Questo testo mira a trasferire il discorso generale sulla costruzione dell’utopia di Donatella Mazzoleni e Aldo Loris Rossi a un caso studio realizzato dai due architetti, la Casa del Portuale di Napoli. Ultimata nel 1980, quest’opera è sintesi di una complessa indagine intellettuale e architettonica perlopiù rimasta nelle immaginifiche visioni disegnate dagli autori. Questo saggio si focalizzerà principalmente sugli aspetti attinenti alla concezione dell’opera, esplorando i riferimenti progettuali e il significato contemporaneo della conservazione di un’opera “utopica” nella sua deperibilità materiale e nei mutevoli usi e significati assunti nel tempo. L’indagine sull’utopia in architettura, in tutte le sue forme, è di fondamentale interesse in questo preciso momento storico, che presenta forti punti di tangenza rispetto agli anni Sessanta del Novecento, in cui l’utopia ebbe importanti risvolti sia in architettura che nelle scienze sociali, nella costruzione di orizzonti di valore collettivi in una fase di instabilità politica. Prima di addentrarsi nella vicenda della Casa del Portuale, preme fare un richiamo al testo di Lewis Mumford del 1922. Nell’introduzione dell’autore alla riedizione del 1962 è racchiusa una brillante motivazione sull’importanza della ricerca utopica, intesa più come eutopica che outopica, perfettamente attagliata ai tempi odierni: «Anche la più ingenua utopia che sia stata mai scritta, possiede qualità umane che mancano del tutto nei progetti dei super- uomini di scienza e degli individui dalla cieca morale […]. Questi cervelli sottosviluppati sono pronti a decimare e ad annientare la razza umana piuttosto di rinnegare le arbitrarie e irrazionali premesse sulle quali hanno posato la loro corrotta e ormai fallimentare strategia»1. E rispetto al suo spirito di giovanile entusiasmo, che animò la scrittura del testo, scrive ancora Mumford: «In un’epoca atterrita e scoraggiata come la nostra, quello spirito può servire da tonico per ricordare al lettore le attitudini e le speranze umane, che un tempo esistevano e fiorivano e possono nuovamente germogliare, poiché non sono radicate nei sentimenti di una singola generazione, ma nella baldanzosa e connaturata fiducia che ogni bambino riporta nel mondo all’atto stesso della nascita. Con un po’ di quella fiducia e di quell’entusiasmo possiamo ancora disarmare le sterili intelligenze che tentano di nascondere la loro follia e impotenza politica sacrificando la vita ai loro riti insensati e ai loro Dei Nucleari. Se si potesse ottenere una simile vittoria, noi non cercheremmo utopie in un lontano orizzonte storico e ancor meno sulla luna o su un remoto pianeta. La troveremmo nei nostri animi e nella terra che calpestiamo, sempre pronte ad alimentare la forza della vita e dell’amore e a rinnovare nell’uomo la coscienza delle sue sovraumane possibilità»2 .

L’utopia realizzata. Concezione, evoluzione temporale e prospettive di restauro della Casa del Portuale di Napoli / Galleri, Davide. - (2025), pp. 64-76.

L’utopia realizzata. Concezione, evoluzione temporale e prospettive di restauro della Casa del Portuale di Napoli

Davide Galleri
2025

Abstract

Questo testo mira a trasferire il discorso generale sulla costruzione dell’utopia di Donatella Mazzoleni e Aldo Loris Rossi a un caso studio realizzato dai due architetti, la Casa del Portuale di Napoli. Ultimata nel 1980, quest’opera è sintesi di una complessa indagine intellettuale e architettonica perlopiù rimasta nelle immaginifiche visioni disegnate dagli autori. Questo saggio si focalizzerà principalmente sugli aspetti attinenti alla concezione dell’opera, esplorando i riferimenti progettuali e il significato contemporaneo della conservazione di un’opera “utopica” nella sua deperibilità materiale e nei mutevoli usi e significati assunti nel tempo. L’indagine sull’utopia in architettura, in tutte le sue forme, è di fondamentale interesse in questo preciso momento storico, che presenta forti punti di tangenza rispetto agli anni Sessanta del Novecento, in cui l’utopia ebbe importanti risvolti sia in architettura che nelle scienze sociali, nella costruzione di orizzonti di valore collettivi in una fase di instabilità politica. Prima di addentrarsi nella vicenda della Casa del Portuale, preme fare un richiamo al testo di Lewis Mumford del 1922. Nell’introduzione dell’autore alla riedizione del 1962 è racchiusa una brillante motivazione sull’importanza della ricerca utopica, intesa più come eutopica che outopica, perfettamente attagliata ai tempi odierni: «Anche la più ingenua utopia che sia stata mai scritta, possiede qualità umane che mancano del tutto nei progetti dei super- uomini di scienza e degli individui dalla cieca morale […]. Questi cervelli sottosviluppati sono pronti a decimare e ad annientare la razza umana piuttosto di rinnegare le arbitrarie e irrazionali premesse sulle quali hanno posato la loro corrotta e ormai fallimentare strategia»1. E rispetto al suo spirito di giovanile entusiasmo, che animò la scrittura del testo, scrive ancora Mumford: «In un’epoca atterrita e scoraggiata come la nostra, quello spirito può servire da tonico per ricordare al lettore le attitudini e le speranze umane, che un tempo esistevano e fiorivano e possono nuovamente germogliare, poiché non sono radicate nei sentimenti di una singola generazione, ma nella baldanzosa e connaturata fiducia che ogni bambino riporta nel mondo all’atto stesso della nascita. Con un po’ di quella fiducia e di quell’entusiasmo possiamo ancora disarmare le sterili intelligenze che tentano di nascondere la loro follia e impotenza politica sacrificando la vita ai loro riti insensati e ai loro Dei Nucleari. Se si potesse ottenere una simile vittoria, noi non cercheremmo utopie in un lontano orizzonte storico e ancor meno sulla luna o su un remoto pianeta. La troveremmo nei nostri animi e nella terra che calpestiamo, sempre pronte ad alimentare la forza della vita e dell’amore e a rinnovare nell’uomo la coscienza delle sue sovraumane possibilità»2 .
2025
979-12-5687-000-4
L’utopia realizzata. Concezione, evoluzione temporale e prospettive di restauro della Casa del Portuale di Napoli / Galleri, Davide. - (2025), pp. 64-76.
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