La dissertazione utilizza un approccio esperienziale alla città e affronta il tema della forma degli spazi pubblici nella città contemporanea (nel senso che Kevin Lynch attribuisce alla espressione forma urbana), riguardandoli come insieme di materiali urbani, dove si depositano e si intrecciano esperienze, saperi e pratiche di varia natura. Il ragionamento è duplice: da un lato, esplicitare i caratteri di “buoni” spazi pubblici; dall'altro, proporre metodi di analisi e valutazione adeguati al carattere ambiguo e complesso di quegli spazi e alla necessità di rispettare un equilibrio molto delicato fra aspetti intenzionali e non intenzionali nella "produzione" e nell'eventuale "successo" degli stessi. La dissertazione è articolata in tre parti. Nella prima, si discute il mito dello spazio pubblico – visto come altra faccia dei discorsi sulla sua morte – e si decostruisce l'idea, articolandola in una tipologia di luoghi. La seconda parte approfondisce la classificazione proposta, esaminando in dettaglio i tre idealtipi individuati: “luogo proprio”, “luogo oltre il luogo” e “luogo temporaneo”. La terza parte mette alla prova le ipotesi, indagando empiricamente su 3 casi: una strada centrale e tradizionale di Napoli, (come insieme di molti luoghi propri diversi, in grado, contemporaneamente, di accogliere l'innovazione e resistere a trasformazioni omologanti); un grande mall nell'area metropolitana di Londra (osservato nelle sue capacità di condensare-evocare immagini multiple e forme di socialità, piuttosto che come "non-luogo"); un luogo-evento molto noto, il Palio di Siena (osservato con riferimento al peso della tradizione e all'alternanza fra diversi tempi del luogo, ma anche al ruolo che evento e tradizione hanno nella forma ordinaria di quel contesto urbano).

La forma degli spazi pubblici nella città contemporanea

LEPORE, DANIELA
2005

Abstract

La dissertazione utilizza un approccio esperienziale alla città e affronta il tema della forma degli spazi pubblici nella città contemporanea (nel senso che Kevin Lynch attribuisce alla espressione forma urbana), riguardandoli come insieme di materiali urbani, dove si depositano e si intrecciano esperienze, saperi e pratiche di varia natura. Il ragionamento è duplice: da un lato, esplicitare i caratteri di “buoni” spazi pubblici; dall'altro, proporre metodi di analisi e valutazione adeguati al carattere ambiguo e complesso di quegli spazi e alla necessità di rispettare un equilibrio molto delicato fra aspetti intenzionali e non intenzionali nella "produzione" e nell'eventuale "successo" degli stessi. La dissertazione è articolata in tre parti. Nella prima, si discute il mito dello spazio pubblico – visto come altra faccia dei discorsi sulla sua morte – e si decostruisce l'idea, articolandola in una tipologia di luoghi. La seconda parte approfondisce la classificazione proposta, esaminando in dettaglio i tre idealtipi individuati: “luogo proprio”, “luogo oltre il luogo” e “luogo temporaneo”. La terza parte mette alla prova le ipotesi, indagando empiricamente su 3 casi: una strada centrale e tradizionale di Napoli, (come insieme di molti luoghi propri diversi, in grado, contemporaneamente, di accogliere l'innovazione e resistere a trasformazioni omologanti); un grande mall nell'area metropolitana di Londra (osservato nelle sue capacità di condensare-evocare immagini multiple e forme di socialità, piuttosto che come "non-luogo"); un luogo-evento molto noto, il Palio di Siena (osservato con riferimento al peso della tradizione e all'alternanza fra diversi tempi del luogo, ma anche al ruolo che evento e tradizione hanno nella forma ordinaria di quel contesto urbano).
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