Il Programma Straordinario per l’Edilizia Residenziale, varato dopo il terremoto dell’Irpinia del 1980, rientra a pieno titolo nell’elenco delle molte vicende che, oltre le avanguardie e il dopoguerra, hanno offerto agli architetti occasioni collettive “eccezionali” per mettere alla prova la cultura del progetto. E questa prova in particolare può essere considerata, a distanza di quarantacinque anni, una cartina al tornasole delle teorie progettuali che andavano addensandosi in Italia, già da un decennio, intorno a una sensibile interpretazione dell’architettura della città e del rapporto dialogico (e spesso controverso) tra centro e periferia. La complessa vicenda del PSER extra-urbano – con un repertorio di ben diciannove diversi quartieri realizzati nell’allora “provincia” di Napoli, in luoghi geograficamente e morfologicamente molto diversi tra loro – è infatti da sola capace di offrire un affresco delle molte modalità attraverso le quali può costruirsi l’"architettura del quartiere", rivelando oggi limiti e potenzialità di alcune precise posture teorico-progettuali. È dentro questa cornice che prende corpo la selezione di quattro approfondimenti, votati a mettere in rilievo i casi in cui le ragioni del progetto appaiono chiaramente espresse nel rapporto che sussiste tra l’impianto insediativo e il paesaggio, tra le scelte tipologiche e la costruzione dello spazio collettivo, tra i caratteri dell’architettura e il suo significato civico. Afragola (Rione Salicelle), Boscoreale Villa Regina, Boscoreale Passanti e Quarto, in particolare, sono i quattro casi-studio oggetto di una specifica indagine tipo-morfologica condotta attraverso lo strumento del ridisegno.
L’architettura del quartiere: quattro modi di pensare l’insediamento extra-urbano / Cocozza, Mattia. - (2026), pp. 105-125.
L’architettura del quartiere: quattro modi di pensare l’insediamento extra-urbano
MATTIA COCOZZA
2026
Abstract
Il Programma Straordinario per l’Edilizia Residenziale, varato dopo il terremoto dell’Irpinia del 1980, rientra a pieno titolo nell’elenco delle molte vicende che, oltre le avanguardie e il dopoguerra, hanno offerto agli architetti occasioni collettive “eccezionali” per mettere alla prova la cultura del progetto. E questa prova in particolare può essere considerata, a distanza di quarantacinque anni, una cartina al tornasole delle teorie progettuali che andavano addensandosi in Italia, già da un decennio, intorno a una sensibile interpretazione dell’architettura della città e del rapporto dialogico (e spesso controverso) tra centro e periferia. La complessa vicenda del PSER extra-urbano – con un repertorio di ben diciannove diversi quartieri realizzati nell’allora “provincia” di Napoli, in luoghi geograficamente e morfologicamente molto diversi tra loro – è infatti da sola capace di offrire un affresco delle molte modalità attraverso le quali può costruirsi l’"architettura del quartiere", rivelando oggi limiti e potenzialità di alcune precise posture teorico-progettuali. È dentro questa cornice che prende corpo la selezione di quattro approfondimenti, votati a mettere in rilievo i casi in cui le ragioni del progetto appaiono chiaramente espresse nel rapporto che sussiste tra l’impianto insediativo e il paesaggio, tra le scelte tipologiche e la costruzione dello spazio collettivo, tra i caratteri dell’architettura e il suo significato civico. Afragola (Rione Salicelle), Boscoreale Villa Regina, Boscoreale Passanti e Quarto, in particolare, sono i quattro casi-studio oggetto di una specifica indagine tipo-morfologica condotta attraverso lo strumento del ridisegno.I documenti in IRIS sono protetti da copyright e tutti i diritti sono riservati, salvo diversa indicazione.


