro una rosa di città concorrenti. Alla prima volta di Barcellona è già seguito il Forum di Monterrey, conclusosi quest’anno, seguirà nel 2010 quello di Daejon. Poi, inesorabile, arriverà il 2013 e il Forum Universale delle Culture calerà sulla città di Napoli e, più nello specifico, sull'area di Bagnoli, scelta come sede per ospitare la manifestazione. Si tratta di un'occasione che, per come sono andate sin qui le vicende relative alla preparazione della candidatura, senza entrare in merito al conflitto aperto che la gestione dell'evento da parte dell'istituzione locale ha suscitato, appena qualche mese fa, fra l'amministrazione locale e il governo uscente, è plausibile ipotizzare che troverà ancora una volta la città impreparata. Questa volta, però, fra le tante responsabilità del fallimento annunciato ce n'è una che, per quanto secondaria, è tuttavia vistosa: riguarda le modalità con cui le istituzioni locali (i vari apparati burocratici e politici della macchina ingolfata) hanno inteso fare propria questa occasione interpretando un ruolo – infondato date le condizioni di senescenza strutturale entro cui la città versa – di promotore di politiche imprenditoriali. Laddove, una città in declino quale Napoli storicamente è stata e continua ad essere – al di là della breve svolta mediatica e simbolica dei primi anni '90 – dovrebbe piuttosto lavorare sull'erogazione costante, diffusa e pertinente di servizi di welfare differenziati e, vista la gravità del suo stato di salute, per di più sofisticati.

Aspettando il 2013

PALESTINO, MARIA FEDERICA
2008

Abstract

Il Forum Universale delle culture a Napoli è alle porte. Si tratta di un pacchetto di iniziative sociali, culturali e turistiche che, per alcune caratteristiche, può essere ricondotto alla categoria generale dei Grandi Eventi. Fa parte, in particolare, dell'ultima generazione di strumenti – il primo è stato lanciato a Barcellona appena 4 anni fa – con cui le città si assicurano ingenti flussi di finanziamenti pubblici da canalizzare sul proprio territorio per attrarre e finalizzare ulteriori, se non maggiori, investimenti privati. La finalità principale del Forum è muovere impresa, lavorando con le èlite imprenditoriali nazionali e internazionali per promuovere una due-mesi di iniziative calibrate intorno a tematiche di rilevanza universale. Si articola a partire dall'accettazione di un format standard da riempire di contenuti specifici in relazione alla città che, di tre anni in tre anni, ottiene di esserne sede vincendo la competizione entro una rosa di città concorrenti. Alla prima volta di Barcellona è già seguito il Forum di Monterrey, conclusosi quest’anno, seguirà nel 2010 quello di Daejon. Poi, inesorabile, arriverà il 2013 e il Forum Universale delle Culture calerà sulla città di Napoli e, più nello specifico, sull'area di Bagnoli, scelta come sede per ospitare la manifestazione. Si tratta di un'occasione che, per come sono andate sin qui le vicende relative alla preparazione della candidatura, senza entrare in merito al conflitto aperto che la gestione dell'evento da parte dell'istituzione locale ha suscitato, appena qualche mese fa, fra l'amministrazione locale e il governo uscente, è plausibile ipotizzare che troverà ancora una volta la città impreparata. Questa volta, però, fra le tante responsabilità del fallimento annunciato ce n'è una che, per quanto secondaria, è tuttavia vistosa: riguarda le modalità con cui le istituzioni locali (i vari apparati burocratici e politici della macchina ingolfata) hanno inteso fare propria questa occasione interpretando un ruolo – infondato date le condizioni di senescenza strutturale entro cui la città versa – di promotore di politiche imprenditoriali. Laddove, una città in declino quale Napoli storicamente è stata e continua ad essere – al di là della breve svolta mediatica e simbolica dei primi anni '90 – dovrebbe piuttosto lavorare sull'erogazione costante, diffusa e pertinente di servizi di welfare differenziati e, vista la gravità del suo stato di salute, per di più sofisticati.
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