Il saggio analizza la convergenza tra decostruzione derridaiana e giustizia come pensiero dell’impossibile, che eccede la sfera del diritto per interrogare la legge e quanto rientra nel campo dell’autorità della tradizione filosofica e della sua fondazione. Memoria, responsabilità e evento costituiscono le chiavi di accesso alla decostruzione e alla tensione etica e politica che impedisce la semplice riconduzione a sé di ogni elemento del discorso, aprendo alla traccia dell’altro. Tema centrale degli ultimi scritti di Derrida, in un dialogo serrato con Levinas, l’ospitalità trasforma la ragione oggettivante in accoglimento dell’idea di infinito e decostruisce l’identità come appartenenza originaria radicata nel possesso di una lingua che, inevitabilmente, produce una forma di colonialismo universale. Da qui il confronto con Spivak che propone di ripensare una politica dell’identità a partire dalla critica alla tendenza dominante di ridurre i popoli non occidentali in stereotipi già sottintesi e in particolare le donne che in questo processo sono doppiamente sfruttare e assimilate in un modello univoco. The essay analizes the convergence between derridean deconstruction and justice as thought of the impossible, that exceeds the right sphere to question the law and all that is included both in the field of philosophic tradition authority and in its foundation. Memory, responsibility and event are the keys leading both to deconstruction and to the ethical and political strain, that prevents one’s from referring oneself each element of the speech, opening to the trace of the other. The hospitality is the main theme of the last Derrida’s works and it is developed in a close dialogue with Levinas. In the Derrida’s view, the hospitality transforms the objectifying reason into reception of the idea of the infinity and it deconstructs the identity as an original belonging, set in the possession of a language that, inevitably, produces an universal colonialism. From here the comparison with Spivak, who suggests to re-think an identity policy from the criticism to the prevailing trends that reduces to implicit stereotypes the not western peoples, in particular the women, who in this process are twice as exploited and assimilated in an univocal model.

Decostruire l'identità: un breve confronto tra Derrida e Spivak

MARINO, SIMONETTA
2007

Abstract

Il saggio analizza la convergenza tra decostruzione derridaiana e giustizia come pensiero dell’impossibile, che eccede la sfera del diritto per interrogare la legge e quanto rientra nel campo dell’autorità della tradizione filosofica e della sua fondazione. Memoria, responsabilità e evento costituiscono le chiavi di accesso alla decostruzione e alla tensione etica e politica che impedisce la semplice riconduzione a sé di ogni elemento del discorso, aprendo alla traccia dell’altro. Tema centrale degli ultimi scritti di Derrida, in un dialogo serrato con Levinas, l’ospitalità trasforma la ragione oggettivante in accoglimento dell’idea di infinito e decostruisce l’identità come appartenenza originaria radicata nel possesso di una lingua che, inevitabilmente, produce una forma di colonialismo universale. Da qui il confronto con Spivak che propone di ripensare una politica dell’identità a partire dalla critica alla tendenza dominante di ridurre i popoli non occidentali in stereotipi già sottintesi e in particolare le donne che in questo processo sono doppiamente sfruttare e assimilate in un modello univoco. The essay analizes the convergence between derridean deconstruction and justice as thought of the impossible, that exceeds the right sphere to question the law and all that is included both in the field of philosophic tradition authority and in its foundation. Memory, responsibility and event are the keys leading both to deconstruction and to the ethical and political strain, that prevents one’s from referring oneself each element of the speech, opening to the trace of the other. The hospitality is the main theme of the last Derrida’s works and it is developed in a close dialogue with Levinas. In the Derrida’s view, the hospitality transforms the objectifying reason into reception of the idea of the infinity and it deconstructs the identity as an original belonging, set in the possession of a language that, inevitably, produces an universal colonialism. From here the comparison with Spivak, who suggests to re-think an identity policy from the criticism to the prevailing trends that reduces to implicit stereotypes the not western peoples, in particular the women, who in this process are twice as exploited and assimilated in an univocal model.
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