La ricerca mette a fuoco le basi teoriche e metodologiche necessarie ad uno studio olistico delle identità ambientali, delle città e dei paesaggi. Questione centrale è quella del “significato” delle immagini spaziali, quale metastruttura di connessione tra gli aspetti formali, funzionali e tecnici dei manufatti architettonici, urbani, paesistici. Nel lavoro si assume la definizione di “paesaggio” come l’immagine condivisa di un territorio condiviso da una comunità umana (Convenzione Europea del Paesaggio 2000). Al concetto di paesaggio viene dunque attribuito un contenuto complesso, costituito da componenti materiali ed immateriali (ovvero “pragmatiche” e “semantiche”), la cui analisi deve essere condotta con un metodo progressivo, in modo da sviluppare una lettura realmente completa ed esaustiva dei valori di un certo specifico abitare. Questo tipo di analisi viene definita iconologia del paesaggio. Il metodo “iconologico” proposto è formulato, per analogia, su quello definito, nel campo della critica d’arte, da E.Panofsky (Studies in Iconology). Si avvale inoltre del paradigma indiziario, definito da C.Ginzburg (“Spie. Radici di un paradigma indiziario”). Si propone dunque, per lo studio delle identità ambientali, urbane e paesistiche, un modello di conoscenza di tipo semeiotico. Il metodo dell’analisi iconologica di E.Panofsky ed il paradigma indiziario di C.Ginzburg confluiscono in un risultato comune: quello di accogliere, in conclusione, a pieno diritto l’intuizione tra i processi legittimati a produrre conoscenza trasmissibile. La ricerca si inquadra anche nel grande tema della mitigazione dei rischio ambientale. I concetti di “paesaggio” e di “rischio” contengono fin dalla loro radice etimologica un profondo rimando reciproco. Risalendo alle radici indioeuropee dei due termini, può in effetti affermarsi che nel nome di “paesaggio” sia insito un significato di “mitigazione del rischio”. Ciò comprova la necessità di lavorare alla mitigazione dei rischi inerenti un territorio non solo attraverso i canali scientifico-tecnici, che raggiungono solo gli addetti ai lavori, ma anche attraverso i canali della percezione e della rappresentazione estetica del territorio, che raggiungono l’intera popolazione in modo universale: lavorando cioè anche, direttamente sulla coscienza e sulla cultura del paesaggio.

IL VALORE ICONOLOGICO

MAZZOLENI, DONATELLA
2005

Abstract

La ricerca mette a fuoco le basi teoriche e metodologiche necessarie ad uno studio olistico delle identità ambientali, delle città e dei paesaggi. Questione centrale è quella del “significato” delle immagini spaziali, quale metastruttura di connessione tra gli aspetti formali, funzionali e tecnici dei manufatti architettonici, urbani, paesistici. Nel lavoro si assume la definizione di “paesaggio” come l’immagine condivisa di un territorio condiviso da una comunità umana (Convenzione Europea del Paesaggio 2000). Al concetto di paesaggio viene dunque attribuito un contenuto complesso, costituito da componenti materiali ed immateriali (ovvero “pragmatiche” e “semantiche”), la cui analisi deve essere condotta con un metodo progressivo, in modo da sviluppare una lettura realmente completa ed esaustiva dei valori di un certo specifico abitare. Questo tipo di analisi viene definita iconologia del paesaggio. Il metodo “iconologico” proposto è formulato, per analogia, su quello definito, nel campo della critica d’arte, da E.Panofsky (Studies in Iconology). Si avvale inoltre del paradigma indiziario, definito da C.Ginzburg (“Spie. Radici di un paradigma indiziario”). Si propone dunque, per lo studio delle identità ambientali, urbane e paesistiche, un modello di conoscenza di tipo semeiotico. Il metodo dell’analisi iconologica di E.Panofsky ed il paradigma indiziario di C.Ginzburg confluiscono in un risultato comune: quello di accogliere, in conclusione, a pieno diritto l’intuizione tra i processi legittimati a produrre conoscenza trasmissibile. La ricerca si inquadra anche nel grande tema della mitigazione dei rischio ambientale. I concetti di “paesaggio” e di “rischio” contengono fin dalla loro radice etimologica un profondo rimando reciproco. Risalendo alle radici indioeuropee dei due termini, può in effetti affermarsi che nel nome di “paesaggio” sia insito un significato di “mitigazione del rischio”. Ciò comprova la necessità di lavorare alla mitigazione dei rischi inerenti un territorio non solo attraverso i canali scientifico-tecnici, che raggiungono solo gli addetti ai lavori, ma anche attraverso i canali della percezione e della rappresentazione estetica del territorio, che raggiungono l’intera popolazione in modo universale: lavorando cioè anche, direttamente sulla coscienza e sulla cultura del paesaggio.
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