Con gli studi sul piano regolatore alternativo e di recupero del centro storico di Napoli, negli stessi anni, fu determinante il contributo della Facoltà di Architettura per l’esperienza maturata a Pozzuoli, in quanto si cercò di introdurre le tesi di risanamento ambientale e di riequilibrio urbano attraverso un modello policentrico e pluridirezionale che fosse in grado di invertire la tendenza monocentrica e monodirezionale su Napoli e Caserta. A distanza di circa trent’anni, tuttavia, appare ancora lontano il raggiungimento di tali obiettivi, e tanto lo si è potuto notare, soprattutto, dopo l’emergenza sanitaria ed epidemiologica da Sars-Covid-19. Il distanziamento sociale imposto dalla pandemia ha evidenziato la necessità di riqualificare gli ambienti urbani e periferici, oltre che l’esigenza di attuare piani di forestazione urbana. A livello scientifico, paradossalmente, gli anni che hanno preceduto la diffusione dell’emergenza sanitaria sono stati quelli in cui si sono imposti i modelli di sviluppo urbano e di rigenerazione urbana fondati sulla densificazione urbana e sulla crescita esponenziale degli incentivi in cubature nelle demolizioni e ricostruzioni. A nulla è valso il rischio epidemiologico, al pari dei rischi dei fattori naturali come quello vulcanico, sismico e bradisismico, per avviare processi di riequilibrio regionale e di inversione della tendenza di congestione della metropoli costiera napoletana. I piani di ricostruzione delle periferie napoletane, nonostante le sufficienti dotazioni di edifici scolastici, di parchi di quartiere e di attrezzature sociali pubbliche realizzate, non hanno costituito l’occasione per il miglioramento delle condizioni sociali, culturali e, dunque, economiche dei destinatari degli interventi. Essi hanno determinato, piuttosto, il consolidarsi di modelli di crescita urbana e densificazione delle periferie che già erano in fase di trasformazione degli apparati tardo-industriali senza avere una prospettiva di rigenerazione principalmente del tessuto produttivo.

La crisi bradisismica dei Campi Flegrei e le questioni del riequilibrio regionale. Gestire l'emergenza abitativa / Buondonno, Emma. - (2025). ( Campi Flegrei: rischio vulcanico, sismico e bradisimico permanente. Cosa fare? Salone conferenze, Via Santa Brigida, n. 51, Napoli 5 giugno 2025).

La crisi bradisismica dei Campi Flegrei e le questioni del riequilibrio regionale. Gestire l'emergenza abitativa.

BUONDONNO, EMMA
2025

Abstract

Con gli studi sul piano regolatore alternativo e di recupero del centro storico di Napoli, negli stessi anni, fu determinante il contributo della Facoltà di Architettura per l’esperienza maturata a Pozzuoli, in quanto si cercò di introdurre le tesi di risanamento ambientale e di riequilibrio urbano attraverso un modello policentrico e pluridirezionale che fosse in grado di invertire la tendenza monocentrica e monodirezionale su Napoli e Caserta. A distanza di circa trent’anni, tuttavia, appare ancora lontano il raggiungimento di tali obiettivi, e tanto lo si è potuto notare, soprattutto, dopo l’emergenza sanitaria ed epidemiologica da Sars-Covid-19. Il distanziamento sociale imposto dalla pandemia ha evidenziato la necessità di riqualificare gli ambienti urbani e periferici, oltre che l’esigenza di attuare piani di forestazione urbana. A livello scientifico, paradossalmente, gli anni che hanno preceduto la diffusione dell’emergenza sanitaria sono stati quelli in cui si sono imposti i modelli di sviluppo urbano e di rigenerazione urbana fondati sulla densificazione urbana e sulla crescita esponenziale degli incentivi in cubature nelle demolizioni e ricostruzioni. A nulla è valso il rischio epidemiologico, al pari dei rischi dei fattori naturali come quello vulcanico, sismico e bradisismico, per avviare processi di riequilibrio regionale e di inversione della tendenza di congestione della metropoli costiera napoletana. I piani di ricostruzione delle periferie napoletane, nonostante le sufficienti dotazioni di edifici scolastici, di parchi di quartiere e di attrezzature sociali pubbliche realizzate, non hanno costituito l’occasione per il miglioramento delle condizioni sociali, culturali e, dunque, economiche dei destinatari degli interventi. Essi hanno determinato, piuttosto, il consolidarsi di modelli di crescita urbana e densificazione delle periferie che già erano in fase di trasformazione degli apparati tardo-industriali senza avere una prospettiva di rigenerazione principalmente del tessuto produttivo.
2025
La crisi bradisismica dei Campi Flegrei e le questioni del riequilibrio regionale. Gestire l'emergenza abitativa / Buondonno, Emma. - (2025). ( Campi Flegrei: rischio vulcanico, sismico e bradisimico permanente. Cosa fare? Salone conferenze, Via Santa Brigida, n. 51, Napoli 5 giugno 2025).
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