Cinque progetti per ragionare di forma e dell’essenza dell’abitare. Memento virus è il progetto di una stanza ai tempi della pandemia, muraria per proteggere ma abitata da colonne e che, con speranza, si apre a ricercare un nuovo necessario rapporto con la Natura. Il muro tra i muri sonda ancora la continuità del muro del recinto che, stavolta, delimita una porzione di suolo destinata ad ospitare una scultura di Mario Negri, anch’essa intitolata Il muro. Di segno opposto è Mies unter Mies laddove alla stereotomia si sostituisce la tettonica di una costruzione per elementi: non più un recinto ma un tetto a protezione del monumento alla Rivoluzione del Novembre 1926 la cui distruzione fu certamente un presagio di guerra. E proprio contro tutte le guerre è il progetto dell’ultimo dei quattro padiglioni che rinvia alla combinazione di stiloi e muri del primo ma nel quale le colonne, con i loro diametri, altezze e colori differenti, simboleggiano le diversità del mondo e la possibilità del loro ‘stare insieme’. Se i padiglioni/ripari indagano forme archetipali di abitare e di costruire, l’ultimo progetto è più propriamente una casa: progettata/disegnata a partire da una sua descrizione scritta ritrovata negli appunti dell’ultima lezione che Carlo Aymonino tenne allo IUAV di Venezia. Una casa che il Maestro romano desiderava forse come sua ultima dimora e che quindi, ricordando la definizione di Architettura di Adolf Loos, rinvia, di nuovo, all’origine.
Un'idea di architettura. Cinque progetti / Visconti, Federica; Capozzi, Renato. - In: AION. - ISSN 1720-1721. - 26-27:(2023), pp. 124-138.
Un'idea di architettura. Cinque progetti
Federica Visconti;Renato Capozzi
2023
Abstract
Cinque progetti per ragionare di forma e dell’essenza dell’abitare. Memento virus è il progetto di una stanza ai tempi della pandemia, muraria per proteggere ma abitata da colonne e che, con speranza, si apre a ricercare un nuovo necessario rapporto con la Natura. Il muro tra i muri sonda ancora la continuità del muro del recinto che, stavolta, delimita una porzione di suolo destinata ad ospitare una scultura di Mario Negri, anch’essa intitolata Il muro. Di segno opposto è Mies unter Mies laddove alla stereotomia si sostituisce la tettonica di una costruzione per elementi: non più un recinto ma un tetto a protezione del monumento alla Rivoluzione del Novembre 1926 la cui distruzione fu certamente un presagio di guerra. E proprio contro tutte le guerre è il progetto dell’ultimo dei quattro padiglioni che rinvia alla combinazione di stiloi e muri del primo ma nel quale le colonne, con i loro diametri, altezze e colori differenti, simboleggiano le diversità del mondo e la possibilità del loro ‘stare insieme’. Se i padiglioni/ripari indagano forme archetipali di abitare e di costruire, l’ultimo progetto è più propriamente una casa: progettata/disegnata a partire da una sua descrizione scritta ritrovata negli appunti dell’ultima lezione che Carlo Aymonino tenne allo IUAV di Venezia. Una casa che il Maestro romano desiderava forse come sua ultima dimora e che quindi, ricordando la definizione di Architettura di Adolf Loos, rinvia, di nuovo, all’origine.I documenti in IRIS sono protetti da copyright e tutti i diritti sono riservati, salvo diversa indicazione.


