Gli edifici in muratura, sia ordinari che di valore storico monumentale, continuano a costituire una delle classi di manufatti più vulnerabili al sisma. Nonostante i numerosi studi condotti in anni recenti esistono innumerevoli problemi aperti nel campo dei metodi di valutazione e di verifica dell'esistente, delle tecniche di riduzione della vulnerabilità, della disponibilità di normative/codici di pratica adeguati. La recente riformulazione dell'Ordinanza 3274 contiene nuove indicazioni per la verifica degli edifici esistenti in muratura, sicuramente all'avanguardia per quel che riguarda la raccolta e sistematizzazione di ricerche ed esperienze recenti. Tuttavia, le metodologie ed i criteri ivi raccolti meritano ulteriori approfondimenti, sia per quanto riguarda la verifica sperimentale di alcune assunzioni, sia per quanto concerne l'applicabilità alle diverse condizioni geometriche e tecnologiche che si presentano nell'edilizia storica. Un altro aspetto di particolare importanza, introdotto in ambito normativo per la prima volta dalla recente riformulazione dell'Ordinanza 3274, è quello degli edifici in aggregato nei centri storici; in questo caso le indicazioni sui metodi di analisi e verifica sono comunque sommarie ed appare necessario un approfondimento che porti alla formulazione di coefficienti correttivi, capaci di considerare la mutua interazione tra l’unità edilizia da analizzare e quelle circostanti, in relazione alla posizione nell’ambito dell’aggregato ed alla sequenza storica di formazione dello stesso. Esiste tuttora un vuoto normativo, ma anche scarse conoscenze a livello di ricerca, relativamente agli edifici a struttura mista, muratura e c.a., che sotto forme diversificate sono molto numerosi nel patrimonio costruito: edifici con murature perimetrali e pilastri e travi in c.a. all’interno; edifici in muratura con piani di sopraelevazione in c.a.; edifici in muratura con ampliamenti successivi della pianta a struttura in c.a. (non indipendente), edifici concepiti come sistema misto a muratura intelaiata (è il caso ad esempio della Sicilia orientale dopo il terremoto di Messina). Per queste situazioni è necessario definire metodi di analisi sismica e verifica, coerenti con quelli già individuati per le strutture in muratura e in c.a., la cui attendibilità sia dimostrata da modellazioni di maggiore dettaglio e da calibrazioni con dati osservati post-terremoto. Per quanto riguarda gli interventi per la riduzione della vulnerabilità, è tuttora evidente come su diverse questioni di notevole rilevanza non ci sia né un sapere consolidato né un consenso di opinioni, lasciando quindi spazio a scelte progettuali che possono rilevarsi inefficaci o controproducenti. La recente esperienza del terremoto umbro-marchigiano ha tra l'altro contribuito a mettere in discussione alcune tecniche di intervento proposte a seguito degli eventi del Friuli e dell'Irpinia. Si citano come particolarmente di rilievo le seguenti tematiche: • Il ruolo dei diaframmi (rigidi/flessibili) e delle loro modalità di collegamento alle strutture verticali, e di conseguenza gli interventi che mirano a modificare i diaframmi stessi; • L’efficacia delle cordolature e dei metodi di collegamento fra solai/coperture e strutture verticali, in funzione delle modalità di esecuzione e del contesto strutturale in cui vengono inseriti; • La necessità ed efficacia degli interventi per migliorare la compagine muraria, sia in termini di resistenza che di capacità deformative; • Le strategie di intervento da adottarsi negli edifici in aggregato (in relazione anche ai vincoli imposti dalle diverse proprietà). Il programma di ricerca proposto si propone di ottenere risultati utili alla predisposizione di strumenti , criteri, linee guida, e indicazioni a supporto dell'attività normativa e dell'attività progettuale negli ambiti sopra delineati.

Analisi e verifica dei meccanismi locali

CASAPULLA, CLAUDIA
2005

Abstract

Gli edifici in muratura, sia ordinari che di valore storico monumentale, continuano a costituire una delle classi di manufatti più vulnerabili al sisma. Nonostante i numerosi studi condotti in anni recenti esistono innumerevoli problemi aperti nel campo dei metodi di valutazione e di verifica dell'esistente, delle tecniche di riduzione della vulnerabilità, della disponibilità di normative/codici di pratica adeguati. La recente riformulazione dell'Ordinanza 3274 contiene nuove indicazioni per la verifica degli edifici esistenti in muratura, sicuramente all'avanguardia per quel che riguarda la raccolta e sistematizzazione di ricerche ed esperienze recenti. Tuttavia, le metodologie ed i criteri ivi raccolti meritano ulteriori approfondimenti, sia per quanto riguarda la verifica sperimentale di alcune assunzioni, sia per quanto concerne l'applicabilità alle diverse condizioni geometriche e tecnologiche che si presentano nell'edilizia storica. Un altro aspetto di particolare importanza, introdotto in ambito normativo per la prima volta dalla recente riformulazione dell'Ordinanza 3274, è quello degli edifici in aggregato nei centri storici; in questo caso le indicazioni sui metodi di analisi e verifica sono comunque sommarie ed appare necessario un approfondimento che porti alla formulazione di coefficienti correttivi, capaci di considerare la mutua interazione tra l’unità edilizia da analizzare e quelle circostanti, in relazione alla posizione nell’ambito dell’aggregato ed alla sequenza storica di formazione dello stesso. Esiste tuttora un vuoto normativo, ma anche scarse conoscenze a livello di ricerca, relativamente agli edifici a struttura mista, muratura e c.a., che sotto forme diversificate sono molto numerosi nel patrimonio costruito: edifici con murature perimetrali e pilastri e travi in c.a. all’interno; edifici in muratura con piani di sopraelevazione in c.a.; edifici in muratura con ampliamenti successivi della pianta a struttura in c.a. (non indipendente), edifici concepiti come sistema misto a muratura intelaiata (è il caso ad esempio della Sicilia orientale dopo il terremoto di Messina). Per queste situazioni è necessario definire metodi di analisi sismica e verifica, coerenti con quelli già individuati per le strutture in muratura e in c.a., la cui attendibilità sia dimostrata da modellazioni di maggiore dettaglio e da calibrazioni con dati osservati post-terremoto. Per quanto riguarda gli interventi per la riduzione della vulnerabilità, è tuttora evidente come su diverse questioni di notevole rilevanza non ci sia né un sapere consolidato né un consenso di opinioni, lasciando quindi spazio a scelte progettuali che possono rilevarsi inefficaci o controproducenti. La recente esperienza del terremoto umbro-marchigiano ha tra l'altro contribuito a mettere in discussione alcune tecniche di intervento proposte a seguito degli eventi del Friuli e dell'Irpinia. Si citano come particolarmente di rilievo le seguenti tematiche: • Il ruolo dei diaframmi (rigidi/flessibili) e delle loro modalità di collegamento alle strutture verticali, e di conseguenza gli interventi che mirano a modificare i diaframmi stessi; • L’efficacia delle cordolature e dei metodi di collegamento fra solai/coperture e strutture verticali, in funzione delle modalità di esecuzione e del contesto strutturale in cui vengono inseriti; • La necessità ed efficacia degli interventi per migliorare la compagine muraria, sia in termini di resistenza che di capacità deformative; • Le strategie di intervento da adottarsi negli edifici in aggregato (in relazione anche ai vincoli imposti dalle diverse proprietà). Il programma di ricerca proposto si propone di ottenere risultati utili alla predisposizione di strumenti , criteri, linee guida, e indicazioni a supporto dell'attività normativa e dell'attività progettuale negli ambiti sopra delineati.
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: https://hdl.handle.net/11588/302486
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