L’articolo propone una rilettura della tomba di Ludovico Aldomorisco in San Lorenzo Maggiore a Napoli, capolavoro tardogotico di Antonio Baboccio da Piperno, discutendone la struttura bifronte, la singolare impaginazione iconografica e il rapporto con la collocazione originaria nel coro a giorno della chiesa, secondo la recente proposta di Alessandra Rullo. Il monumento è interpretato come un dispositivo narrativo e spaziale concepito in funzione del deambulatorio in prossimità al pantheon durazzesco, dinastia che il defunto aveva servito in vita in qualità di Ammiraglio del Regno con re Ladislao. L’analisi congiunta delle immagini scolpite, delle iscrizioni latine e dei cartigli in francese consente di riconoscere una precisa distinzione semantica tra le due facciate: da un lato il racconto “storico” del trapasso del defunto, dall’altro una visione escatologica incentrata sul Giudizio finale. La disposizione delle figure, la gestualità, gli sguardi e la varietà dei registri epigrafici concorrono a guidare il movimento dell’osservatore nello spazio sacro, attivando un dialogo continuo tra monumento, liturgia e memoria dinastica. Inserita nel contesto politico e simbolico della Napoli tardo-durazzesca, la tomba Aldomorisco emerge così come un esempio eminente di appropriazione aristocratica di modelli funerari regali, rielaborati da Baboccio in chiave innovativa e “fuor di giostra”, espressione mutuata dal gergo cavalleresco, con cui l’erudito domenicano Teodoro Valle da Priverno definì nel Seicento l’opera del suo illustre concittadino.
Una “cosa fuor di giostra”. Riflessioni sulla tomba di Ludovico Aldomorisco a Napoli / D'Ovidio, Stefano. - (2025), pp. 415-425.
Una “cosa fuor di giostra”. Riflessioni sulla tomba di Ludovico Aldomorisco a Napoli
D'Ovidio Stefano
2025
Abstract
L’articolo propone una rilettura della tomba di Ludovico Aldomorisco in San Lorenzo Maggiore a Napoli, capolavoro tardogotico di Antonio Baboccio da Piperno, discutendone la struttura bifronte, la singolare impaginazione iconografica e il rapporto con la collocazione originaria nel coro a giorno della chiesa, secondo la recente proposta di Alessandra Rullo. Il monumento è interpretato come un dispositivo narrativo e spaziale concepito in funzione del deambulatorio in prossimità al pantheon durazzesco, dinastia che il defunto aveva servito in vita in qualità di Ammiraglio del Regno con re Ladislao. L’analisi congiunta delle immagini scolpite, delle iscrizioni latine e dei cartigli in francese consente di riconoscere una precisa distinzione semantica tra le due facciate: da un lato il racconto “storico” del trapasso del defunto, dall’altro una visione escatologica incentrata sul Giudizio finale. La disposizione delle figure, la gestualità, gli sguardi e la varietà dei registri epigrafici concorrono a guidare il movimento dell’osservatore nello spazio sacro, attivando un dialogo continuo tra monumento, liturgia e memoria dinastica. Inserita nel contesto politico e simbolico della Napoli tardo-durazzesca, la tomba Aldomorisco emerge così come un esempio eminente di appropriazione aristocratica di modelli funerari regali, rielaborati da Baboccio in chiave innovativa e “fuor di giostra”, espressione mutuata dal gergo cavalleresco, con cui l’erudito domenicano Teodoro Valle da Priverno definì nel Seicento l’opera del suo illustre concittadino.| File | Dimensione | Formato | |
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