Il contributo presenta il metodo di una ricerca-azione collaborativa finalizzata a mappare l’accessibilità degli edifici privati aperti al pubblico nel territorio di Bologna. Lo studio si inserisce in una più ampia ricerca di dottorato sull’implementazione delle Linee Guida per la visitabilità degli edifici aperti al pubblico, introdotte dal Comune di Bologna nel Regolamento Edilizio del 2021. In un contesto nazionale caratterizzato dall’assenza di dati sistematici sull’accessibilità e dalla mancanza di un piano organico di adeguamento degli edifici esistenti, la mappatura ha perseguito un duplice obiettivo: produrre informazioni utili per persone con disabilità e fornire dati a supporto dell’attivismo e dell’attuazione delle norme locali. La ricerca è stata co-progettata con un collettivo di studenti universitari con disabilità e realizzata da circa venti volontari, con e senza disabilità. Il lavoro sul campo ha riguardato 448 locali aperti al pubblico, selezionati attraverso un campione ragionato di strade del centro storico e dei quartieri periferici. I gruppi di mappatura hanno raccolto misure, fotografie e osservazioni tramite moduli digitali, rilevando in particolare barriere all’ingresso, caratteristiche di rampe e porte, accessibilità dei dehors e alcuni elementi relativi ai servizi igienici. In una prima fase sono state inoltre raccolte fieldnotes sulle interazioni con i gestori dei locali, poi codificate induttivamente per individuare le principali “spiegazioni dell’inaccessibilità”. Il capitolo discute i principali dilemmi metodologici emersi durante la ricerca: il rapporto tra ricerca collaborativa, partecipativa ed emancipatoria; il ruolo delle persone con disabilità e dei volontari senza disabilità; la scelta tra descrivere e valutare l’accessibilità; i limiti e le opportunità del compliance mapping. La soluzione adottata combina una rilevazione prevalentemente descrittiva, basata su misurazioni e fotografie, con una successiva classificazione sintetica dell’accessibilità secondo criteri normativi. Tale classificazione, pur parziale e centrata soprattutto sull’accesso per persone in carrozzina, ha consentito di costruire una mappa online user-friendly e di produrre dati comunicabili a decisori politici e opinione pubblica. L’esperienza mostra come una mappatura dell’accessibilità possa diventare non solo uno strumento informativo, ma anche una pratica di ricerca impegnata e orientata al cambiamento sociale. Al tempo stesso, evidenzia la necessità di rendere espliciti criteri, limiti e posizionamenti metodologici, soprattutto quando la ricerca intende tradurre esperienze situate di disabilità in dati utilizzabili per politiche pubbliche, advocacy e azioni di trasformazione urbana.

Mappare l’accessibilità degli edifici aperti al pubblico: una ricerca-azione a Bologna / Faranda, Ilaria. - (2026), pp. 111-138.

Mappare l’accessibilità degli edifici aperti al pubblico: una ricerca-azione a Bologna

Ilaria Faranda
Primo
2026

Abstract

Il contributo presenta il metodo di una ricerca-azione collaborativa finalizzata a mappare l’accessibilità degli edifici privati aperti al pubblico nel territorio di Bologna. Lo studio si inserisce in una più ampia ricerca di dottorato sull’implementazione delle Linee Guida per la visitabilità degli edifici aperti al pubblico, introdotte dal Comune di Bologna nel Regolamento Edilizio del 2021. In un contesto nazionale caratterizzato dall’assenza di dati sistematici sull’accessibilità e dalla mancanza di un piano organico di adeguamento degli edifici esistenti, la mappatura ha perseguito un duplice obiettivo: produrre informazioni utili per persone con disabilità e fornire dati a supporto dell’attivismo e dell’attuazione delle norme locali. La ricerca è stata co-progettata con un collettivo di studenti universitari con disabilità e realizzata da circa venti volontari, con e senza disabilità. Il lavoro sul campo ha riguardato 448 locali aperti al pubblico, selezionati attraverso un campione ragionato di strade del centro storico e dei quartieri periferici. I gruppi di mappatura hanno raccolto misure, fotografie e osservazioni tramite moduli digitali, rilevando in particolare barriere all’ingresso, caratteristiche di rampe e porte, accessibilità dei dehors e alcuni elementi relativi ai servizi igienici. In una prima fase sono state inoltre raccolte fieldnotes sulle interazioni con i gestori dei locali, poi codificate induttivamente per individuare le principali “spiegazioni dell’inaccessibilità”. Il capitolo discute i principali dilemmi metodologici emersi durante la ricerca: il rapporto tra ricerca collaborativa, partecipativa ed emancipatoria; il ruolo delle persone con disabilità e dei volontari senza disabilità; la scelta tra descrivere e valutare l’accessibilità; i limiti e le opportunità del compliance mapping. La soluzione adottata combina una rilevazione prevalentemente descrittiva, basata su misurazioni e fotografie, con una successiva classificazione sintetica dell’accessibilità secondo criteri normativi. Tale classificazione, pur parziale e centrata soprattutto sull’accesso per persone in carrozzina, ha consentito di costruire una mappa online user-friendly e di produrre dati comunicabili a decisori politici e opinione pubblica. L’esperienza mostra come una mappatura dell’accessibilità possa diventare non solo uno strumento informativo, ma anche una pratica di ricerca impegnata e orientata al cambiamento sociale. Al tempo stesso, evidenzia la necessità di rendere espliciti criteri, limiti e posizionamenti metodologici, soprattutto quando la ricerca intende tradurre esperienze situate di disabilità in dati utilizzabili per politiche pubbliche, advocacy e azioni di trasformazione urbana.
2026
9791223505502
Mappare l’accessibilità degli edifici aperti al pubblico: una ricerca-azione a Bologna / Faranda, Ilaria. - (2026), pp. 111-138.
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