Negli anni a cavallo tra XVI e XVII secolo, Napoli viveva un periodo di profondi cambiamenti determinati soprattutto da un inarrestabile aumento demografico, da una politica vicereale fortemente accentratrice, dalla dilagante miseria del popolo e dalla crescente centralità nella vita sociale degli enti caritatevoli che operarono anche come attivissime fucine artistiche, grazie al sostegno della Chiesa della Controriforma e della nobiltà. Una condizione in cui prendeva forma la realtà fisica di una città che, da quel periodo, perdeva definitivamente ogni contatto con l’immagine suggellata nella tavola Strozzi (1472), quell’armonia tra natura e costruito destinata a lasciare il campo a una metropoli drammaticamente congestionata dal dilagare dell’edilizia nel suburbio, come negli spazi intramoenia. In questo quadro di profonde trasformazioni, a cambiare era anche quella peculiare viscosità dell’architettura napoletana, fino a quel momento attardata sulla riproposizione di un codice rinascimentale toscano, ora reinterpretato da una generazione di artisti che, ciascuno a suo modo, contribuirono alla transizione dell’architettura napoletana dal sintetismo tridentino alla prima sperimentazione manierista e poi barocca.
Tra rigore controriformistico e messa in scena della città barocca (1572-1622): note sull’architettura a Napoli in età post-tridentina / Di Liello, Salvatore. - In: ARCHISTOR. - ISSN 2384-8898. - 22-23(2025), pp. 146-171. [10.14633/AHR419]
Tra rigore controriformistico e messa in scena della città barocca (1572-1622): note sull’architettura a Napoli in età post-tridentina
Salvatore Di Liello
2025
Abstract
Negli anni a cavallo tra XVI e XVII secolo, Napoli viveva un periodo di profondi cambiamenti determinati soprattutto da un inarrestabile aumento demografico, da una politica vicereale fortemente accentratrice, dalla dilagante miseria del popolo e dalla crescente centralità nella vita sociale degli enti caritatevoli che operarono anche come attivissime fucine artistiche, grazie al sostegno della Chiesa della Controriforma e della nobiltà. Una condizione in cui prendeva forma la realtà fisica di una città che, da quel periodo, perdeva definitivamente ogni contatto con l’immagine suggellata nella tavola Strozzi (1472), quell’armonia tra natura e costruito destinata a lasciare il campo a una metropoli drammaticamente congestionata dal dilagare dell’edilizia nel suburbio, come negli spazi intramoenia. In questo quadro di profonde trasformazioni, a cambiare era anche quella peculiare viscosità dell’architettura napoletana, fino a quel momento attardata sulla riproposizione di un codice rinascimentale toscano, ora reinterpretato da una generazione di artisti che, ciascuno a suo modo, contribuirono alla transizione dell’architettura napoletana dal sintetismo tridentino alla prima sperimentazione manierista e poi barocca.| File | Dimensione | Formato | |
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