La vita politica beneventana tra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento fu egemonizzata dalla borghesia moderata, che, all’indomani della dissoluzione dello Stato pontificio a Benevento (3 settembre 1860)2, si avvantaggiò del liberismo eco- nomico del nuovo governo, trovando nell’economia aperta la possibilità di una mag- giore espansione nel commercio delle terre demaniali3 e dei beni ecclesiastici4. La borghesia beneventana riuscì ad imporsi come nuova classe dirigente proprio grazie al processo di acquisizione dei beni ecclesiastici e delle terre dei baroni feudali, in seguito alla legge sulla soppressione delle congregazioni e degli ordini religiosi (ever- sione dell’asse ecclesiastico) con la conseguente alienazione dei beni ecclesiastici (1866). La borghesia agraria beneventana, che aveva una sua radice nei mercati del grano dell’antico Ducato, si avvantaggiò, inizialmente, del liberismo economico del governo nazionale5. Questo processo6 contribuì in parte ad accelerare la modernizzazione di un apparato economico caratterizzato dalla mano morta ecclesiastica7. L’intreccio, di tali interessi, determinò a Benevento un irrigidimento del sistema economico, causando continue crisi cicliche e un oculato trasformismo e opportu- nismo politico, dato che la borghesia beneventana aveva ereditato non solo le terre e i beni, ma anche il modo di governare e di gestire il territorio8. Benevento giunse, agli albori del XIX secolo9, ad una sorta di drammatico laboratorio delle utopie, nel quale la classe dirigente svolgeva funzioni parassitarie, adagiata su una concezione volta alla conservazione dell’esistente per la quale ben valeva il motto:«Quieta non movere».
“La politica d’è vach’è presse, e’ chieoni”. L’egemonia della borghesia moderata a Benevento tra fine Ottocento e inizio Novecento nella stampa locale / Rossi, Mariagrazia. - (2022), pp. 213-222. [10.6093/978-88-6887-120-8]
“La politica d’è vach’è presse, e’ chieoni”. L’egemonia della borghesia moderata a Benevento tra fine Ottocento e inizio Novecento nella stampa locale
Rossi Mariagrazia
2022
Abstract
La vita politica beneventana tra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento fu egemonizzata dalla borghesia moderata, che, all’indomani della dissoluzione dello Stato pontificio a Benevento (3 settembre 1860)2, si avvantaggiò del liberismo eco- nomico del nuovo governo, trovando nell’economia aperta la possibilità di una mag- giore espansione nel commercio delle terre demaniali3 e dei beni ecclesiastici4. La borghesia beneventana riuscì ad imporsi come nuova classe dirigente proprio grazie al processo di acquisizione dei beni ecclesiastici e delle terre dei baroni feudali, in seguito alla legge sulla soppressione delle congregazioni e degli ordini religiosi (ever- sione dell’asse ecclesiastico) con la conseguente alienazione dei beni ecclesiastici (1866). La borghesia agraria beneventana, che aveva una sua radice nei mercati del grano dell’antico Ducato, si avvantaggiò, inizialmente, del liberismo economico del governo nazionale5. Questo processo6 contribuì in parte ad accelerare la modernizzazione di un apparato economico caratterizzato dalla mano morta ecclesiastica7. L’intreccio, di tali interessi, determinò a Benevento un irrigidimento del sistema economico, causando continue crisi cicliche e un oculato trasformismo e opportu- nismo politico, dato che la borghesia beneventana aveva ereditato non solo le terre e i beni, ma anche il modo di governare e di gestire il territorio8. Benevento giunse, agli albori del XIX secolo9, ad una sorta di drammatico laboratorio delle utopie, nel quale la classe dirigente svolgeva funzioni parassitarie, adagiata su una concezione volta alla conservazione dell’esistente per la quale ben valeva il motto:«Quieta non movere».| File | Dimensione | Formato | |
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