Sulla base dei dati derivanti dalle principali fonti ufficiali disponibili (permessi di soggiorno e domande di regolarizzazione del Ministero dell’Interno, iscritti nelle anagrafi comunali, lavoratori extracomunitari con almeno una settimana di versamenti contributivi, titolari e soci di imprese registrati dalla Camera di Commercio) si è cercato di tracciare un quadro il più possibile articolato sulle caratteristiche e sull’inserimento lavorativo della popolazione straniera presente nella provincia di Roma. Particolare attenzione è stata posta sulla situazione al 2001 per la quale, nonostante non siano ancora disponibili i dati censuari, il quadro informativo risulta più ampio ed arricchito anche dai dati sulle domande di regolarizzazione collegate alla legge Bossi-Fini. In estrema sintesi, alcuni risultati emersi dall’analisi proposta sono i seguenti: A) La presenza straniera a Roma, come nelle principali metropoli globali, si caratterizza per la varietà delle situazioni: a1. assolutamente non trascurabile è l’immigrazione proveniente dai Psa in parte connessa con la presenza nella capitale di ambasciate e consolati, sedi di organismi internazionali e di multinazionali; a2. rilevante è la componente degli stranieri con permesso per motivi religiosi che testimonia del peso che assume un collettivo specifico strettamente legato al ruolo di Roma come culla della cristianità; a3. ampio è il ventaglio delle collettività straniere provenienti dai Pvs e dall’Europa dell’Est con una proporzione variabile da nazionalità a nazionalità della componente che vive e/o lavora sul territorio in condizione di irregolarità. B) Pur limitando l’attenzione alla sola componente legale notevoli sono le differenze tra le varie collettività per caratteristiche migratorie, demografiche e sociali. Ne emerge un quadro articolato e nello stesso tempo in rapida trasformazione con un’immigrazione più stabile che ha intrapreso il difficile cammino dell’integrazione e un’immigrazione più recente con progetti migratori specifici. In ogni caso si tratta di una situazione in continuo divenire che si caratterizza per luci ed ombre: il processo di stabilizzazione della presenza apre il problema dell’inserimento degli immigrati e dei loro figli (seconda generazione di immigrati) nella società di accoglimento che non potrà che passare anche attraverso la mobilità socio-professionale quantomeno intergenerazionale (ma ciò riapre il problema tra la domanda di servizi delle famiglie e l’offerta di lavoro straniero); le nuove correnti migratorie si caratterizzano per il peso assunto delle donne coniugate di mezza età essenzialmente esteuropee che hanno progetti di breve durata per la presenza dei familiari nel paese di origine (in questo caso l’offerta di lavoro risulta di tipo rotatorio con la necessità delle famiglie di rinnovare continuamente i rapporti di lavoro). C) Notevoli sono le differenze per comunità e genere nel tipo e nei settori di inserimento lavorativo degli immigrati. Se alcune nazionalità si caratterizzano per la specializzazione/segregazione nel solo comparto dell’assistenza alle famiglie nei servizi domestici e nella cura di anziani e ammalati (in particolare Filippini, Peruviani, Ucraini, Moldavi ed Ecuadoriani), altre trovano impiego essenzialmente nell’edilizia (diverse collettività dell’Europa dell’Est ma anche del Nord Africa) ed altre ancora nel commercio e nella ristorazione (Cinesi ed Egiziani in primo luogo). Se alcune collettività sono quasi esclusivamente nel lavoro dipendente, altre hanno una quota importante di occupati in attività autonome e, in diversi casi, in vere e proprie attività imprenditoriali.

Roma e gli immigrati stranieri: dimensione, caratteristiche e inserimento lavorativo alla luce dei dati ufficiali

STROZZA, SALVATORE
2006

Abstract

Sulla base dei dati derivanti dalle principali fonti ufficiali disponibili (permessi di soggiorno e domande di regolarizzazione del Ministero dell’Interno, iscritti nelle anagrafi comunali, lavoratori extracomunitari con almeno una settimana di versamenti contributivi, titolari e soci di imprese registrati dalla Camera di Commercio) si è cercato di tracciare un quadro il più possibile articolato sulle caratteristiche e sull’inserimento lavorativo della popolazione straniera presente nella provincia di Roma. Particolare attenzione è stata posta sulla situazione al 2001 per la quale, nonostante non siano ancora disponibili i dati censuari, il quadro informativo risulta più ampio ed arricchito anche dai dati sulle domande di regolarizzazione collegate alla legge Bossi-Fini. In estrema sintesi, alcuni risultati emersi dall’analisi proposta sono i seguenti: A) La presenza straniera a Roma, come nelle principali metropoli globali, si caratterizza per la varietà delle situazioni: a1. assolutamente non trascurabile è l’immigrazione proveniente dai Psa in parte connessa con la presenza nella capitale di ambasciate e consolati, sedi di organismi internazionali e di multinazionali; a2. rilevante è la componente degli stranieri con permesso per motivi religiosi che testimonia del peso che assume un collettivo specifico strettamente legato al ruolo di Roma come culla della cristianità; a3. ampio è il ventaglio delle collettività straniere provenienti dai Pvs e dall’Europa dell’Est con una proporzione variabile da nazionalità a nazionalità della componente che vive e/o lavora sul territorio in condizione di irregolarità. B) Pur limitando l’attenzione alla sola componente legale notevoli sono le differenze tra le varie collettività per caratteristiche migratorie, demografiche e sociali. Ne emerge un quadro articolato e nello stesso tempo in rapida trasformazione con un’immigrazione più stabile che ha intrapreso il difficile cammino dell’integrazione e un’immigrazione più recente con progetti migratori specifici. In ogni caso si tratta di una situazione in continuo divenire che si caratterizza per luci ed ombre: il processo di stabilizzazione della presenza apre il problema dell’inserimento degli immigrati e dei loro figli (seconda generazione di immigrati) nella società di accoglimento che non potrà che passare anche attraverso la mobilità socio-professionale quantomeno intergenerazionale (ma ciò riapre il problema tra la domanda di servizi delle famiglie e l’offerta di lavoro straniero); le nuove correnti migratorie si caratterizzano per il peso assunto delle donne coniugate di mezza età essenzialmente esteuropee che hanno progetti di breve durata per la presenza dei familiari nel paese di origine (in questo caso l’offerta di lavoro risulta di tipo rotatorio con la necessità delle famiglie di rinnovare continuamente i rapporti di lavoro). C) Notevoli sono le differenze per comunità e genere nel tipo e nei settori di inserimento lavorativo degli immigrati. Se alcune nazionalità si caratterizzano per la specializzazione/segregazione nel solo comparto dell’assistenza alle famiglie nei servizi domestici e nella cura di anziani e ammalati (in particolare Filippini, Peruviani, Ucraini, Moldavi ed Ecuadoriani), altre trovano impiego essenzialmente nell’edilizia (diverse collettività dell’Europa dell’Est ma anche del Nord Africa) ed altre ancora nel commercio e nella ristorazione (Cinesi ed Egiziani in primo luogo). Se alcune collettività sono quasi esclusivamente nel lavoro dipendente, altre hanno una quota importante di occupati in attività autonome e, in diversi casi, in vere e proprie attività imprenditoriali.
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