«La progressiva scomparsa di quelle stratificazioni che storicamente qualificavano le opere di grande pregio artistico – scrive Stella Casiello – è la prova allarmante della indifferenza dell’uomo verso le testimonianze del passato». Così, nell’incipit di Per il recupero dei beni culturali di Capua (1981), all’indomani del terremoto dell’Irpinia, la studiosa condensava il senso di una denuncia scaturita dalla consapevolezza della mancanza di una strategia coordinata di interventi volti alla salvaguardia e al restauro del patrimonio architettonico e urbano della città. Interessando strutture in gran parte alterate nel corso del tempo e, nel caso dei grandi complessi monastici, già molto trasformate in conseguenza delle soppressioni napoleoniche, gli effetti del sisma avevano finito per amplificare – ricorda Stella Casiello – le vulnerabilità già rese cogenti dagli estesi danni provocati dai bombardamenti del Secondo conflitto mondiale e dal conseguente stato di abbandono di molte di esse, evidenziando, in taluni casi, le criticità di operazioni ivi condotte durante la seconda metà del XX secolo. Considerando la gravità dell’emergenza, ben rilevata anche attraverso l’azione sul campo espletata dall’allora Scuola napoletana di Perfezionamento in Restauro dei Monumenti – l’odierna Scuola di Specializzazione in Beni Architettonici e del Paesaggio – la studiosa ribadiva, dunque, la necessità di prospettare azioni conservative che mirassero al rispetto dell’autenticità delle fabbriche danneggiate, soprattutto nel caso della previsione dell’aggiunta del nuovo, e che, in accordo con la Carta di Amsterdam, fossero giustamente orientate verso la scelta di funzioni compatibili con le esigenze sociali, nonché con quelle di protezione e valorizzazione del patrimonio costruito storico. Sollecitata, dunque, dall’esigenza culturale di comprendere e documentare un’eredità a rischio di oblio, nonché abituata a rivolgere il proprio sguardo interpretativo anche verso contesti “altri” rispetto al capoluogo campano – attenzione trasferitale, in particolare, dal maestro Roberto Pane – Stella Casiello avrebbe ampiamente indagato Capua nel corso degli anni Ottanta. Ciò attraverso letture mirate, da un lato, a comprendere le peculiarità alla scala tanto urbana quanto architettonica e, dall’altro, a sistematizzare vulnerabilità e conseguenti criticità conservative. Con questo filone di ricerca la studiosa avrebbe contribuito a tracciare un profilo complesso e articolato del palinsesto costruito della città, rappresentando una pagina significativa nel panorama degli studi capuani. Questi interessi di ricerca, pertanto, già anticipati dal corposo esito editoriale condiviso con Anna Maria di Stefano, pubblicato nel 1980 per i tipi della napoletana Editoriale Scientifica (Santa Maria Capua Vetere. Architettura e ambiente urbano), nel corso degli anni successivi avrebbero condotto Stella Casiello all’assidua presenza sulle pagine della rivista «Capys. Annuario degli “Amici di Capua”». Entro queste ultime avrebbe affrontato, anzitutto, tematiche connesse alla tutela e alla salvaguardia del patrimonio capuano, a partire dal già citato Per il recupero dei beni culturali di Capua (n. 14, 1981, pp. 15-28) e con l’importante saggio Itinerari turistico-culturali. Il ruolo del patrimonio architettonico (n. 15, 1982, pp. 3-11). E ancora, non avrebbe trascurato di riflettere su problematiche più squisitamente connesse all’interpretazione diacronica dell’evoluzione della città e della storia dei restauri di alcuni tra i monumenti di maggior rilievo, pubblicando, entro una lettura più ampia e sistematica, saggi particolarmente significativi quali Restauri e ricostruzioni nella cattedrale di Capua (n. 16, 1983, pp. 3-19), Capua medievale (n. 16, 1983, pp. 115-119), I resti antichi di Capua negli scritti di alcuni viaggiatori dell’Ottocento (n. 18, 1985, pp. 6-19) e Santa Maria di Montevergine in Capua (n. 20, 1987, pp. 113-120). Quale epilogo di tale lunga messe di studi, la pubblicazione del volume Le stagioni di Capua, scritto a quattro mani con Gaetana Cantone (Edizioni Scientifiche Italiane, Napoli 1987) rappresenta un inedito e rilevante compendio, in forma di guida, per la conoscenza, la valorizzazione e il miglioramento di una fruizione consapevole del patrimonio capuano. Considerando tali premesse, il contributo si pone l’obiettivo, dunque, di proporre una possibile lettura della complessità del filone di ricerca che ha visto la studiosa impegnata nell’indagine alla quale si è fatto cenno, riflettendo, in chiave conclusiva, tanto sulle ricadute di questi studi nell’indirizzare successivi contributi scientifici, quanto sulle sorti che sarebbero state riservate ad alcuni degli ambiti urbani e dei complessi architettonici per i quali aveva sottolineato l’urgenza dell’intervento di restauro e invocato le più caute attenzioni conservative.

Stella Casiello e Capua. Studi e ricerche per una città da salvare / Pollone, Stefania. - (In corso di stampa), pp. 529-547.

Stella Casiello e Capua. Studi e ricerche per una città da salvare

pollone stefania
In corso di stampa

Abstract

«La progressiva scomparsa di quelle stratificazioni che storicamente qualificavano le opere di grande pregio artistico – scrive Stella Casiello – è la prova allarmante della indifferenza dell’uomo verso le testimonianze del passato». Così, nell’incipit di Per il recupero dei beni culturali di Capua (1981), all’indomani del terremoto dell’Irpinia, la studiosa condensava il senso di una denuncia scaturita dalla consapevolezza della mancanza di una strategia coordinata di interventi volti alla salvaguardia e al restauro del patrimonio architettonico e urbano della città. Interessando strutture in gran parte alterate nel corso del tempo e, nel caso dei grandi complessi monastici, già molto trasformate in conseguenza delle soppressioni napoleoniche, gli effetti del sisma avevano finito per amplificare – ricorda Stella Casiello – le vulnerabilità già rese cogenti dagli estesi danni provocati dai bombardamenti del Secondo conflitto mondiale e dal conseguente stato di abbandono di molte di esse, evidenziando, in taluni casi, le criticità di operazioni ivi condotte durante la seconda metà del XX secolo. Considerando la gravità dell’emergenza, ben rilevata anche attraverso l’azione sul campo espletata dall’allora Scuola napoletana di Perfezionamento in Restauro dei Monumenti – l’odierna Scuola di Specializzazione in Beni Architettonici e del Paesaggio – la studiosa ribadiva, dunque, la necessità di prospettare azioni conservative che mirassero al rispetto dell’autenticità delle fabbriche danneggiate, soprattutto nel caso della previsione dell’aggiunta del nuovo, e che, in accordo con la Carta di Amsterdam, fossero giustamente orientate verso la scelta di funzioni compatibili con le esigenze sociali, nonché con quelle di protezione e valorizzazione del patrimonio costruito storico. Sollecitata, dunque, dall’esigenza culturale di comprendere e documentare un’eredità a rischio di oblio, nonché abituata a rivolgere il proprio sguardo interpretativo anche verso contesti “altri” rispetto al capoluogo campano – attenzione trasferitale, in particolare, dal maestro Roberto Pane – Stella Casiello avrebbe ampiamente indagato Capua nel corso degli anni Ottanta. Ciò attraverso letture mirate, da un lato, a comprendere le peculiarità alla scala tanto urbana quanto architettonica e, dall’altro, a sistematizzare vulnerabilità e conseguenti criticità conservative. Con questo filone di ricerca la studiosa avrebbe contribuito a tracciare un profilo complesso e articolato del palinsesto costruito della città, rappresentando una pagina significativa nel panorama degli studi capuani. Questi interessi di ricerca, pertanto, già anticipati dal corposo esito editoriale condiviso con Anna Maria di Stefano, pubblicato nel 1980 per i tipi della napoletana Editoriale Scientifica (Santa Maria Capua Vetere. Architettura e ambiente urbano), nel corso degli anni successivi avrebbero condotto Stella Casiello all’assidua presenza sulle pagine della rivista «Capys. Annuario degli “Amici di Capua”». Entro queste ultime avrebbe affrontato, anzitutto, tematiche connesse alla tutela e alla salvaguardia del patrimonio capuano, a partire dal già citato Per il recupero dei beni culturali di Capua (n. 14, 1981, pp. 15-28) e con l’importante saggio Itinerari turistico-culturali. Il ruolo del patrimonio architettonico (n. 15, 1982, pp. 3-11). E ancora, non avrebbe trascurato di riflettere su problematiche più squisitamente connesse all’interpretazione diacronica dell’evoluzione della città e della storia dei restauri di alcuni tra i monumenti di maggior rilievo, pubblicando, entro una lettura più ampia e sistematica, saggi particolarmente significativi quali Restauri e ricostruzioni nella cattedrale di Capua (n. 16, 1983, pp. 3-19), Capua medievale (n. 16, 1983, pp. 115-119), I resti antichi di Capua negli scritti di alcuni viaggiatori dell’Ottocento (n. 18, 1985, pp. 6-19) e Santa Maria di Montevergine in Capua (n. 20, 1987, pp. 113-120). Quale epilogo di tale lunga messe di studi, la pubblicazione del volume Le stagioni di Capua, scritto a quattro mani con Gaetana Cantone (Edizioni Scientifiche Italiane, Napoli 1987) rappresenta un inedito e rilevante compendio, in forma di guida, per la conoscenza, la valorizzazione e il miglioramento di una fruizione consapevole del patrimonio capuano. Considerando tali premesse, il contributo si pone l’obiettivo, dunque, di proporre una possibile lettura della complessità del filone di ricerca che ha visto la studiosa impegnata nell’indagine alla quale si è fatto cenno, riflettendo, in chiave conclusiva, tanto sulle ricadute di questi studi nell’indirizzare successivi contributi scientifici, quanto sulle sorti che sarebbero state riservate ad alcuni degli ambiti urbani e dei complessi architettonici per i quali aveva sottolineato l’urgenza dell’intervento di restauro e invocato le più caute attenzioni conservative.
In corso di stampa
9788891333322
Stella Casiello e Capua. Studi e ricerche per una città da salvare / Pollone, Stefania. - (In corso di stampa), pp. 529-547.
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