In questo primo scorcio del ventunesimo secolo, la parola chiave che sta contraddistinguendo lo spazio sociale e quello economico è disuguaglianza. Con effetti e caratterizzazioni diverse tra i Paesi: per un verso, segnate dal prevalere delle politiche di mercato che stanno portando a un restringimento sempre più marcato dell’intervento statale per tamponare le situazioni di povertà e per i tagli alla spesa sociale, con la conseguenza di una drastica diminuzione dei servizi di welfare; per l’altro verso, da un aumento della povertà urbana innescata anche dagli effetti ormai visibili dei cambiamenti climatici e dall’aumento della instabilità politica che rende difficili le condizioni di vita. In entrambi i casi, emergono sacche e forme di povertà che stanno portando un numero crescente di persone a non poter soddisfare i bisogni primari e fondamentali, quali l’alloggio, l’occupazione, l’alimentazione, l’istruzione. Manifestazioni, queste, aggravate sia dal periodo post pandemia di Covid-19 e dai recenti conflitti armati in diversi scacchieri regionali, sia dal lento, ma chiaro, atteggiamento dei Governi che non riescono a definire politiche e interventi di regolazione dell’economia per effetto dell’interdipendenza dei flussi di grandi capitali finanziari e di holding globali. Il superamento della sovranità degli Stati Nazione con la perdita del valore dei confini convenzionali (sia geografici, che politici e culturali) e il livellamento linguistico basico per effetto delle tecnologie a basso costo e dei social media, i flussi migratori, all’interno dei singoli Paesi, e tra territori, hanno raggiunto una dimensione internazionale e una valenza geopolitica e geoeconomica senza precedenti. Comprendere come sta mutando la dimensione fisica e dello spazio pubblico del territorio urbano e rurale per effetto delle migrazioni in partenza e in arrivo, ma anche delle innovazioni sociali e culturali che queste generano, diventa fondamentale. Attraverso casi studio, racconti di esperienze e piste di osservazione, si vuole capire se esistono fermenti, anche minimi, di innovazione spaziale, sociale, economica e culturale, nelle aree urbane compatte e nei territori a bassa densità. Se cioè questi flussi, abbandonando forme di respingimento, possano divenire motore di cambiamento e strumento privilegiato di un nuovo riequilibrio tra le aree di origine e quelle di destinazione, traducendo in una nuova territorialità e in nuove opportunità il diritto universale alla libertà di scelta ovvero alla libertà di non migrare forzatamente.
Mondializzazione e nuove opportunità / Acierno, A.; De Luca, G.. - (2025), pp. 8-10.
Mondializzazione e nuove opportunità
Acierno A.;
2025
Abstract
In questo primo scorcio del ventunesimo secolo, la parola chiave che sta contraddistinguendo lo spazio sociale e quello economico è disuguaglianza. Con effetti e caratterizzazioni diverse tra i Paesi: per un verso, segnate dal prevalere delle politiche di mercato che stanno portando a un restringimento sempre più marcato dell’intervento statale per tamponare le situazioni di povertà e per i tagli alla spesa sociale, con la conseguenza di una drastica diminuzione dei servizi di welfare; per l’altro verso, da un aumento della povertà urbana innescata anche dagli effetti ormai visibili dei cambiamenti climatici e dall’aumento della instabilità politica che rende difficili le condizioni di vita. In entrambi i casi, emergono sacche e forme di povertà che stanno portando un numero crescente di persone a non poter soddisfare i bisogni primari e fondamentali, quali l’alloggio, l’occupazione, l’alimentazione, l’istruzione. Manifestazioni, queste, aggravate sia dal periodo post pandemia di Covid-19 e dai recenti conflitti armati in diversi scacchieri regionali, sia dal lento, ma chiaro, atteggiamento dei Governi che non riescono a definire politiche e interventi di regolazione dell’economia per effetto dell’interdipendenza dei flussi di grandi capitali finanziari e di holding globali. Il superamento della sovranità degli Stati Nazione con la perdita del valore dei confini convenzionali (sia geografici, che politici e culturali) e il livellamento linguistico basico per effetto delle tecnologie a basso costo e dei social media, i flussi migratori, all’interno dei singoli Paesi, e tra territori, hanno raggiunto una dimensione internazionale e una valenza geopolitica e geoeconomica senza precedenti. Comprendere come sta mutando la dimensione fisica e dello spazio pubblico del territorio urbano e rurale per effetto delle migrazioni in partenza e in arrivo, ma anche delle innovazioni sociali e culturali che queste generano, diventa fondamentale. Attraverso casi studio, racconti di esperienze e piste di osservazione, si vuole capire se esistono fermenti, anche minimi, di innovazione spaziale, sociale, economica e culturale, nelle aree urbane compatte e nei territori a bassa densità. Se cioè questi flussi, abbandonando forme di respingimento, possano divenire motore di cambiamento e strumento privilegiato di un nuovo riequilibrio tra le aree di origine e quelle di destinazione, traducendo in una nuova territorialità e in nuove opportunità il diritto universale alla libertà di scelta ovvero alla libertà di non migrare forzatamente.I documenti in IRIS sono protetti da copyright e tutti i diritti sono riservati, salvo diversa indicazione.


