Il fotoreporter Federico Patellani fu a Napoli prima e dopo la Seconda Guerra Mondiale in più occasioni; la visitò almeno tre volte prima e poi nell’immediato dopoguerra tra il 1946 e il 1947. Il capoluogo partenopeo è sempre stato nel bene e nel male un paradigma degli eventi italiani. Nei primi anni dopo la fine della guerra, Patellani, nonostante la tragedia, l’occupazione degli alleati ‘liberatori’ e le distruzioni, restituì un’immagine anche di speranza. Il racconto degli eventi drammatici che investirono l’Italia è particolarmente chiaro se descritto dalle immagini fotografiche, alle quali si possono aggiungere i filmati: foto e film, infatti, compongono una descrizione filtrata dalla sensibilità dell’autore attraverso l’obiettivo che enfatizza più o meno consapevolmente la realtà. Le fonti iconografiche assumono un valore documentale indispensabile quando rilevano un’architettura, un’ambiente urbano gravemente danneggiato o addirittura andato perduto e quindi raccontare Napoli, la città più bombardata d’Italia, attraverso le immagini è ancora una volta un esercizio esemplare. Anche Roberto Rossellini, uno dei padri del neorealismo italiano, utilizzò Napoli come simbolo della guerra e del dopo guerra, ambientando in città il secondo episodio di Paisà, uscito proprio nel 1946. La città, protagonista alla stregua dei personaggi principali, viene descritta all’indomani della liberazione; la città occupata dagli alleati per alcuni aspetti sembra una città ancora in guerra. Il manifesto del film supporta la tesi che Napoli sia una città simbolo: infatti due delle quattro immagini di copertina identificano il capoluogo partenopeo: i due protagonisti dell’episodio Napoli seduti sulle macerie, l’immancabile, quanto immediatamente riconoscibile, sagoma del Vesuvio e del monte Somma come sfondo della composizione dell’immagine.
Napoli prima e dopo i bombardamenti della Seconda Guerra Mondiale nel foto-racconto neorealista di Federico Patellani / Capano, Francesca. - (2025), pp. 21-44.
Napoli prima e dopo i bombardamenti della Seconda Guerra Mondiale nel foto-racconto neorealista di Federico Patellani
francesca capano
2025
Abstract
Il fotoreporter Federico Patellani fu a Napoli prima e dopo la Seconda Guerra Mondiale in più occasioni; la visitò almeno tre volte prima e poi nell’immediato dopoguerra tra il 1946 e il 1947. Il capoluogo partenopeo è sempre stato nel bene e nel male un paradigma degli eventi italiani. Nei primi anni dopo la fine della guerra, Patellani, nonostante la tragedia, l’occupazione degli alleati ‘liberatori’ e le distruzioni, restituì un’immagine anche di speranza. Il racconto degli eventi drammatici che investirono l’Italia è particolarmente chiaro se descritto dalle immagini fotografiche, alle quali si possono aggiungere i filmati: foto e film, infatti, compongono una descrizione filtrata dalla sensibilità dell’autore attraverso l’obiettivo che enfatizza più o meno consapevolmente la realtà. Le fonti iconografiche assumono un valore documentale indispensabile quando rilevano un’architettura, un’ambiente urbano gravemente danneggiato o addirittura andato perduto e quindi raccontare Napoli, la città più bombardata d’Italia, attraverso le immagini è ancora una volta un esercizio esemplare. Anche Roberto Rossellini, uno dei padri del neorealismo italiano, utilizzò Napoli come simbolo della guerra e del dopo guerra, ambientando in città il secondo episodio di Paisà, uscito proprio nel 1946. La città, protagonista alla stregua dei personaggi principali, viene descritta all’indomani della liberazione; la città occupata dagli alleati per alcuni aspetti sembra una città ancora in guerra. Il manifesto del film supporta la tesi che Napoli sia una città simbolo: infatti due delle quattro immagini di copertina identificano il capoluogo partenopeo: i due protagonisti dell’episodio Napoli seduti sulle macerie, l’immancabile, quanto immediatamente riconoscibile, sagoma del Vesuvio e del monte Somma come sfondo della composizione dell’immagine.| File | Dimensione | Formato | |
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