Per descrivere le forme del contatto linguistico, la bibliografia di tipo sociolinguistico dispone di categorie discrete: code-switching, code-mixing e, nel modello proposto da Muysken (2000), questa seconda categoria può essere successivamente articolata nelle tipologie dell’inserzione, dell’alternanza e della congruent lexicalization. Tali categorie discrete sono costruite coniugando aspetti legati alla struttura linguistica (confine tra enunciati o ampiezza della lingua incassata rispetto alla lingua matrice) e aspetti legati alla dimensione pragmatica dell’alternanza (funzioni comunicative svolte dal passaggio di codice, per esempio). Tuttavia, la possibilità di classificare il contatto linguistico a partire da categorie discrete poste a priori si scontra con la difficoltà a descrivere fenomeni che non rientrano pienamente in nessuna di esse. Riprendendo una linea di ricerca già intrapresa da altri (es. Backus 2020), ci proponiamo di rimettere in discussione la possibilità di descrivere la fenomenologia del contatto facendo affidamento soltanto a categorie prestabilite e, per loro natura, discrete. La nostra riflessione intende infatti guardare ai fenomeni di contatto linguistico come elementi di un continuum ai cui poli si situano i casi più prototipici, attribuibili dunque all’una o all’altra delle categorie esistenti, e tra di essi tutta una serie di casi intermedi. La nostra riflessione parte dai dati raccolti con due gruppi di migranti campani residenti in due diverse città inglesi. Il primo di essi è formato da migranti di I e II generazione originari del Sannio Beneventano e, in particolar modo, dei comuni di Baselice e Colle Sannita, residenti a Bletchley (Del Vecchio 2023). Il secondo è formato da migranti di I e II generazione originari del comune di Montefalcione, in Irpinia, e residenti a Bedford (Di Salvo 2019). Il corpus è formato da interviste semistrutturate, contraddistinte da una profonda commistione di tre diverse varietà (italiano, dialetto e inglese), la cui distribuzione sembra variare in base al contesto di raccolta (Del Vecchio, Di Salvo in rev). L’analisi si è focalizzata sulle forme del contatto linguistico (i) tra le varietà romanze e l’inglese (ii) e tra le due varietà romanze, ponendo l’accento sulla difficoltà di applicare, per la loro descrizione, categorie contrapposte (insertion vs alternation). I risultati dello studio, infatti, hanno evidenziato la presenza di un numero significativo di casi che non ricadono nelle due categorie di insertion e di alternation che, nell’approccio tracciato da Muysken (2000), sono discrete e contrapposte. Pertanto, questi risultati ci spingono a evidenziare la necessità di superare una visione troppo strettamente strutturalista, che guardi ai fenomeni sulla base di ciò che è visibile in superficie: intendiamo quindi proporre un approccio basato sull’analisi congiunta di aspetti strutturali, di natura sociale, e legati ai meccanismi cognitivi che coinvolgono il parlante. Questo consente di andare oltre categorie contrapposte in favore di categorie che si dispongono lungo un continuum dai confini sfumati e talvolta sovrapposti.
Categorie discrete, fenomeni continui: code-switching tra italo-romanzo e inglese / Di Salvo, Margherita; Del Vecchio, Valentina. - (2024). ( “Categorie: formazione, trasformazione, (inter-)azione“ Albert-Ludwing-Universitat Freiburg 7-9/03/2024).
Categorie discrete, fenomeni continui: code-switching tra italo-romanzo e inglese
Margherita Di Salvo
;
2024
Abstract
Per descrivere le forme del contatto linguistico, la bibliografia di tipo sociolinguistico dispone di categorie discrete: code-switching, code-mixing e, nel modello proposto da Muysken (2000), questa seconda categoria può essere successivamente articolata nelle tipologie dell’inserzione, dell’alternanza e della congruent lexicalization. Tali categorie discrete sono costruite coniugando aspetti legati alla struttura linguistica (confine tra enunciati o ampiezza della lingua incassata rispetto alla lingua matrice) e aspetti legati alla dimensione pragmatica dell’alternanza (funzioni comunicative svolte dal passaggio di codice, per esempio). Tuttavia, la possibilità di classificare il contatto linguistico a partire da categorie discrete poste a priori si scontra con la difficoltà a descrivere fenomeni che non rientrano pienamente in nessuna di esse. Riprendendo una linea di ricerca già intrapresa da altri (es. Backus 2020), ci proponiamo di rimettere in discussione la possibilità di descrivere la fenomenologia del contatto facendo affidamento soltanto a categorie prestabilite e, per loro natura, discrete. La nostra riflessione intende infatti guardare ai fenomeni di contatto linguistico come elementi di un continuum ai cui poli si situano i casi più prototipici, attribuibili dunque all’una o all’altra delle categorie esistenti, e tra di essi tutta una serie di casi intermedi. La nostra riflessione parte dai dati raccolti con due gruppi di migranti campani residenti in due diverse città inglesi. Il primo di essi è formato da migranti di I e II generazione originari del Sannio Beneventano e, in particolar modo, dei comuni di Baselice e Colle Sannita, residenti a Bletchley (Del Vecchio 2023). Il secondo è formato da migranti di I e II generazione originari del comune di Montefalcione, in Irpinia, e residenti a Bedford (Di Salvo 2019). Il corpus è formato da interviste semistrutturate, contraddistinte da una profonda commistione di tre diverse varietà (italiano, dialetto e inglese), la cui distribuzione sembra variare in base al contesto di raccolta (Del Vecchio, Di Salvo in rev). L’analisi si è focalizzata sulle forme del contatto linguistico (i) tra le varietà romanze e l’inglese (ii) e tra le due varietà romanze, ponendo l’accento sulla difficoltà di applicare, per la loro descrizione, categorie contrapposte (insertion vs alternation). I risultati dello studio, infatti, hanno evidenziato la presenza di un numero significativo di casi che non ricadono nelle due categorie di insertion e di alternation che, nell’approccio tracciato da Muysken (2000), sono discrete e contrapposte. Pertanto, questi risultati ci spingono a evidenziare la necessità di superare una visione troppo strettamente strutturalista, che guardi ai fenomeni sulla base di ciò che è visibile in superficie: intendiamo quindi proporre un approccio basato sull’analisi congiunta di aspetti strutturali, di natura sociale, e legati ai meccanismi cognitivi che coinvolgono il parlante. Questo consente di andare oltre categorie contrapposte in favore di categorie che si dispongono lungo un continuum dai confini sfumati e talvolta sovrapposti.I documenti in IRIS sono protetti da copyright e tutti i diritti sono riservati, salvo diversa indicazione.


