Il contributo analizza in dettaglio le annotazioni autografe vergate sull’attuale codice Riccardiano 1036 da Bartolomeo Ceffoni (1363-post 1431), un piccolo proprietario terriero di Figline Valdarno, che non solo appose numerose postille in volgare ai margini della Commedia, ma utilizzò gran parte dei fogli bianchi del ms. per l’allestimento di uno zibaldone, riflesso della propria dimensione culturale e insieme biblioteca personale. Il fitto lavoro di postillatura, databile per sicuri elementi interni fra il 1430 e il 1431, delinea la fisionomia di un lettore appassionato, animato da poliedrici interessi, come rivelano i vari testi antologizzati, che dovevano, almeno nelle intenzioni originarie, contribuire all’illustrazione del poema; fra essi spiccano, in particolare, i tredici versi effigiati in un perduto dipinto dantesco nel duomo di Firenze, una rassegna dei più antichi lettori e commentatori della Commedia, vari ternari del volgarizzamento boeziano di Alberto della Piagentina, diciotto ottave di un anonimo cantare, identificabile con il poemetto Già Febo co’ cavalli gìa correndo, nonché una serie di rime adespote ed excerpta dal Milione di Marco Polo.

«Io ò pensiero di dirci entro di belle chose»: le annotazioni dantesche di Bartolomeo Ceffoni nel codice Riccardiano 1036 / Corrado, Massimiliano. - In: STORIE E LINGUAGGI. - ISSN 2464-8647. - IX:1(2023), pp. 35-82.

«Io ò pensiero di dirci entro di belle chose»: le annotazioni dantesche di Bartolomeo Ceffoni nel codice Riccardiano 1036

Massimiliano Corrado
2023

Abstract

Il contributo analizza in dettaglio le annotazioni autografe vergate sull’attuale codice Riccardiano 1036 da Bartolomeo Ceffoni (1363-post 1431), un piccolo proprietario terriero di Figline Valdarno, che non solo appose numerose postille in volgare ai margini della Commedia, ma utilizzò gran parte dei fogli bianchi del ms. per l’allestimento di uno zibaldone, riflesso della propria dimensione culturale e insieme biblioteca personale. Il fitto lavoro di postillatura, databile per sicuri elementi interni fra il 1430 e il 1431, delinea la fisionomia di un lettore appassionato, animato da poliedrici interessi, come rivelano i vari testi antologizzati, che dovevano, almeno nelle intenzioni originarie, contribuire all’illustrazione del poema; fra essi spiccano, in particolare, i tredici versi effigiati in un perduto dipinto dantesco nel duomo di Firenze, una rassegna dei più antichi lettori e commentatori della Commedia, vari ternari del volgarizzamento boeziano di Alberto della Piagentina, diciotto ottave di un anonimo cantare, identificabile con il poemetto Già Febo co’ cavalli gìa correndo, nonché una serie di rime adespote ed excerpta dal Milione di Marco Polo.
2023
«Io ò pensiero di dirci entro di belle chose»: le annotazioni dantesche di Bartolomeo Ceffoni nel codice Riccardiano 1036 / Corrado, Massimiliano. - In: STORIE E LINGUAGGI. - ISSN 2464-8647. - IX:1(2023), pp. 35-82.
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