Il lavoro testimoniato da questo libro è una ricerca finalizzata, avente per oggetto la definizione dell’identità ambientale come valore nell’ambito della problematica del rischio, e, di conseguenza, la proposta di strumenti per la sua salvaguardia. La ricerca è articolata in una premessa teorica ed in un ampio sviluppo esemplificativo, consistente in una dimostrazione dell’esercizio della strumentazione teorica e metodologica proposta, applicata su un’area particolarmente significativa della Regione Campania: l’Irpinia. Sia sul piano dell’elaborazione culturale, che su quello della riflessione sul trasferimento dei saperi, questo libro vuole fornire un esempio di come l’architettura possa essere uno strumento specifico per migliorare la capacità di affrontare il rischio ambientale. E, poiché l’esempio viene qui costruito prendendo a riferimento concreto una regione paradigmatica per il rischio sismico, l’Irpinia, il libro mostra dunque come l’architettura può migliorare, in questo caso, la capacità di affrontare il terremoto. Tuttavia, per la sua base teorica e la sua strutturazione metodologica, la dimostrazione vale in generale per affermare e comprovare il ruolo dell’architettura nella prevenzione e mitigazione del rischio ambientale di qualsiasi natura. La ricerca dimostra come la disciplina dell’architettura, per la sua particolare collocazione in un’area di intersezione dei saperi ed il suo specifico doppio statuto disciplinare, possa entrare potentemente in una sinergia “bifronte”, da un lato con le competenze scientifico-tecniche, dall’altro con quelle scientifico-umanistiche che possono studiare il rischio e adoperarsi per mitigarne il danno sulle attività umane. L’architettura, per la sua intrinseca complessità, si dimostra allora strumento specifico ed insostituibile al fine del ridurre la vulnerabilità globale del patrimonio naturale e artificiale coinvolto dai pericoli di catastrofe. Essa è infatti la disciplina specificamente deputata a cogliere l’interrelazione tra i valori dell’immenso patrimonio materiale costituito dalle case e dalle città, depositato nel territorio, e quelli dell’ incommensurabile patrimonio immateriale costituito dal sistema dei valori affettivi, culturali e simbolici, depositato nell’immagine che gli abitanti hanno e condividono del territorio stesso, ovvero nel paesaggio. Il contributo dell’architettura costituisce un apporto dunque non solo strutturale, ma anche meta-strutturale , all’elaborazione di un nuovo sapere, una nuova politica, ed una nuova pratica di gestione del territorio, adeguati alla moderna consapevolezza del rischio e della complessità dei valori umani.

RISCHIO, PAESAGGIO, ARCHITETTURA. INTRODUZIONE AL CASO IRPINIA

MAZZOLENI, DONATELLA
2005

Abstract

Il lavoro testimoniato da questo libro è una ricerca finalizzata, avente per oggetto la definizione dell’identità ambientale come valore nell’ambito della problematica del rischio, e, di conseguenza, la proposta di strumenti per la sua salvaguardia. La ricerca è articolata in una premessa teorica ed in un ampio sviluppo esemplificativo, consistente in una dimostrazione dell’esercizio della strumentazione teorica e metodologica proposta, applicata su un’area particolarmente significativa della Regione Campania: l’Irpinia. Sia sul piano dell’elaborazione culturale, che su quello della riflessione sul trasferimento dei saperi, questo libro vuole fornire un esempio di come l’architettura possa essere uno strumento specifico per migliorare la capacità di affrontare il rischio ambientale. E, poiché l’esempio viene qui costruito prendendo a riferimento concreto una regione paradigmatica per il rischio sismico, l’Irpinia, il libro mostra dunque come l’architettura può migliorare, in questo caso, la capacità di affrontare il terremoto. Tuttavia, per la sua base teorica e la sua strutturazione metodologica, la dimostrazione vale in generale per affermare e comprovare il ruolo dell’architettura nella prevenzione e mitigazione del rischio ambientale di qualsiasi natura. La ricerca dimostra come la disciplina dell’architettura, per la sua particolare collocazione in un’area di intersezione dei saperi ed il suo specifico doppio statuto disciplinare, possa entrare potentemente in una sinergia “bifronte”, da un lato con le competenze scientifico-tecniche, dall’altro con quelle scientifico-umanistiche che possono studiare il rischio e adoperarsi per mitigarne il danno sulle attività umane. L’architettura, per la sua intrinseca complessità, si dimostra allora strumento specifico ed insostituibile al fine del ridurre la vulnerabilità globale del patrimonio naturale e artificiale coinvolto dai pericoli di catastrofe. Essa è infatti la disciplina specificamente deputata a cogliere l’interrelazione tra i valori dell’immenso patrimonio materiale costituito dalle case e dalle città, depositato nel territorio, e quelli dell’ incommensurabile patrimonio immateriale costituito dal sistema dei valori affettivi, culturali e simbolici, depositato nell’immagine che gli abitanti hanno e condividono del territorio stesso, ovvero nel paesaggio. Il contributo dell’architettura costituisce un apporto dunque non solo strutturale, ma anche meta-strutturale , all’elaborazione di un nuovo sapere, una nuova politica, ed una nuova pratica di gestione del territorio, adeguati alla moderna consapevolezza del rischio e della complessità dei valori umani.
File in questo prodotto:
Non ci sono file associati a questo prodotto.

I documenti in IRIS sono protetti da copyright e tutti i diritti sono riservati, salvo diversa indicazione.

Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: http://hdl.handle.net/11588/12101
Citazioni
  • ???jsp.display-item.citation.pmc??? ND
  • Scopus ND
  • ???jsp.display-item.citation.isi??? ND
social impact