Questo articolo, corredato di una dettagliata analisi degli insegnamenti delle lingue straniere nei corsi di laurea (CdL) in Scienze Politiche, offre una riflessione sui loro aspetti problematici e punti di forza. Gli aspetti problematici sono riconducibili al fatto che la materia insegnata, la lingua, ha un nome diverso rispetto alla disciplina che la informa e le dà i suoi fondamenti teorici e metodologici, la linguistica. Questo può spiegare la genericità della loro denominazione e la loro collocazione variabile nei piani di studio come esami obbligatori o a scelta, con voto oppure idoneativi. I punti di forza sono rappresentati dall’intersezione tra didattica e ricerca e si traducono nei seguenti aspetti formativi: a) acquisizione di competenze metalinguistiche; b) sviluppo delle abilità comunicative in contesti disciplinari e professionali specifici; c) consapevolezza interculturale; d) forme di collaborazione sinergica con le altre discipline. Inoltre, di fronte alla massiccia prominenza dell’inglese (obbligatorio in 52 CdL su 60) si ribadisce l’importanza di una formazione plurilingue e multiculturale, che attrezzi i futuri laureati in Scienze Politiche ad affrontare le sfide di una società complessa usando le abilità trasversali e interpersonali accanto alle competenze specialistiche. ************** This article, accompanied by a detailed analysis of foreign language teaching in Political Science degree programs, offers a reflection on its problematic aspects and strengths. The problematic aspects can be traced back to the discrepancy between the names of the subjects taught, languages, and the discipline that informs them and provides their theoretical and methodological foundations, linguistics. This may explain the generic nature of their names and their variable placement in curricula as compulsory or elective exams, with regular grades or pass or fail assessments. The strengths lie in the intersection between teaching and research, which translates into the following educational aspects: a) acquisition of metalinguistic skills; b) development of communication skills in specific disciplinary and professional contexts; c) intercultural awareness. In addition, synergistic collaboration with other disciplines often translates into wide-ranging research projects with positive repercussions on student education. Given the prominence of English (compulsory in 52 out of 60 degree programs), the importance of multilingual and multicultural education is emphasised, with the aim of preparing future Political Science graduates to face the challenges of a complex society by using transversal and interpersonal skills alongside specialist expertise.
Le discipline linguistiche nei corsi di studio in Scienze Politiche: specificità e sinergie interdisciplinari / Pennarola, Cristina; Cigliano, Chiara. - (2025), pp. 93-117. [10.13134/979-12-5977-536-8/8]
Le discipline linguistiche nei corsi di studio in Scienze Politiche: specificità e sinergie interdisciplinari
Pennarola Cristina
Primo
;Cigliano ChiaraSecondo
2025
Abstract
Questo articolo, corredato di una dettagliata analisi degli insegnamenti delle lingue straniere nei corsi di laurea (CdL) in Scienze Politiche, offre una riflessione sui loro aspetti problematici e punti di forza. Gli aspetti problematici sono riconducibili al fatto che la materia insegnata, la lingua, ha un nome diverso rispetto alla disciplina che la informa e le dà i suoi fondamenti teorici e metodologici, la linguistica. Questo può spiegare la genericità della loro denominazione e la loro collocazione variabile nei piani di studio come esami obbligatori o a scelta, con voto oppure idoneativi. I punti di forza sono rappresentati dall’intersezione tra didattica e ricerca e si traducono nei seguenti aspetti formativi: a) acquisizione di competenze metalinguistiche; b) sviluppo delle abilità comunicative in contesti disciplinari e professionali specifici; c) consapevolezza interculturale; d) forme di collaborazione sinergica con le altre discipline. Inoltre, di fronte alla massiccia prominenza dell’inglese (obbligatorio in 52 CdL su 60) si ribadisce l’importanza di una formazione plurilingue e multiculturale, che attrezzi i futuri laureati in Scienze Politiche ad affrontare le sfide di una società complessa usando le abilità trasversali e interpersonali accanto alle competenze specialistiche. ************** This article, accompanied by a detailed analysis of foreign language teaching in Political Science degree programs, offers a reflection on its problematic aspects and strengths. The problematic aspects can be traced back to the discrepancy between the names of the subjects taught, languages, and the discipline that informs them and provides their theoretical and methodological foundations, linguistics. This may explain the generic nature of their names and their variable placement in curricula as compulsory or elective exams, with regular grades or pass or fail assessments. The strengths lie in the intersection between teaching and research, which translates into the following educational aspects: a) acquisition of metalinguistic skills; b) development of communication skills in specific disciplinary and professional contexts; c) intercultural awareness. In addition, synergistic collaboration with other disciplines often translates into wide-ranging research projects with positive repercussions on student education. Given the prominence of English (compulsory in 52 out of 60 degree programs), the importance of multilingual and multicultural education is emphasised, with the aim of preparing future Political Science graduates to face the challenges of a complex society by using transversal and interpersonal skills alongside specialist expertise.| File | Dimensione | Formato | |
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