Il contributo propone la nuova categoria di “letteratura d'adozione”, intendendo con essa una letteratura che tiene conto della situazione peculiare di quegli scrittori contemporanei che non subiscono - o non credono che sia necessariamente passiva e automatica - la scelta della lingua di espressione della propria opera, ma la decidono, scegliendo di fatto in quale lingua veicolare la propria arte. Partendo dall'innovativo concetto di Sprachmutter/Madre Lingua formulato dalla scrittrice nippo-tedesca Tawada Yōko, le consolidate certezze del concetto di Muttersprache/Lingua Madre inteso come fundamentum inconcussum - una sostanziale permanenza che non può essere ulteriormente questionata - saranno messe in discussione nel confronto con alcune delle più rilevanti indagini filosofiche sul tema. In un tale ambito il contributo si confronta con la questione dell'exofonia, all'insegna dell'abitare il frammezzo [Zwischenraum] tra le lingue che definisce nuove direzioni di relazione con il mondo. L'exofonia indica che lo Zwischenraum non è un “inter” inteso come punto di connessione, ma è il luogo autentico, un “ex” in cui interno ed esterno non si oppongono, ma in cui coesistono. Esprimersi nella propria Muttersprache è, infatti, una scelta generata dall'appartenenza a una determinata nazione e cultura, mentre scegliere una Sprachmutter è il risultato di un orientamento e non di una determinazione, di un'apertura e non di una chiusura. In questa co-appartenenza la relazione primaria con il mondo non è con una nazione o una cultura, ma con una lingua che offre sempre nuovi elementi di identità, proprio perché l'identità non è intesa come fissità, ma nella sua relazionalità dinamica. Una Lingua Madre legata a un'idea fissa e precostituita di nazione, società e cultura rimane una “figlia”, perché non favorisce le caratteristiche veramente “materne” della lingua, impedendone la generatività, la creatività e l'inclusività. Una Madre Lingua attiva invece proprio questa non-isolabilità del linguaggio basata sull'intrinseca relazionalità delle lingue: l'ibridazione tra culture diventa possibile attraverso l'esperienza di una parola/Wort che, pur essendo sempre lontana/Fort perché non predeterminabile, indica di essere non uno strumento di comunicazione, ma un luogo/Ort in cui poter abitare.
“FORT. ORT. WORT.” Letteratura di ‘adozione’: sul caso di Tawada Yōko / Venezia, Simona. - In: ITINERARI. - ISSN 2036-9484. - LXIII:(2024), pp. 265-280.
“FORT. ORT. WORT.” Letteratura di ‘adozione’: sul caso di Tawada Yōko
SIMONA VENEZIA
2024
Abstract
Il contributo propone la nuova categoria di “letteratura d'adozione”, intendendo con essa una letteratura che tiene conto della situazione peculiare di quegli scrittori contemporanei che non subiscono - o non credono che sia necessariamente passiva e automatica - la scelta della lingua di espressione della propria opera, ma la decidono, scegliendo di fatto in quale lingua veicolare la propria arte. Partendo dall'innovativo concetto di Sprachmutter/Madre Lingua formulato dalla scrittrice nippo-tedesca Tawada Yōko, le consolidate certezze del concetto di Muttersprache/Lingua Madre inteso come fundamentum inconcussum - una sostanziale permanenza che non può essere ulteriormente questionata - saranno messe in discussione nel confronto con alcune delle più rilevanti indagini filosofiche sul tema. In un tale ambito il contributo si confronta con la questione dell'exofonia, all'insegna dell'abitare il frammezzo [Zwischenraum] tra le lingue che definisce nuove direzioni di relazione con il mondo. L'exofonia indica che lo Zwischenraum non è un “inter” inteso come punto di connessione, ma è il luogo autentico, un “ex” in cui interno ed esterno non si oppongono, ma in cui coesistono. Esprimersi nella propria Muttersprache è, infatti, una scelta generata dall'appartenenza a una determinata nazione e cultura, mentre scegliere una Sprachmutter è il risultato di un orientamento e non di una determinazione, di un'apertura e non di una chiusura. In questa co-appartenenza la relazione primaria con il mondo non è con una nazione o una cultura, ma con una lingua che offre sempre nuovi elementi di identità, proprio perché l'identità non è intesa come fissità, ma nella sua relazionalità dinamica. Una Lingua Madre legata a un'idea fissa e precostituita di nazione, società e cultura rimane una “figlia”, perché non favorisce le caratteristiche veramente “materne” della lingua, impedendone la generatività, la creatività e l'inclusività. Una Madre Lingua attiva invece proprio questa non-isolabilità del linguaggio basata sull'intrinseca relazionalità delle lingue: l'ibridazione tra culture diventa possibile attraverso l'esperienza di una parola/Wort che, pur essendo sempre lontana/Fort perché non predeterminabile, indica di essere non uno strumento di comunicazione, ma un luogo/Ort in cui poter abitare.| File | Dimensione | Formato | |
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