I singalesi cattolici che risiedono nella Sicilia orientale dalla fine degli anni Settanta hanno progressivamente plasmato una densa dimensione rituale alimentando processi di “appaesamento” del contesto che li ospita. Le pratiche devozionali e rituali attivate dai singalesi, all’interno di un continuo e spesso conflittuale confronto con le istituzioni della Chiesa cattolica locale, perseguono esigenze di riproduzione sociale risignificando e assemblando in modalità creative le connessioni transnazionali che legano Sri Lanka e Italia. In questo saggio esamino la devozione verso Maria, particolarmente significativa nel paesaggio cattolico srilankese, e il nesso tra repertori affettivi (genderizzati), poetiche identitarie etno-nazionali e dialettica di identità ed estraneità che viaggiano lungo gli itinerari della migrazione. In particolare, farò riferimento alle pratiche devozionali incentrate su due figure mariane fortemente radicate in Sicilia, “apprese” dagli srilankesi in seguito alla loro migrazione in Italia – e grazie anche all’intervento della diocesi cattolica messinese: la Madonna “nera” di Tindari e la Madonna di Dinnammare. La devozione verso queste due figure dà forma a solenni cerimonie annuali e affollati pellegrinaggi dall’alta rilevanza sociale e simbolica, permeando al tempo stesso la religiosità ordinaria. Basandomi sull’osservazione etnografica condotta nei contesti della devozione srilankese, indago le modalità rituali attraverso cui la devozione mariana contribuisce alla ri-fondazione dei legami sociali e politici intracomunitari “lontano da casa”, fornendo al tempo stesso le matrici culturali e semantiche mediante le quali le appartenenze transnazionali vengono immaginate, incorporate e condivise sullo sfondo della persistente fragilità politica dello statuto migrante. Nel gioco di rifrazioni nel cui fascio le due Madonne, e quella di Tindari in particolare, assurgono a “madri” degli srilankesi in Sicilia venendo associate alle Madonne oggetto di devozione in Sri Lanka, e nelle pieghe di riferimenti multiconfessionali alla maternità (a loro volta in rapporto alla femminilizzazione della manodopera migrante non specializzata), esplorerò come le pratiche rituali e devozionali singalesi mobilitino progetti di place-making tra malinconia, incertezza esistenziale e desiderio di sentirsi a casa nell’altrove.
Madri in prestito. Rituale, appartenenza e devozione mariana tra i singalesi cattolici a Messina / Cordova, Giovanni. - (2025), pp. 49-84.
Madri in prestito. Rituale, appartenenza e devozione mariana tra i singalesi cattolici a Messina
Giovanni Cordova
2025
Abstract
I singalesi cattolici che risiedono nella Sicilia orientale dalla fine degli anni Settanta hanno progressivamente plasmato una densa dimensione rituale alimentando processi di “appaesamento” del contesto che li ospita. Le pratiche devozionali e rituali attivate dai singalesi, all’interno di un continuo e spesso conflittuale confronto con le istituzioni della Chiesa cattolica locale, perseguono esigenze di riproduzione sociale risignificando e assemblando in modalità creative le connessioni transnazionali che legano Sri Lanka e Italia. In questo saggio esamino la devozione verso Maria, particolarmente significativa nel paesaggio cattolico srilankese, e il nesso tra repertori affettivi (genderizzati), poetiche identitarie etno-nazionali e dialettica di identità ed estraneità che viaggiano lungo gli itinerari della migrazione. In particolare, farò riferimento alle pratiche devozionali incentrate su due figure mariane fortemente radicate in Sicilia, “apprese” dagli srilankesi in seguito alla loro migrazione in Italia – e grazie anche all’intervento della diocesi cattolica messinese: la Madonna “nera” di Tindari e la Madonna di Dinnammare. La devozione verso queste due figure dà forma a solenni cerimonie annuali e affollati pellegrinaggi dall’alta rilevanza sociale e simbolica, permeando al tempo stesso la religiosità ordinaria. Basandomi sull’osservazione etnografica condotta nei contesti della devozione srilankese, indago le modalità rituali attraverso cui la devozione mariana contribuisce alla ri-fondazione dei legami sociali e politici intracomunitari “lontano da casa”, fornendo al tempo stesso le matrici culturali e semantiche mediante le quali le appartenenze transnazionali vengono immaginate, incorporate e condivise sullo sfondo della persistente fragilità politica dello statuto migrante. Nel gioco di rifrazioni nel cui fascio le due Madonne, e quella di Tindari in particolare, assurgono a “madri” degli srilankesi in Sicilia venendo associate alle Madonne oggetto di devozione in Sri Lanka, e nelle pieghe di riferimenti multiconfessionali alla maternità (a loro volta in rapporto alla femminilizzazione della manodopera migrante non specializzata), esplorerò come le pratiche rituali e devozionali singalesi mobilitino progetti di place-making tra malinconia, incertezza esistenziale e desiderio di sentirsi a casa nell’altrove.I documenti in IRIS sono protetti da copyright e tutti i diritti sono riservati, salvo diversa indicazione.


