Il contributo si propone di approfondire, aggiornando precedenti studi sull’argomento, l’arte della produzione della ‘riggiola’ in cotto e della sua messa in opera nelle pavimentazioni maiolicate in ambito napoletano tra Seicento e Settecento. Trattasi di un capitolo particolarmente significativo entro la storia della costruzione e delle arti applicate nel Viceregno – poi Regno – di Napoli, raramente correlato alla più ampia vicenda del fare architettonico coevo e al dialogo tra spazio architettonico e motivi decorativi. A partire dal XV secolo e in stretta relazione con il contesto aragonese, l’architettura partenopea vede la prima diffusione al suo interno di impiantiti pavimentali in cotto con modalità diverse di finitura a smalto, culminante per raffinatezza di disegno nel corso del secolo diciottesimo entro i vasti spazi dell’architettura religiosa. Una ben precisa suddivisione di saperi emerge dalle fonti documentarie, così come dati significativi sui luoghi in cui le singole parti delle superfici decorate erano realizzate prima della loro messa in opera. I processi di lavorazione dei materiali, di preparazione delle parti fuori opera e, quindi, le modalità di posa in opera costituivano un patrimonio di competenze affidato nel corso dei decenni a famiglie di ‘riggiolari’ – tra le principali, quelle dei Massa e degli Attanasio – in stretta relazione con quanto elaborato da progettisti. Se i luoghi della produzione – le ‘faenzere’ – sono andati in larga parte perduti, la testimonianza di tale capitolo del cantiere storico partenopeo resiste – nonostante le improvvide asportazioni pur registratesi tra Ottocento e Novecento – attraverso un ampio e variegato persistere di pavimenti in cotto decorato entro l’architettura monastica e conventuale cittadina. Tale permanenza coinvolge, al presente, il difficile rapporto tra conservazione della materia dell’opera e fruizione dell’architettura cui essa appartiene, ovvero tra il dovere di tramandare al futuro raffinate espressioni di simbiosi tra architettura e arte e necessità di utilizzare le fabbriche entro le quali sono state per secoli e sono tuttora custodite.

Tra natura e artificio. Pavimentazioni in cotto maiolicato nel cantiere del Barocco napoletano / Russo, Valentina. - (2024), pp. 167-184.

Tra natura e artificio. Pavimentazioni in cotto maiolicato nel cantiere del Barocco napoletano

Valentina Russo
2024

Abstract

Il contributo si propone di approfondire, aggiornando precedenti studi sull’argomento, l’arte della produzione della ‘riggiola’ in cotto e della sua messa in opera nelle pavimentazioni maiolicate in ambito napoletano tra Seicento e Settecento. Trattasi di un capitolo particolarmente significativo entro la storia della costruzione e delle arti applicate nel Viceregno – poi Regno – di Napoli, raramente correlato alla più ampia vicenda del fare architettonico coevo e al dialogo tra spazio architettonico e motivi decorativi. A partire dal XV secolo e in stretta relazione con il contesto aragonese, l’architettura partenopea vede la prima diffusione al suo interno di impiantiti pavimentali in cotto con modalità diverse di finitura a smalto, culminante per raffinatezza di disegno nel corso del secolo diciottesimo entro i vasti spazi dell’architettura religiosa. Una ben precisa suddivisione di saperi emerge dalle fonti documentarie, così come dati significativi sui luoghi in cui le singole parti delle superfici decorate erano realizzate prima della loro messa in opera. I processi di lavorazione dei materiali, di preparazione delle parti fuori opera e, quindi, le modalità di posa in opera costituivano un patrimonio di competenze affidato nel corso dei decenni a famiglie di ‘riggiolari’ – tra le principali, quelle dei Massa e degli Attanasio – in stretta relazione con quanto elaborato da progettisti. Se i luoghi della produzione – le ‘faenzere’ – sono andati in larga parte perduti, la testimonianza di tale capitolo del cantiere storico partenopeo resiste – nonostante le improvvide asportazioni pur registratesi tra Ottocento e Novecento – attraverso un ampio e variegato persistere di pavimenti in cotto decorato entro l’architettura monastica e conventuale cittadina. Tale permanenza coinvolge, al presente, il difficile rapporto tra conservazione della materia dell’opera e fruizione dell’architettura cui essa appartiene, ovvero tra il dovere di tramandare al futuro raffinate espressioni di simbiosi tra architettura e arte e necessità di utilizzare le fabbriche entro le quali sono state per secoli e sono tuttora custodite.
2024
979-12-81583-06-1
Tra natura e artificio. Pavimentazioni in cotto maiolicato nel cantiere del Barocco napoletano / Russo, Valentina. - (2024), pp. 167-184.
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