Gli edifici che un tempo costituivano un microcosmo produttivo e vitale oggi mostrano le tracce di decenni di abbandono, con crolli, parti murarie lesionate, coperture compromesse e superfici segnate dalle intemperie. Nonostante questo stato di abbandono, la masseria mantiene la leggibilità della sua tipologia originaria, confermando l’importanza di un intervento di recupero e rifunzionalizzazione. Gli spazi che compongono la masseria raccontano con chiarezza le funzioni storiche che la caratterizzavano. Le stalle, oggi vuote e prive di animali, testimoniano la centralità dell’allevamento e dell’attività pastorale, mentre le cucine e i magazzini, pur privi delle attrezzature originarie, rimandano al ruolo fondamentale della trasformazione dei prodotti agricoli. Il cortile centrale, oggi in parte invaso da vegetazione spontanea e materiali di risulta, era il cuore della vita comunitaria, punto di raccordo tra le diverse attività e luogo di incontro tra i massari, i contadini e i proprietari. Lo jazzo, ormai in rovina, conserva ancora la forma originaria che lo rendeva funzionale alla gestione degli armenti. Ogni elemento, anche se degradato, continua a raccontare l’organizzazione sociale e produttiva della comunità rurale che per secoli ha abitato e lavorato in questi spazi. Al degrado materiale si aggiungono le trasformazioni realizzate negli anni Settanta, quando alcune parti della masseria furono ricostruite in cemento armato. Questi interventi, dettati dalla necessità di adeguare gli spazi a funzioni moderne, hanno però alterato l’armonia del linguaggio architettonico originario, introducendo elementi estranei alla tradizione costruttiva salentina. Le volte a stella e a spigolo, elementi identitari del complesso, risultano in parte compromesse, ma laddove sono sopravvissute continuano ad affascinare per la loro forza simbolica e tecnica. I muretti a secco, che delimitano ancora porzioni della proprietà, si presentano in parte crollati, ma restano testimonianza viva di una tecnica costruttiva riconosciuta dall’UNESCO come patrimonio culturale immateriale. L’approccio teorico-metodologico adottato per l’analisi della Masseria Cicella si fonda su una prospettiva multidisciplinare, concepita per cogliere la complessità del patrimonio rurale pugliese e garantire una lettura integrata tra contesto territoriale, dinamiche socioeconomiche e caratteristiche architettoniche. Le masserie salentine sono considerate organismi rurali complessi, stratificati nel tempo e nello spazio, il cui studio richiede un’attenzione simultanea agli aspetti storici, produttivi, culturali e tecnici. Questo approccio consente di mettere in relazione i fattori che hanno definito i contesti territoriali con le peculiarità formali e costruttive del complesso, valorizzando sia la memoria materiale sia le testimonianze immateriali legate alle pratiche rurali tradizionali. Il percorso metodologico si è articolato in una fase preliminare di indagine, suddivisa in più livelli di analisi, ritenuta fondamentale per sviluppare proposte di rifunzionalizzazione coerenti con l’integrità storica e architettonica della masseria. La ricerca storica e archivistica ha avuto l’obiettivo di definire con precisione la cronologia dell’edificio, individuando le diverse fasi costruttive, gli adattamenti successivi e le trasformazioni funzionali legate alle attività agricole. Tale indagine ha incluso lo studio di fonti documentarie storiche, mappe catastali, fotografie d’epoca e repertori bibliografici relativi al territorio salentino. Parallelamente, l’analisi architettonica si è concentrata sulla lettura tipologica e strutturale degli spazi, sulle tecniche costruttive impiegate e sugli elementi materiali caratteristici, come murature, solai e coperture.

Architettura rurale pugliese: La Masseria Cicella di Manduria / Buondonno, Emma; D'Angelo, Gigliola; Russo, Rossella. - 1:(2025), pp. 87-98.

Architettura rurale pugliese: La Masseria Cicella di Manduria.

BUONDONNO, EMMA
;
D'ANGELO, GIGLIOLA
Membro del Collaboration Group
;
RUSSO, ROSSELLA
Membro del Collaboration Group
2025

Abstract

Gli edifici che un tempo costituivano un microcosmo produttivo e vitale oggi mostrano le tracce di decenni di abbandono, con crolli, parti murarie lesionate, coperture compromesse e superfici segnate dalle intemperie. Nonostante questo stato di abbandono, la masseria mantiene la leggibilità della sua tipologia originaria, confermando l’importanza di un intervento di recupero e rifunzionalizzazione. Gli spazi che compongono la masseria raccontano con chiarezza le funzioni storiche che la caratterizzavano. Le stalle, oggi vuote e prive di animali, testimoniano la centralità dell’allevamento e dell’attività pastorale, mentre le cucine e i magazzini, pur privi delle attrezzature originarie, rimandano al ruolo fondamentale della trasformazione dei prodotti agricoli. Il cortile centrale, oggi in parte invaso da vegetazione spontanea e materiali di risulta, era il cuore della vita comunitaria, punto di raccordo tra le diverse attività e luogo di incontro tra i massari, i contadini e i proprietari. Lo jazzo, ormai in rovina, conserva ancora la forma originaria che lo rendeva funzionale alla gestione degli armenti. Ogni elemento, anche se degradato, continua a raccontare l’organizzazione sociale e produttiva della comunità rurale che per secoli ha abitato e lavorato in questi spazi. Al degrado materiale si aggiungono le trasformazioni realizzate negli anni Settanta, quando alcune parti della masseria furono ricostruite in cemento armato. Questi interventi, dettati dalla necessità di adeguare gli spazi a funzioni moderne, hanno però alterato l’armonia del linguaggio architettonico originario, introducendo elementi estranei alla tradizione costruttiva salentina. Le volte a stella e a spigolo, elementi identitari del complesso, risultano in parte compromesse, ma laddove sono sopravvissute continuano ad affascinare per la loro forza simbolica e tecnica. I muretti a secco, che delimitano ancora porzioni della proprietà, si presentano in parte crollati, ma restano testimonianza viva di una tecnica costruttiva riconosciuta dall’UNESCO come patrimonio culturale immateriale. L’approccio teorico-metodologico adottato per l’analisi della Masseria Cicella si fonda su una prospettiva multidisciplinare, concepita per cogliere la complessità del patrimonio rurale pugliese e garantire una lettura integrata tra contesto territoriale, dinamiche socioeconomiche e caratteristiche architettoniche. Le masserie salentine sono considerate organismi rurali complessi, stratificati nel tempo e nello spazio, il cui studio richiede un’attenzione simultanea agli aspetti storici, produttivi, culturali e tecnici. Questo approccio consente di mettere in relazione i fattori che hanno definito i contesti territoriali con le peculiarità formali e costruttive del complesso, valorizzando sia la memoria materiale sia le testimonianze immateriali legate alle pratiche rurali tradizionali. Il percorso metodologico si è articolato in una fase preliminare di indagine, suddivisa in più livelli di analisi, ritenuta fondamentale per sviluppare proposte di rifunzionalizzazione coerenti con l’integrità storica e architettonica della masseria. La ricerca storica e archivistica ha avuto l’obiettivo di definire con precisione la cronologia dell’edificio, individuando le diverse fasi costruttive, gli adattamenti successivi e le trasformazioni funzionali legate alle attività agricole. Tale indagine ha incluso lo studio di fonti documentarie storiche, mappe catastali, fotografie d’epoca e repertori bibliografici relativi al territorio salentino. Parallelamente, l’analisi architettonica si è concentrata sulla lettura tipologica e strutturale degli spazi, sulle tecniche costruttive impiegate e sugli elementi materiali caratteristici, come murature, solai e coperture.
2025
978-88-6026-377-3
Architettura rurale pugliese: La Masseria Cicella di Manduria / Buondonno, Emma; D'Angelo, Gigliola; Russo, Rossella. - 1:(2025), pp. 87-98.
File in questo prodotto:
Non ci sono file associati a questo prodotto.

I documenti in IRIS sono protetti da copyright e tutti i diritti sono riservati, salvo diversa indicazione.

Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: https://hdl.handle.net/11588/1013498
Citazioni
  • ???jsp.display-item.citation.pmc??? ND
  • Scopus ND
  • ???jsp.display-item.citation.isi??? ND
social impact