La disciplina delle aree gravate da usi civici mantiene interesse giuridico sia per la sua storicità sia per la rinnovata centralità di questi beni nel contesto della tutela costituzionale di ambiente e paesaggio. Si tratta di un istituto giuridico che, sebbene di origini remote, ha dimostrato resilienza all’evoluzione storica ed economica, evolvendosi, grazie ai chiarimenti della giurisprudenza costituzionale, verso una reinterpretazione della gestione collettiva delle risorse naturali nella prospettiva delle sfide contemporanee della transizione ecologica e della tutela del paesaggio. Se l’importanza degli usi civici come mezzo di sostentamento della collettività titolare è andata progressivamente riducendosi per le trasformazioni dell’apparato produttivo nazionale, i beni collettivi rilevano tutt’ora non solo come espressione storica di un diritto collettivo, ma come infrastrutture ecologiche essenziali nella lotta contro il cambiamento climatico, nella conservazione della biodiversità e nella valorizzazione di economie locali basate sull’uso sostenibile del territorio. La natura originaria dei domini collettivi radicata nella gestione comunitaria delle risorse naturali, infatti, si è evoluta, assumendo un carattere multifunzionale che va oltre la tradizionale destinazione agro-silvo-pastorale nell’interesse esclusivo dei componenti della collettività di riferimento, per configurarsi come elemento dell'equilibrio ambientale e della tutela paesaggistica e identitaria dei territori nell’interesse generale. La perdurante attualità e la rilevanza giuridica dei beni collettivi sono analizzate nel contributo in una prospettiva sistematica che conduce a valorizzarne la funzione ambientale e paesaggistica, approfondendo: la funzione ambientale dei beni collettivi in relazione alla loro qualificazione come beni a destinazione vincolata e sottoposti a vincolo paesaggistico ex lege; l’apporto della giurisprudenza costituzionale, che ha progressivamente riconosciuto la portata vincolante della tutela paesaggistico-ambientale di tali beni, precisando i limiti costituzionali a processi di loro sclassificazione, trasformazione o sfruttamento incompatibili con la vocazione alla tutela di interessi generali, e consolidando il ruolo dei beni collettivi quale presidio giuridico a tutela del territorio, dell’identità culturale e della sostenibilità ambientale; gli effetti della recente riforma dell’art. 9 Cost. sull'interpretazione della normativa statale in materia di usi civici, ponendo in rilievo i profili di integrazione e anche di possibile conflitto tra ambiente e paesaggio.

Ambiente e paesaggio negli usi civici, fra tradizione e innovazione, / Mari, G.. - unico:(2025), pp. 21-44.

Ambiente e paesaggio negli usi civici, fra tradizione e innovazione,

G. Mari
2025

Abstract

La disciplina delle aree gravate da usi civici mantiene interesse giuridico sia per la sua storicità sia per la rinnovata centralità di questi beni nel contesto della tutela costituzionale di ambiente e paesaggio. Si tratta di un istituto giuridico che, sebbene di origini remote, ha dimostrato resilienza all’evoluzione storica ed economica, evolvendosi, grazie ai chiarimenti della giurisprudenza costituzionale, verso una reinterpretazione della gestione collettiva delle risorse naturali nella prospettiva delle sfide contemporanee della transizione ecologica e della tutela del paesaggio. Se l’importanza degli usi civici come mezzo di sostentamento della collettività titolare è andata progressivamente riducendosi per le trasformazioni dell’apparato produttivo nazionale, i beni collettivi rilevano tutt’ora non solo come espressione storica di un diritto collettivo, ma come infrastrutture ecologiche essenziali nella lotta contro il cambiamento climatico, nella conservazione della biodiversità e nella valorizzazione di economie locali basate sull’uso sostenibile del territorio. La natura originaria dei domini collettivi radicata nella gestione comunitaria delle risorse naturali, infatti, si è evoluta, assumendo un carattere multifunzionale che va oltre la tradizionale destinazione agro-silvo-pastorale nell’interesse esclusivo dei componenti della collettività di riferimento, per configurarsi come elemento dell'equilibrio ambientale e della tutela paesaggistica e identitaria dei territori nell’interesse generale. La perdurante attualità e la rilevanza giuridica dei beni collettivi sono analizzate nel contributo in una prospettiva sistematica che conduce a valorizzarne la funzione ambientale e paesaggistica, approfondendo: la funzione ambientale dei beni collettivi in relazione alla loro qualificazione come beni a destinazione vincolata e sottoposti a vincolo paesaggistico ex lege; l’apporto della giurisprudenza costituzionale, che ha progressivamente riconosciuto la portata vincolante della tutela paesaggistico-ambientale di tali beni, precisando i limiti costituzionali a processi di loro sclassificazione, trasformazione o sfruttamento incompatibili con la vocazione alla tutela di interessi generali, e consolidando il ruolo dei beni collettivi quale presidio giuridico a tutela del territorio, dell’identità culturale e della sostenibilità ambientale; gli effetti della recente riforma dell’art. 9 Cost. sull'interpretazione della normativa statale in materia di usi civici, ponendo in rilievo i profili di integrazione e anche di possibile conflitto tra ambiente e paesaggio.
2025
9788815394293
Ambiente e paesaggio negli usi civici, fra tradizione e innovazione, / Mari, G.. - unico:(2025), pp. 21-44.
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