Ronald M. Dworkin (1931-2013) è stato uno dei filosofi del diritto e della politica più importanti degli ultimi sessant’anni. La sua celebrità si deve, in gran parte, alle critiche che egli ha rivolto al positivismo giuridico hartiano tra la fine degli anni Sessanta e l’inizio degli anni Settanta. L’idea fondamentale del libro è quella di offrire una rilettura complessiva ed in chiave costruttiva della jurisprudence dworkiniana, nel tentativo di smarcarla da quella relazione dicotomica con Herbert L. A. Hart (e con i suoi epigoni) che, pur avendone indubitabilmente segnato il destino, ha finito per ingessarla nelle stesse categorie di pensiero cui Dworkin ha più volte dimostrato di volersi opporre. L’interpretazione alternativa proposta da Giovanni Blando ruota intorno a quello che lui stesso definisce “il cruccio della legittimità”, ovvero il costante e diacronico interrogarsi di Dworkin sulla giustificazione del potere coercitivo esercitato dai funzionari pubblici e, in particolare, dai giudici. Nella ricostruzione offerta dall’autore, sarebbe questo “cruccio” più che la distanza dal positivismo giuridico in sé a spingere Dworkin ad opporsi così strenuamente alla tesi della discrezionalità; a convincerlo della necessità di elaborare un modello esigente di decisione giudiziale per i casi difficili; a pretendere che i diritti delle persone vengano presi sul serio attraverso quella formula particolarmente potente secondo cui "un governo responsabile dovrebbe essere pronto a giustificare tutto ciò che fa, soprattutto quando limita la libertà dei suoi cittadini"; a snidare le ideologie che si nascondono dietro la domanda, apparentemente neutrale, "cos’è diritto"; a difendere la celebre tesi dell’unica risposta corretta; a rifiutare il pluralismo per la sua passività e irresponsabilità dinanzi ai più o meno apparenti conflitti tra valori; a domandarsi, nella sua ultima grande opera, Justice for Hedgehogs, cosa dobbiamo a noi stessi e agli altri in quanto membri di una medesima comunità politica.
Il cruccio della legittimità. Studio sulla jurisprudence di Ronald Dworkin / Blando, Giovanni. - (2024), pp. 1-352.
Il cruccio della legittimità. Studio sulla jurisprudence di Ronald Dworkin
GIOVANNI BLANDO
2024
Abstract
Ronald M. Dworkin (1931-2013) è stato uno dei filosofi del diritto e della politica più importanti degli ultimi sessant’anni. La sua celebrità si deve, in gran parte, alle critiche che egli ha rivolto al positivismo giuridico hartiano tra la fine degli anni Sessanta e l’inizio degli anni Settanta. L’idea fondamentale del libro è quella di offrire una rilettura complessiva ed in chiave costruttiva della jurisprudence dworkiniana, nel tentativo di smarcarla da quella relazione dicotomica con Herbert L. A. Hart (e con i suoi epigoni) che, pur avendone indubitabilmente segnato il destino, ha finito per ingessarla nelle stesse categorie di pensiero cui Dworkin ha più volte dimostrato di volersi opporre. L’interpretazione alternativa proposta da Giovanni Blando ruota intorno a quello che lui stesso definisce “il cruccio della legittimità”, ovvero il costante e diacronico interrogarsi di Dworkin sulla giustificazione del potere coercitivo esercitato dai funzionari pubblici e, in particolare, dai giudici. Nella ricostruzione offerta dall’autore, sarebbe questo “cruccio” più che la distanza dal positivismo giuridico in sé a spingere Dworkin ad opporsi così strenuamente alla tesi della discrezionalità; a convincerlo della necessità di elaborare un modello esigente di decisione giudiziale per i casi difficili; a pretendere che i diritti delle persone vengano presi sul serio attraverso quella formula particolarmente potente secondo cui "un governo responsabile dovrebbe essere pronto a giustificare tutto ciò che fa, soprattutto quando limita la libertà dei suoi cittadini"; a snidare le ideologie che si nascondono dietro la domanda, apparentemente neutrale, "cos’è diritto"; a difendere la celebre tesi dell’unica risposta corretta; a rifiutare il pluralismo per la sua passività e irresponsabilità dinanzi ai più o meno apparenti conflitti tra valori; a domandarsi, nella sua ultima grande opera, Justice for Hedgehogs, cosa dobbiamo a noi stessi e agli altri in quanto membri di una medesima comunità politica.| File | Dimensione | Formato | |
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