Il tipo di modellamento, osservato anche in zone costiere tirreniche, è connesso alla mutua interazione spazio-temporale tra più fattori morfodinamici, quali l'alternanza di differenti litologie a diversa resistenza all'erosione e le rapide fluttuazioni verticali tettono-eustatiche tardo quaternarie che hanno determinato nell'insieme un progressivo incremento del grado di frammentazione della linea di costa. Queste caratteristiche hanno contribuito al modellamento di un paesaggio interessato anche da forme carsiche impostate su lineamenti tettonici a prevalente andamento appenninico. La ricostruzione delle tappe morfoevolutive ha messo in luce che nel corso del Siciliano la regione emerse, dislocandosi a seguito dell'attivazione di faglie ad andamento appenninico ed antiappennico anche nell'area costiera di Porto Cesàreo, e che il successivo ribassamento verso SW terminò circa 85 ka b.p. L’esposizione subaerea nel Siciliano diede origine ad un'estesa carsificazione dei calcari in corrispondenza delle linee tettoniche, così come è avvenuto in altre aree pugliesi. Nelle depressioni carsiche si sono sviluppate le attuali cale e baie delimitate verso mare da lembi carbonatici mesozoici relitti dello smembramento tettonico, sormontati dalle calcareniti medio-pleistoceniche, più o meno allineate lungo la direzione della paleolinea di costa. I lembi di paleofalesie, terrazzi marini emersi e talora di spiagge fossili (beach rocks) presenti tra +2 ed oltre +60 m, sono stati dislocati dagli eventi tettonici quaternari. La genesi dei terrazzi marini pleistocenici, sommersi tra -6 e -25 m, è verosimilmente poligenetica e differenziata: policiclica e forse polifasica, per quelli a profondità >-20 m, in prevalenza glacioeustatica postglaciale, invece, per quelli a profondità minori. Le forme relitte sommerse confermano l'ipotesi di un antico modellamento connesso molto probabilmente anche a processi tettono-carsici oltre che glacioeustatici. Inoltre, le forme carsiche ereditate avrebbero contribuito allo sviluppo della laguna e delle baie, profonde non oltre 5 m, che si estendono per qualche chilometro lungo le principali faglie. L’assenza dei depositi dunari medio-olocenici, affioranti invece in zone prossime all'area in studio, suggerisce che la porzione più estesa di piattaforma continentale ionica antistante l'area di Porto Cesàreo sia rimasta sommersa durante l'Olocene. La posizione e quota delle spiagge fossili a Strombus bubonius rispetto all'attuale livello del mare, unicamente alle evidenze di attività tettonica, hanno permesso di calcolare i tassi di variazione verticale assoluta mediante l’integrazione delle curve di risalita del livello marino globale (ultimi 125 ka) e del Mar Tirreno (ultimi 43 ka), tratte dalla letteratura. Procedendo da NW verso SE, i tassi tra i MIS 5.5 e 5.1 oscillano tra 0.1 e 0.08 mm/anno, mentre tra il MIS 5.1 e l'attuale variano tra +0.38 e -0.35 mm/anno.

EVOLUZIONE MORFOLOGICA DEL SETTORE COSTIERO DI PORTO CESÀREO (PENISOLA SALENTINA, PUGLIA).

PENNETTA, MICLA;DONADIO, CARLO;
2004

Abstract

Il tipo di modellamento, osservato anche in zone costiere tirreniche, è connesso alla mutua interazione spazio-temporale tra più fattori morfodinamici, quali l'alternanza di differenti litologie a diversa resistenza all'erosione e le rapide fluttuazioni verticali tettono-eustatiche tardo quaternarie che hanno determinato nell'insieme un progressivo incremento del grado di frammentazione della linea di costa. Queste caratteristiche hanno contribuito al modellamento di un paesaggio interessato anche da forme carsiche impostate su lineamenti tettonici a prevalente andamento appenninico. La ricostruzione delle tappe morfoevolutive ha messo in luce che nel corso del Siciliano la regione emerse, dislocandosi a seguito dell'attivazione di faglie ad andamento appenninico ed antiappennico anche nell'area costiera di Porto Cesàreo, e che il successivo ribassamento verso SW terminò circa 85 ka b.p. L’esposizione subaerea nel Siciliano diede origine ad un'estesa carsificazione dei calcari in corrispondenza delle linee tettoniche, così come è avvenuto in altre aree pugliesi. Nelle depressioni carsiche si sono sviluppate le attuali cale e baie delimitate verso mare da lembi carbonatici mesozoici relitti dello smembramento tettonico, sormontati dalle calcareniti medio-pleistoceniche, più o meno allineate lungo la direzione della paleolinea di costa. I lembi di paleofalesie, terrazzi marini emersi e talora di spiagge fossili (beach rocks) presenti tra +2 ed oltre +60 m, sono stati dislocati dagli eventi tettonici quaternari. La genesi dei terrazzi marini pleistocenici, sommersi tra -6 e -25 m, è verosimilmente poligenetica e differenziata: policiclica e forse polifasica, per quelli a profondità >-20 m, in prevalenza glacioeustatica postglaciale, invece, per quelli a profondità minori. Le forme relitte sommerse confermano l'ipotesi di un antico modellamento connesso molto probabilmente anche a processi tettono-carsici oltre che glacioeustatici. Inoltre, le forme carsiche ereditate avrebbero contribuito allo sviluppo della laguna e delle baie, profonde non oltre 5 m, che si estendono per qualche chilometro lungo le principali faglie. L’assenza dei depositi dunari medio-olocenici, affioranti invece in zone prossime all'area in studio, suggerisce che la porzione più estesa di piattaforma continentale ionica antistante l'area di Porto Cesàreo sia rimasta sommersa durante l'Olocene. La posizione e quota delle spiagge fossili a Strombus bubonius rispetto all'attuale livello del mare, unicamente alle evidenze di attività tettonica, hanno permesso di calcolare i tassi di variazione verticale assoluta mediante l’integrazione delle curve di risalita del livello marino globale (ultimi 125 ka) e del Mar Tirreno (ultimi 43 ka), tratte dalla letteratura. Procedendo da NW verso SE, i tassi tra i MIS 5.5 e 5.1 oscillano tra 0.1 e 0.08 mm/anno, mentre tra il MIS 5.1 e l'attuale variano tra +0.38 e -0.35 mm/anno.
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