I due decenni tra il 1990 e il 2010 ha visto l’emergere della cosiddetta digital turn, la svolta digitale identificata da Mario Carpo come il momento storico in cui la diffusione di massa del personal computer ha radicalmente trasformato non soltanto il modo di fare e quindi costruire architettura, ma anche il modo di concepirla, provocando uno cambiamento strutturale dei tradizionali processi di pensiero alla base del progetto architettonico. Se ai suoi inizi questa stagione diede impulso alla serie di alterazione nel linguaggio dell’architettura attraverso l’utilizzo di forme complesse generabili digitalmente – liquide, interattive, mobili – che hanno definito l’immaginario della blob architecture ,al polo opposto si configurò come una rivoluzione interrotta dalla crisi economica degli anni Dieci del XXI secolo, che ha condotto a una maggiore consapevolezza dei limiti dello sviluppo incontrollato invitando gli architetti – evolutisi in makers – a immaginare pratiche che riportino al centro il «vincolo della fisicità» senza però rinunciare alle possibilità offerte dai nuovi strumenti. La teorizzazione di una digital materiality tenta di superare questa contraddizione, offrendo una possibile conciliazione tra l’applicazione dei più recenti processi computerizzati e la cura attenta per le qualità materiche e spaziali. Discutendo tre esempi costruiti – i padiglioni gemelli Saltwater e Freshwater di ONL e NOX, il Yokohama Passenger Terminal di FOA, e le sperimentazioni di Gramazio Kohler – si individueranno alcuni dei momenti principali dell’allontanamento e del progressivo riavvicinamento tra digitale e materiale, le loro possibili modalità d’ibridazione.
Shifting Identities. Notes on the Digital Turn / Identità mutevoli. Note sulla digital turn / Amabile, Luigiemanuele. - In: COMPASSES. - ISSN 2409-3823. - 42:(2023), pp. 19-28.
Shifting Identities. Notes on the Digital Turn / Identità mutevoli. Note sulla digital turn
Luigiemanuele Amabile
2023
Abstract
I due decenni tra il 1990 e il 2010 ha visto l’emergere della cosiddetta digital turn, la svolta digitale identificata da Mario Carpo come il momento storico in cui la diffusione di massa del personal computer ha radicalmente trasformato non soltanto il modo di fare e quindi costruire architettura, ma anche il modo di concepirla, provocando uno cambiamento strutturale dei tradizionali processi di pensiero alla base del progetto architettonico. Se ai suoi inizi questa stagione diede impulso alla serie di alterazione nel linguaggio dell’architettura attraverso l’utilizzo di forme complesse generabili digitalmente – liquide, interattive, mobili – che hanno definito l’immaginario della blob architecture ,al polo opposto si configurò come una rivoluzione interrotta dalla crisi economica degli anni Dieci del XXI secolo, che ha condotto a una maggiore consapevolezza dei limiti dello sviluppo incontrollato invitando gli architetti – evolutisi in makers – a immaginare pratiche che riportino al centro il «vincolo della fisicità» senza però rinunciare alle possibilità offerte dai nuovi strumenti. La teorizzazione di una digital materiality tenta di superare questa contraddizione, offrendo una possibile conciliazione tra l’applicazione dei più recenti processi computerizzati e la cura attenta per le qualità materiche e spaziali. Discutendo tre esempi costruiti – i padiglioni gemelli Saltwater e Freshwater di ONL e NOX, il Yokohama Passenger Terminal di FOA, e le sperimentazioni di Gramazio Kohler – si individueranno alcuni dei momenti principali dell’allontanamento e del progressivo riavvicinamento tra digitale e materiale, le loro possibili modalità d’ibridazione.| File | Dimensione | Formato | |
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