Il volume analizza la condizione di “straniero” nel Regno di Napoli tra XVII e XVIII secolo attraverso lo studio dei controlli sulla mobilità delle persone. Napoli e il suo regno costituiscono un interessante caso di studio, a partire dall’arco cronologico preso in esame, che comprende la fase finale del viceregno spagnolo, l’intero periodo di dominazione austriaca, infine l’affermazione della monarchia borbonica. Il passaggio attraverso tre regimi politici differenti ha consentito di apprezzare le trasformazioni istituzionali e i differenti indirizzi politici promossi dalle autorità centrali. Napoli, in particolare, è un punto di osservazione privilegiato, costituendo nel corso dell’intera età moderna un importante polo di attrazione per individui di svariate provenienze e condizioni sociali. Si è cercato di cogliere le interazioni tra diversi livelli istituzionali: dalle autorità di villaggio o di quartiere – nel caso della capitale – al governo centrale; senza trascurare le istanze dei corpi sociali e, quando le fonti lo hanno reso possibile, dei singoli individui. Una specifica attenzione è stata rivolta al ruolo del potere ecclesiastico nel processo di definizione dello straniero. Come è infatti emerso in alcuni studi, la confessione religiosa permase lungo tutta l’età moderna come probabilmente il criterio più solido di definizione della cittadinanza nei paesi dell’Europa occidentale. Ne emerge un quadro sfaccettato nel quale lo straniero veniva senz’altro percepito come “colui che viene da fuori” ma con diverse possibilità di attuare processi di inserimento sociale di successo. Il documento, inteso come un’attestazione cartacea prodotta da un ente riconosciuto dalle autorità, svolgeva un ruolo cruciale nell’attribuire agli individui in movimento la facoltà di agire. In tal senso, il Settecento fu un secolo di importanti sperimentazioni di nuove pratiche amministrative che costituirono un punto di svolta verso la monopolizzazione del potere certificatorio da parte dello Stato.
Cittadini ombratili. Mobilità e accoglienza degli stranieri nel Regno di Napoli (secoli XVII-XVIII) / Carnevale, D.. - (2024).
Cittadini ombratili. Mobilità e accoglienza degli stranieri nel Regno di Napoli (secoli XVII-XVIII)
diego carnevale
2024
Abstract
Il volume analizza la condizione di “straniero” nel Regno di Napoli tra XVII e XVIII secolo attraverso lo studio dei controlli sulla mobilità delle persone. Napoli e il suo regno costituiscono un interessante caso di studio, a partire dall’arco cronologico preso in esame, che comprende la fase finale del viceregno spagnolo, l’intero periodo di dominazione austriaca, infine l’affermazione della monarchia borbonica. Il passaggio attraverso tre regimi politici differenti ha consentito di apprezzare le trasformazioni istituzionali e i differenti indirizzi politici promossi dalle autorità centrali. Napoli, in particolare, è un punto di osservazione privilegiato, costituendo nel corso dell’intera età moderna un importante polo di attrazione per individui di svariate provenienze e condizioni sociali. Si è cercato di cogliere le interazioni tra diversi livelli istituzionali: dalle autorità di villaggio o di quartiere – nel caso della capitale – al governo centrale; senza trascurare le istanze dei corpi sociali e, quando le fonti lo hanno reso possibile, dei singoli individui. Una specifica attenzione è stata rivolta al ruolo del potere ecclesiastico nel processo di definizione dello straniero. Come è infatti emerso in alcuni studi, la confessione religiosa permase lungo tutta l’età moderna come probabilmente il criterio più solido di definizione della cittadinanza nei paesi dell’Europa occidentale. Ne emerge un quadro sfaccettato nel quale lo straniero veniva senz’altro percepito come “colui che viene da fuori” ma con diverse possibilità di attuare processi di inserimento sociale di successo. Il documento, inteso come un’attestazione cartacea prodotta da un ente riconosciuto dalle autorità, svolgeva un ruolo cruciale nell’attribuire agli individui in movimento la facoltà di agire. In tal senso, il Settecento fu un secolo di importanti sperimentazioni di nuove pratiche amministrative che costituirono un punto di svolta verso la monopolizzazione del potere certificatorio da parte dello Stato.| File | Dimensione | Formato | |
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