Mai come oggi i temi proposti dei nuovi paradigmi dell’architettura e dell’urbanistica sono di grandissima attualità, poiché riemergono come fantasmi del passato gli stessi appetiti speculativi sulle grandi aree industriali dismesse a est e a ovest di Napoli, circa 300 ettari a est e 300 ettari a ovest, nel cuore delle Piane alluvionali del Sebeto e di Fuorigrotta-Bagnoli per rispondere al fabbisogno abitativo dei ceti socialmente più fragili espulsi dalle aree centrali delle città storiche prese d’assalto dalle nuove forme di overturism consumistico. In piena crisi climatica e dopo l’emergenza sanitaria dell’epidemia pandemica da Sars-Covid 19 tutti i piani di Transizione ecologica si stanno traducendo in investimenti tecnologici piuttosto che in risanamenti ambientali attraverso la messa a dimora di alberi e la realizzazione di interventi in linea con le recenti direttive europee di ripristino della Natura e della Biodiversità. Gli stessi gruppi di potere accademico che fino a ieri teorizzavano la Densificazione urbana e la Rigenerazione urbana secondo gli stessi schemi che in passato hanno deturpato le periferie delle principali città oggi invocano interventi di demolizioni e ricostruzioni con incrementi di superfici e cubature senza considerare la crescita insostenibile dei carichi urbanistici e insediativi, senza considerare che per il risanamento ambientale e la messa a dimora degli alberi c’è bisogno di spazio, di terreno, per gli apparati radicali e non soluzioni prese in prestito come le tende con l’erba o le pensiline dei pullman con altre piantine. Le ex aree industriali di Bagnoli e della Piana del Sebeto devono essere trasformate in quello che con Econeapolis si indicò già nel 1987, i due Grandi Parchi Urbani. E a chi sostiene che a Napoli due parchi urbani di queste dimensioni non si possono gestire non si può che rispondere che Central Park di New York è esattamente un parco di 300 ettari. Al contrario a Napoli si afferma nuovamente la logica della costruzione di nuove case, nuove residenze, in piena zona rossa a rischio sismico, bradisismico e vulcanico permanente, sostenendo che con adeguate tecniche costruttive si può superare tale rischio permanente ma è evidente che non si comprende affatto l’esigenza di riequilibrare dal punto di vista dei carichi urbanistici e insediativi Napoli e la sua Città Metropolitana. Non si capisce affatto che la buona economia edilizia deve essere rivolta al recupero prudente e al riequilibrio dell’intera armatura urbana regionale e al risanamento ambientale attraverso il ripristino della natura soprattutto nei contesti densamente popolati.

Fabbisogni abititativi e ciclo di vita urbana delle metropoli / Buondonno, Emma. - (2025). ( Diritto alla casa, diritto all'abitare, diritto alla città: il caso Napoli Videoconferenza da remoto. 29 maggio 2025).

Fabbisogni abititativi e ciclo di vita urbana delle metropoli.

BUONDONNO, EMMA
2025

Abstract

Mai come oggi i temi proposti dei nuovi paradigmi dell’architettura e dell’urbanistica sono di grandissima attualità, poiché riemergono come fantasmi del passato gli stessi appetiti speculativi sulle grandi aree industriali dismesse a est e a ovest di Napoli, circa 300 ettari a est e 300 ettari a ovest, nel cuore delle Piane alluvionali del Sebeto e di Fuorigrotta-Bagnoli per rispondere al fabbisogno abitativo dei ceti socialmente più fragili espulsi dalle aree centrali delle città storiche prese d’assalto dalle nuove forme di overturism consumistico. In piena crisi climatica e dopo l’emergenza sanitaria dell’epidemia pandemica da Sars-Covid 19 tutti i piani di Transizione ecologica si stanno traducendo in investimenti tecnologici piuttosto che in risanamenti ambientali attraverso la messa a dimora di alberi e la realizzazione di interventi in linea con le recenti direttive europee di ripristino della Natura e della Biodiversità. Gli stessi gruppi di potere accademico che fino a ieri teorizzavano la Densificazione urbana e la Rigenerazione urbana secondo gli stessi schemi che in passato hanno deturpato le periferie delle principali città oggi invocano interventi di demolizioni e ricostruzioni con incrementi di superfici e cubature senza considerare la crescita insostenibile dei carichi urbanistici e insediativi, senza considerare che per il risanamento ambientale e la messa a dimora degli alberi c’è bisogno di spazio, di terreno, per gli apparati radicali e non soluzioni prese in prestito come le tende con l’erba o le pensiline dei pullman con altre piantine. Le ex aree industriali di Bagnoli e della Piana del Sebeto devono essere trasformate in quello che con Econeapolis si indicò già nel 1987, i due Grandi Parchi Urbani. E a chi sostiene che a Napoli due parchi urbani di queste dimensioni non si possono gestire non si può che rispondere che Central Park di New York è esattamente un parco di 300 ettari. Al contrario a Napoli si afferma nuovamente la logica della costruzione di nuove case, nuove residenze, in piena zona rossa a rischio sismico, bradisismico e vulcanico permanente, sostenendo che con adeguate tecniche costruttive si può superare tale rischio permanente ma è evidente che non si comprende affatto l’esigenza di riequilibrare dal punto di vista dei carichi urbanistici e insediativi Napoli e la sua Città Metropolitana. Non si capisce affatto che la buona economia edilizia deve essere rivolta al recupero prudente e al riequilibrio dell’intera armatura urbana regionale e al risanamento ambientale attraverso il ripristino della natura soprattutto nei contesti densamente popolati.
2025
Fabbisogni abititativi e ciclo di vita urbana delle metropoli / Buondonno, Emma. - (2025). ( Diritto alla casa, diritto all'abitare, diritto alla città: il caso Napoli Videoconferenza da remoto. 29 maggio 2025).
File in questo prodotto:
Non ci sono file associati a questo prodotto.

I documenti in IRIS sono protetti da copyright e tutti i diritti sono riservati, salvo diversa indicazione.

Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: https://hdl.handle.net/11588/1015114
Citazioni
  • ???jsp.display-item.citation.pmc??? ND
  • Scopus ND
  • ???jsp.display-item.citation.isi??? ND
social impact