Questo saggio introduttivo del libro contiene una riflessione sulla enorme potenzialità dei linguaggi non verbali - la musica, la danza, le arti visive e plastiche, l’architettura - nella costruzione di un mondo di pace. Si sottolinea come, usando i linguaggi non verbali (l’architettura è uno di essi) lo scontro fra le differenze culturali possa essere ritualizzato e, più che sublimato, piuttosto portato in profondità, in un confronto di immagini. Scendendo fino alle immagini primarie portatrici di senso che sono nelle basi fondative delle diverse culture, si può esaminare alle radici ciò che ci rende diversi, senza per questo andare ad uno scontro, in una condizione di rispetto che prelude alla possibilità di percepire, della differenza, la bellezza. Si invita inoltre ad una riflessione sul tema dei confini. Il mondo d’oggi è caratterizzato da un altissimo grado di sofferenza e di espropriazione. In questo contesto, la sfida per l’Europa Unita è quella di costruirsi, utilizzando la sua “vecchia” storia multietnica, multilinguistica e multiculturale, come modello di pace, esempio d’esercizio di tolleranza e convivenza fra popoli. Si invita ad una visione pluralistica e pacifista, in cui “Europa” significa un insieme di terre, di popoli e culture che comprende il Vecchio Continente e l’antico bacino delle origini, il Mediterraneo. L’identità del Mediterraneo è una questione immane che ha moltissime dimensioni: geografiche, ecologiche, etniche, antropologiche, sociali, culturali, economiche, politiche… Noi europei crediamo di aver elaborato davvero un rispetto per le culture “altre”, differenti dalla nostra. Tutto questo abbiamo potuto credere finché il mondo non ha perso i suoi confini. La verità sulla tolleranza europea è diversa: con gli “altri” non abbiamo ancora mai vissuto fino ad oggi insieme veramente nella stessa casa. Questo dobbiamo ancora imparare a farlo. Solo quando sentiremo davvero di dover condividere i nostri spazi di tradizionale privilegio la nostra tolleranza sarà messa alla vera prova. Si invita a lavorare alla coscienza che la parte europea del Mediterraneo non può più fare a meno di quel richiamo al senso profondo dell’architettura e delle cose - valore naturale primario - che il mondo islamico conserva nel suo cuore, e, simmetricamente, la parte islamica del Mediterraneo non può più fare a meno di quella capacità di riflessione critica - valore artificiale umano - che costituisce il tesoro più vero del mondo occidentale.

SPONDE DEL MEDITERRANEO. L'ARCHITETTURA COME LINGUAGGIO DI PACE

MAZZOLENI, DONATELLA
2005

Abstract

Questo saggio introduttivo del libro contiene una riflessione sulla enorme potenzialità dei linguaggi non verbali - la musica, la danza, le arti visive e plastiche, l’architettura - nella costruzione di un mondo di pace. Si sottolinea come, usando i linguaggi non verbali (l’architettura è uno di essi) lo scontro fra le differenze culturali possa essere ritualizzato e, più che sublimato, piuttosto portato in profondità, in un confronto di immagini. Scendendo fino alle immagini primarie portatrici di senso che sono nelle basi fondative delle diverse culture, si può esaminare alle radici ciò che ci rende diversi, senza per questo andare ad uno scontro, in una condizione di rispetto che prelude alla possibilità di percepire, della differenza, la bellezza. Si invita inoltre ad una riflessione sul tema dei confini. Il mondo d’oggi è caratterizzato da un altissimo grado di sofferenza e di espropriazione. In questo contesto, la sfida per l’Europa Unita è quella di costruirsi, utilizzando la sua “vecchia” storia multietnica, multilinguistica e multiculturale, come modello di pace, esempio d’esercizio di tolleranza e convivenza fra popoli. Si invita ad una visione pluralistica e pacifista, in cui “Europa” significa un insieme di terre, di popoli e culture che comprende il Vecchio Continente e l’antico bacino delle origini, il Mediterraneo. L’identità del Mediterraneo è una questione immane che ha moltissime dimensioni: geografiche, ecologiche, etniche, antropologiche, sociali, culturali, economiche, politiche… Noi europei crediamo di aver elaborato davvero un rispetto per le culture “altre”, differenti dalla nostra. Tutto questo abbiamo potuto credere finché il mondo non ha perso i suoi confini. La verità sulla tolleranza europea è diversa: con gli “altri” non abbiamo ancora mai vissuto fino ad oggi insieme veramente nella stessa casa. Questo dobbiamo ancora imparare a farlo. Solo quando sentiremo davvero di dover condividere i nostri spazi di tradizionale privilegio la nostra tolleranza sarà messa alla vera prova. Si invita a lavorare alla coscienza che la parte europea del Mediterraneo non può più fare a meno di quel richiamo al senso profondo dell’architettura e delle cose - valore naturale primario - che il mondo islamico conserva nel suo cuore, e, simmetricamente, la parte islamica del Mediterraneo non può più fare a meno di quella capacità di riflessione critica - valore artificiale umano - che costituisce il tesoro più vero del mondo occidentale.
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