«Uno scapito di molto rilievo, oltre quello di sperdere caldissimi i prodotti della combustione, è causato dalle fornaci ordinarie da cuocere calci, laterizii o cementi, dalla periodica sospensione del lavoro per estrarne […] i materiali cotti e sostituirne loro dei nuovi: oltre la fornace, si lasciano allora raffreddare inutilmente i materiali contenutivi, perdendo tutta l’ingente quantità di calore che essi contengono. Ma queste perdite si possono quasi affatto sopprimere col rendere continuo il lavoro della fornace […] vale a dire, costringendo l’aria che alimenta la combustione a filtrare traverso la massa dei materiali cotti, per spogliarli del calore, e i prodotti della combustione a traversare, prima di arrivare al camino, la massa di quelli da cuocere, essiccandoli e scaldandoli gradatamente fino ad elevata temperatura» (R. Ferrini, Tecnologia del calore, Ulrico Hoepli, Milano 1876, p. 307). Brevettato nel 1859 dall’ingegnere ferroviario tedesco Friedrich Eduard Hoffmann e presentato alle Esposizioni Universali di Parigi del 1867 e del 1878, il forno ‘a fuoco continuo’, richiamato da Ferrini, segnò un’evoluzione ‘tecnologica’ che rese di gran lunga più efficiente il ciclo di produzione dei laterizi rispetto ai più antiquati sistemi ‘intermittenti’. L’ottimizzazione del processo di cottura determinò, in particolare, un sostanziale abbattimento di tempi e costi a cui si legò la possibilità di velocizzarne le fasi più delicate. A dimostrazione della fortuna di quest’innovazione, a livello internazionale si registrò una rapidissima diffusione di stabilimenti dotati del nuovo forno, che furono installati in contesti paesaggistici caratterizzati dalla presenza delle risorse necessarie alla produzione, riconducibili a giacimenti di argilla e prossimità di corsi d’acqua, oltre che dalla vicinanza di approdi marittimi o stazioni ferroviarie per agevolare lo spostamento dei materiali lavorati. Questo processo andò inevitabilmente di pari passo, quindi, con il considerevole aumento della domanda di laterizi da impiegare, oltre che nell’edilizia ordinaria, negli ancor più impegnativi cantieri di costruzione delle linee ferroviarie che, a partire dagli ultimi decenni del XIX secolo, rappresentarono un nodo cruciale nei lavori di potenziamento dell’infrastrutturazione dei territori alla vasta scala. Partendo da tali presupposti, dunque, e affrontando una necessaria disamina delle specificità in termini tecnico-operativi connessi al passaggio da una produzione discontinua a una a ciclo continuo, il contributo intende presentare una riflessione critica intorno alle peculiarità delle fornaci Hoffmann sorte nell'areale campano, attraverso l’analisi di alcuni tra gli esempi più significativi, tra i quali quello degli stabilimenti di Agropoli. Ciò con il duplice obiettivo, da un lato, di comprendere le caratteristiche costruttive, produttive e ‘tecnologiche’ distintive dei singoli impianti, considerandone le variazioni locali, e, dall’altro, di interpretare, in una visione sincronica e diacronica, le molteplici relazioni esistenti tra tali architetture della produzione e i contesti paesaggistici di riferimento entro i quali queste ultime hanno determinato, non raramente, impatti considerevoli, rispetto, innanzitutto, all’uso delle risorse naturali, ovvero ricadute in termini trasformativi.

«Col rendere continuo il lavoro della fornace». Diffusione e caratteri del sistema Hoffmann per la produzione dei laterizi nell’areale campano / Pollone, Stefania. - 3:(2024), pp. 261-278.

«Col rendere continuo il lavoro della fornace». Diffusione e caratteri del sistema Hoffmann per la produzione dei laterizi nell’areale campano

stefania pollone
2024

Abstract

«Uno scapito di molto rilievo, oltre quello di sperdere caldissimi i prodotti della combustione, è causato dalle fornaci ordinarie da cuocere calci, laterizii o cementi, dalla periodica sospensione del lavoro per estrarne […] i materiali cotti e sostituirne loro dei nuovi: oltre la fornace, si lasciano allora raffreddare inutilmente i materiali contenutivi, perdendo tutta l’ingente quantità di calore che essi contengono. Ma queste perdite si possono quasi affatto sopprimere col rendere continuo il lavoro della fornace […] vale a dire, costringendo l’aria che alimenta la combustione a filtrare traverso la massa dei materiali cotti, per spogliarli del calore, e i prodotti della combustione a traversare, prima di arrivare al camino, la massa di quelli da cuocere, essiccandoli e scaldandoli gradatamente fino ad elevata temperatura» (R. Ferrini, Tecnologia del calore, Ulrico Hoepli, Milano 1876, p. 307). Brevettato nel 1859 dall’ingegnere ferroviario tedesco Friedrich Eduard Hoffmann e presentato alle Esposizioni Universali di Parigi del 1867 e del 1878, il forno ‘a fuoco continuo’, richiamato da Ferrini, segnò un’evoluzione ‘tecnologica’ che rese di gran lunga più efficiente il ciclo di produzione dei laterizi rispetto ai più antiquati sistemi ‘intermittenti’. L’ottimizzazione del processo di cottura determinò, in particolare, un sostanziale abbattimento di tempi e costi a cui si legò la possibilità di velocizzarne le fasi più delicate. A dimostrazione della fortuna di quest’innovazione, a livello internazionale si registrò una rapidissima diffusione di stabilimenti dotati del nuovo forno, che furono installati in contesti paesaggistici caratterizzati dalla presenza delle risorse necessarie alla produzione, riconducibili a giacimenti di argilla e prossimità di corsi d’acqua, oltre che dalla vicinanza di approdi marittimi o stazioni ferroviarie per agevolare lo spostamento dei materiali lavorati. Questo processo andò inevitabilmente di pari passo, quindi, con il considerevole aumento della domanda di laterizi da impiegare, oltre che nell’edilizia ordinaria, negli ancor più impegnativi cantieri di costruzione delle linee ferroviarie che, a partire dagli ultimi decenni del XIX secolo, rappresentarono un nodo cruciale nei lavori di potenziamento dell’infrastrutturazione dei territori alla vasta scala. Partendo da tali presupposti, dunque, e affrontando una necessaria disamina delle specificità in termini tecnico-operativi connessi al passaggio da una produzione discontinua a una a ciclo continuo, il contributo intende presentare una riflessione critica intorno alle peculiarità delle fornaci Hoffmann sorte nell'areale campano, attraverso l’analisi di alcuni tra gli esempi più significativi, tra i quali quello degli stabilimenti di Agropoli. Ciò con il duplice obiettivo, da un lato, di comprendere le caratteristiche costruttive, produttive e ‘tecnologiche’ distintive dei singoli impianti, considerandone le variazioni locali, e, dall’altro, di interpretare, in una visione sincronica e diacronica, le molteplici relazioni esistenti tra tali architetture della produzione e i contesti paesaggistici di riferimento entro i quali queste ultime hanno determinato, non raramente, impatti considerevoli, rispetto, innanzitutto, all’uso delle risorse naturali, ovvero ricadute in termini trasformativi.
2024
979-12-81583-06-1
«Col rendere continuo il lavoro della fornace». Diffusione e caratteri del sistema Hoffmann per la produzione dei laterizi nell’areale campano / Pollone, Stefania. - 3:(2024), pp. 261-278.
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: https://hdl.handle.net/11588/1004114
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