La storia del pensiero linguistico italiano del secondo Ottocento non offre, con l'eccezione di G.I. Ascoli, figure di livello europeo. Essa è piuttosto costituita da un insieme di piccoli con¬tributi, raramente geniali, a volte originali, più spesso modesti, trait d'union fra gli studi italiani e quelli più avanzati d'oltralpe. Questi contributi si sono manifestati, per lo più, nell'ambito della vita ac¬cademica e, se non sempre hanno lasciato tracce significative nel mondo della cultura, hanno comunque contri¬buito a risvegliare gli interessi della platea stu¬dentesca nei confronti della filologia e della lin¬guistica indoeuropea. D’altra parte la vita accademica, valorizzando la «dimensione internazionale delle ricerche linguistiche» (De Mauro 1980: 14) arricchiva il bagaglio cul¬turale delle nuove generazioni, mentre le nuove correnti fi¬lologiche, filosofiche e linguistiche vivacizzavano il dibattito politico-culturale dell'Ottocento italiano. In questa atmosfera si inserisce l’opera di Giacomo Lignana (1827-1891), letterato e linguista piemontese, professore presso l’Università di Napoli della prima cattedra di linguistica (allora denominata Lingue e letterature comparate), e poi di Storia comparata delle lingue classiche e di Sanscrito presso l’Università di Roma. Benché il suo carattere «un po' bisbetico» (Croce 1892: 18) avesse contribuito a creargli non poche inimicizie, negli ambienti accademici come in quelli politici (ambito nel quale rivestì più incarichi), Lignana ebbe una folta cerchia di di¬scepoli nei quali risvegliò l'amore per la linguistica indoeuropea, per la ricerca filologica e l'attenzione nei confronti del mondo culturale internazionale. Purtroppo lasciò ben pochi scritti; le sue preoccupazioni metodologiche e i va-stissimi interessi non gli permisero infatti di de¬dicarsi con attenzione alla sistemazione scritta del pro¬prio pensiero e delle proprie lezioni in opere di valore. Lasciò invece molto allo stato manoscritto. Questo materiale, per anni considerato perduto, è stato in seguito parzialmente ritrovato: si tratta di appunti di lezioni, spesso in stato frammentario, e testi di conferenze. Lignana è inoltre presente in nu¬merosi carteggi di contemporanei la cui consultazione permette di arricchire di numerosi dettagli la complessa figura dello studioso, illuminando quelle zone d'ombra ancora persistenti nella ricostruzione del suo itinerario biografico ed intellettuale.

Giacomo Lignana: Gli albori dell’insegnamento linguistico nell’Italia postunitaria

DOVETTO, FRANCESCA MARIA
2001

Abstract

La storia del pensiero linguistico italiano del secondo Ottocento non offre, con l'eccezione di G.I. Ascoli, figure di livello europeo. Essa è piuttosto costituita da un insieme di piccoli con¬tributi, raramente geniali, a volte originali, più spesso modesti, trait d'union fra gli studi italiani e quelli più avanzati d'oltralpe. Questi contributi si sono manifestati, per lo più, nell'ambito della vita ac¬cademica e, se non sempre hanno lasciato tracce significative nel mondo della cultura, hanno comunque contri¬buito a risvegliare gli interessi della platea stu¬dentesca nei confronti della filologia e della lin¬guistica indoeuropea. D’altra parte la vita accademica, valorizzando la «dimensione internazionale delle ricerche linguistiche» (De Mauro 1980: 14) arricchiva il bagaglio cul¬turale delle nuove generazioni, mentre le nuove correnti fi¬lologiche, filosofiche e linguistiche vivacizzavano il dibattito politico-culturale dell'Ottocento italiano. In questa atmosfera si inserisce l’opera di Giacomo Lignana (1827-1891), letterato e linguista piemontese, professore presso l’Università di Napoli della prima cattedra di linguistica (allora denominata Lingue e letterature comparate), e poi di Storia comparata delle lingue classiche e di Sanscrito presso l’Università di Roma. Benché il suo carattere «un po' bisbetico» (Croce 1892: 18) avesse contribuito a creargli non poche inimicizie, negli ambienti accademici come in quelli politici (ambito nel quale rivestì più incarichi), Lignana ebbe una folta cerchia di di¬scepoli nei quali risvegliò l'amore per la linguistica indoeuropea, per la ricerca filologica e l'attenzione nei confronti del mondo culturale internazionale. Purtroppo lasciò ben pochi scritti; le sue preoccupazioni metodologiche e i va-stissimi interessi non gli permisero infatti di de¬dicarsi con attenzione alla sistemazione scritta del pro¬prio pensiero e delle proprie lezioni in opere di valore. Lasciò invece molto allo stato manoscritto. Questo materiale, per anni considerato perduto, è stato in seguito parzialmente ritrovato: si tratta di appunti di lezioni, spesso in stato frammentario, e testi di conferenze. Lignana è inoltre presente in nu¬merosi carteggi di contemporanei la cui consultazione permette di arricchire di numerosi dettagli la complessa figura dello studioso, illuminando quelle zone d'ombra ancora persistenti nella ricostruzione del suo itinerario biografico ed intellettuale.
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