La transizione digitale, quale fenomeno trasversale che interessa ormai da decenni ogni ambito della società contemporanea, ha investito anche il mondo degli enti religiosi chiamati oggi a confrontarsi con le sfide poste dalla digitalizzazione e a intraprendere un percorso di adeguamento che non può essere più procrastinato né eluso. Il “fenomeno religioso”, inteso come dimensione profondamente esperienziale, relazionale e comunitaria dei fedeli, è stato senza dubbio uno dei primi ambiti della vita degli enti religiosi a doversi confrontare con le potenzialità e le criticità derivanti dall’uso delle nuove tecnologie, in particolare di quelle della comunicazione digitale. Sicuramente il periodo di lockdown dovuto alla pandemia da Covid-19 ha accelerato questo processo dando origine ad una vera e propria “rivoluzione digitale” nel modo di “vivere la religione”: le restrizioni agli assembramenti imposte ex lege hanno fatto sì che la “rete” diventasse l’unico “luogo” possibile per l’esercizio della libertà religiosa, garantita dall’art. 19 della Costituzione . A partire da quel momento, forme di partecipazione religiosa “artificali” e “a distanza”, realizzate attraverso l’uso del web e/o delle app, si sono progressivamente consolidate come alternative complementari alle modalità tradizionali, fondate sulla presenza fisica e sull’uso di spazi e strutture materiali, favorendo, in molti casi, una maggiore inclusività e partecipazione di soggetti altrimenti esclusi dalla pratica religiosa. La transizione digitale non coinvolge, però, soltanto la modalità attraverso cui si “vive la religione”, ma incide in profondità anche su tanti altri aspetti della vita degli enti religiosi. L’utilizzo di strumenti digitali impatta, infatti, anche sulla gestione di numerosi processi interni quali la pianificazione delle attività, l’utilizzo delle risorse, la raccolta delle donazioni, la registrazione degli utenti e l’organizzazione di eventi, consentendo un miglioramento in termini di semplificazione e ottimizzazione delle funzioni operative di tali enti. La digitalizzazione coinvolge inoltre la gestione, l’organizzazione e lo svolgimento di tutte quelle attività a carattere sociale, civico e solidaristico, “diverse e secondarie” rispetto alla missione religiosa, ma che tali enti, ispirandosi ai propri valori fondativi, storicamente promuovono e realizzano sul territorio. È innegabile, dunque, che gli enti religiosi si trovino oggi a dover affrontare su più piani e sotto diversi profili le sfide imposte dalla progressiva e irreversibile accelerazione dell’uso del digitale - da intendersi nella sua più ampia accezione - e che ciò richieda un necessario adeguamento strutturale, operativo e culturale delle rispettive organizzazioni. In questa prospettiva, il presente contributo si propone di verificare se, in che misura e a quali condizioni, la Riforma del Terzo Settore possa rappresentare, per gli «enti religiosi civilmente riconosciuti» che affiancano alle attività di religione o di culto anche attività “diverse” con finalità di utilità sociale, uno strumento utile a promuovere un più rapido, coerente ed efficace processo di digitalizzazione, nonché un uso consapevole e strategico delle tecnologie digitali, per l’ente nel suo complesso, senza trascurare i bisogni relazionali, identitari e di fede delle comunità coinvolte.
La trasformazione digitale degli enti religiosi e il contributo dal mondo del Terzo Settore: verso nuove sinergie / Iaccarino, Maria Palma. - (2026), pp. 377-394.
La trasformazione digitale degli enti religiosi e il contributo dal mondo del Terzo Settore: verso nuove sinergie
maria palma iaccarino
2026
Abstract
La transizione digitale, quale fenomeno trasversale che interessa ormai da decenni ogni ambito della società contemporanea, ha investito anche il mondo degli enti religiosi chiamati oggi a confrontarsi con le sfide poste dalla digitalizzazione e a intraprendere un percorso di adeguamento che non può essere più procrastinato né eluso. Il “fenomeno religioso”, inteso come dimensione profondamente esperienziale, relazionale e comunitaria dei fedeli, è stato senza dubbio uno dei primi ambiti della vita degli enti religiosi a doversi confrontare con le potenzialità e le criticità derivanti dall’uso delle nuove tecnologie, in particolare di quelle della comunicazione digitale. Sicuramente il periodo di lockdown dovuto alla pandemia da Covid-19 ha accelerato questo processo dando origine ad una vera e propria “rivoluzione digitale” nel modo di “vivere la religione”: le restrizioni agli assembramenti imposte ex lege hanno fatto sì che la “rete” diventasse l’unico “luogo” possibile per l’esercizio della libertà religiosa, garantita dall’art. 19 della Costituzione . A partire da quel momento, forme di partecipazione religiosa “artificali” e “a distanza”, realizzate attraverso l’uso del web e/o delle app, si sono progressivamente consolidate come alternative complementari alle modalità tradizionali, fondate sulla presenza fisica e sull’uso di spazi e strutture materiali, favorendo, in molti casi, una maggiore inclusività e partecipazione di soggetti altrimenti esclusi dalla pratica religiosa. La transizione digitale non coinvolge, però, soltanto la modalità attraverso cui si “vive la religione”, ma incide in profondità anche su tanti altri aspetti della vita degli enti religiosi. L’utilizzo di strumenti digitali impatta, infatti, anche sulla gestione di numerosi processi interni quali la pianificazione delle attività, l’utilizzo delle risorse, la raccolta delle donazioni, la registrazione degli utenti e l’organizzazione di eventi, consentendo un miglioramento in termini di semplificazione e ottimizzazione delle funzioni operative di tali enti. La digitalizzazione coinvolge inoltre la gestione, l’organizzazione e lo svolgimento di tutte quelle attività a carattere sociale, civico e solidaristico, “diverse e secondarie” rispetto alla missione religiosa, ma che tali enti, ispirandosi ai propri valori fondativi, storicamente promuovono e realizzano sul territorio. È innegabile, dunque, che gli enti religiosi si trovino oggi a dover affrontare su più piani e sotto diversi profili le sfide imposte dalla progressiva e irreversibile accelerazione dell’uso del digitale - da intendersi nella sua più ampia accezione - e che ciò richieda un necessario adeguamento strutturale, operativo e culturale delle rispettive organizzazioni. In questa prospettiva, il presente contributo si propone di verificare se, in che misura e a quali condizioni, la Riforma del Terzo Settore possa rappresentare, per gli «enti religiosi civilmente riconosciuti» che affiancano alle attività di religione o di culto anche attività “diverse” con finalità di utilità sociale, uno strumento utile a promuovere un più rapido, coerente ed efficace processo di digitalizzazione, nonché un uso consapevole e strategico delle tecnologie digitali, per l’ente nel suo complesso, senza trascurare i bisogni relazionali, identitari e di fede delle comunità coinvolte.| File | Dimensione | Formato | |
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