Secondo i pochi studi sulle nuove migrazioni, i migranti degli ultimi due decenni si considerano generalmente diversi da quelli che sono emigrati negli anni Cinquanta o Sessanta. Essi evidenziano questa differenza percepita ad esempio attraverso la loro capacità di mantenere separate le varietà del repertorio linguistico (cioè italiano e inglese e/o la lingua del paese ospitante). Sebbene ci sia un crescente numero di studi su questo argomento, sono necessarie ulteriori indagini per comprendere meglio lo specifico comportamento linguistico degli expat che percepiscono la loro esperienza come diversa da quella dei migranti recenti che non si identificano con questa categoria. Pertanto, questo lavoro si propone di confrontare due gruppi di migranti: i membri del primo non si percepiscono come expat ma come migranti o italiani all’estero; e un secondo gruppo di italiani che si definiscono expat. L’analisi si è concentrata sul code-switching in inglese da parte di expat e non-expat insediati in due città anglofone, Toronto e Londra. L’obiettivo era quello di verificare se c’è una variazione tra questi due gruppi e se gli expat usano più frequentemente l’inglese rispetto ai migranti che rifiutano di essere inclusi in questa categoria.Nel fare ciò, abbiamo discusso il ruolo dell’uso dell’inglese come marcatore di identità da parte degli expat, adottando sia un approccio quantitativo che qualitativo.
Uso e forme dell’inglese come marcatore identitario tra expat e migranti / DI SALVO, Margherita. - In: RID, RIVISTA ITALIANA DI DIALETTOLOGIA. - ISSN 1122-6331. - XLIV:(2020), pp. 289-314.
Uso e forme dell’inglese come marcatore identitario tra expat e migranti
Margherita Di Salvo
2020
Abstract
Secondo i pochi studi sulle nuove migrazioni, i migranti degli ultimi due decenni si considerano generalmente diversi da quelli che sono emigrati negli anni Cinquanta o Sessanta. Essi evidenziano questa differenza percepita ad esempio attraverso la loro capacità di mantenere separate le varietà del repertorio linguistico (cioè italiano e inglese e/o la lingua del paese ospitante). Sebbene ci sia un crescente numero di studi su questo argomento, sono necessarie ulteriori indagini per comprendere meglio lo specifico comportamento linguistico degli expat che percepiscono la loro esperienza come diversa da quella dei migranti recenti che non si identificano con questa categoria. Pertanto, questo lavoro si propone di confrontare due gruppi di migranti: i membri del primo non si percepiscono come expat ma come migranti o italiani all’estero; e un secondo gruppo di italiani che si definiscono expat. L’analisi si è concentrata sul code-switching in inglese da parte di expat e non-expat insediati in due città anglofone, Toronto e Londra. L’obiettivo era quello di verificare se c’è una variazione tra questi due gruppi e se gli expat usano più frequentemente l’inglese rispetto ai migranti che rifiutano di essere inclusi in questa categoria.Nel fare ciò, abbiamo discusso il ruolo dell’uso dell’inglese come marcatore di identità da parte degli expat, adottando sia un approccio quantitativo che qualitativo.| File | Dimensione | Formato | |
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