Il testo analizza il complesso processo metodologico e istituzionale che ha portato alla pubblicazione de Le Antichità di Ercolano esposte (1757-1792), un'opera fondamentale della politica culturale di Carlo di Borbone. Concentrandosi in particolare su un manoscritto inedito di Ferdinando Galiani, datato 1756 e conservato nella Biblioteca della Società Napoletana di Storia Patria, l’obiettivo è dimostrare che il processo editoriale ufficiale non fu lineare, ma caratterizzato da intoppi tecnici e tensioni intellettuali. Al centro dell’analisi c’è la figura di Galiani, in questo caso per valutare il suo approccio alla pubblicazione dei reperti vesuviani, con particolare riferimento ai dipinti. Questo approccio si manifesta su diversi livelli: il valore attribuito alla rappresentazione simbolica dell’impresa archeologica del re di Napoli; come indicazione del suo interesse per una riproduzione grafica fedele, attraverso la quale diffondere la conoscenza degli originali; infine, alcune osservazioni stilistiche specifiche, che avrebbero convinto l’Accademia Ercolanese ad abbandonare l’idea di riprodurre a colori i dipinti di Ercolano e Pompei. Nel suo insieme, rappresenta un esempio significativo di una precoce attenzione verso un’interpretazione integrata dei reperti pittorici vesuviani, capace di confrontarsi con la pratica artistica contemporanea e di trascendere l'approccio meramente antiquario del tempo.
Alla ricerca di un metodo per pubblicare le prime scoperte vesuviane: Le Antichità di Ercolano Esposte tra tentativi falliti e ipotesi in corso d’opera, / D'Alconzo, Paola. - (2026), pp. 95-135.
Alla ricerca di un metodo per pubblicare le prime scoperte vesuviane: Le Antichità di Ercolano Esposte tra tentativi falliti e ipotesi in corso d’opera,
Paola D'Alconzo
2026
Abstract
Il testo analizza il complesso processo metodologico e istituzionale che ha portato alla pubblicazione de Le Antichità di Ercolano esposte (1757-1792), un'opera fondamentale della politica culturale di Carlo di Borbone. Concentrandosi in particolare su un manoscritto inedito di Ferdinando Galiani, datato 1756 e conservato nella Biblioteca della Società Napoletana di Storia Patria, l’obiettivo è dimostrare che il processo editoriale ufficiale non fu lineare, ma caratterizzato da intoppi tecnici e tensioni intellettuali. Al centro dell’analisi c’è la figura di Galiani, in questo caso per valutare il suo approccio alla pubblicazione dei reperti vesuviani, con particolare riferimento ai dipinti. Questo approccio si manifesta su diversi livelli: il valore attribuito alla rappresentazione simbolica dell’impresa archeologica del re di Napoli; come indicazione del suo interesse per una riproduzione grafica fedele, attraverso la quale diffondere la conoscenza degli originali; infine, alcune osservazioni stilistiche specifiche, che avrebbero convinto l’Accademia Ercolanese ad abbandonare l’idea di riprodurre a colori i dipinti di Ercolano e Pompei. Nel suo insieme, rappresenta un esempio significativo di una precoce attenzione verso un’interpretazione integrata dei reperti pittorici vesuviani, capace di confrontarsi con la pratica artistica contemporanea e di trascendere l'approccio meramente antiquario del tempo.I documenti in IRIS sono protetti da copyright e tutti i diritti sono riservati, salvo diversa indicazione.


