Lo studio qui presentato intende condividere i risultati di una lunga ricerca su un'opera, finora considerata dispersa, dello scultore calabrese Francesco Jerace (1853-1937). Trasferitosi a Napoli da ragazzo, Jerace si era formato al Real Istituto di Belle Arti con Tito Angelini, esponente della linea classica, e Stanislao Lista, maestro del realismo plastico. Divenuto celebre nella maturità, Jerace lavorò per l'aristocrazia e l'alta borghesia napoletana e internazionale fino a essere molto apprezzato e richiesto. Una di queste opere è il gruppo marmoreo dei "Figliuoli Friedlaender", titolo con cui espose il triplice ritratto alla Biennale d'Arte di Venezia del 1909 in una sala a lui riservata. Lo studio ricostruisce anche gli intrecci con il suo mecenate, il vulcanologo svizzero Immanuel Friedlaender, l'importante collezione d'arte di quest'ultimo e l'Istituto di Vulcanologia da lui fondato a Napoli, a cui diede il nome dell'amata consorte, Villa Hertha. Sullo sfondo, le vicende di Napoli dall'inizio del XX secolo fino alle porte della Seconda Guerra Mondiale.
Francesco Jerace e Immanuel Friedlaender. Storia di un incontro e di un’opera / Valente, Isabella. - In: STUDI DI SCULTURA. - ISSN 2704-9981. - V:(2023), pp. 192-207.
Francesco Jerace e Immanuel Friedlaender. Storia di un incontro e di un’opera
Isabella Valente
2023
Abstract
Lo studio qui presentato intende condividere i risultati di una lunga ricerca su un'opera, finora considerata dispersa, dello scultore calabrese Francesco Jerace (1853-1937). Trasferitosi a Napoli da ragazzo, Jerace si era formato al Real Istituto di Belle Arti con Tito Angelini, esponente della linea classica, e Stanislao Lista, maestro del realismo plastico. Divenuto celebre nella maturità, Jerace lavorò per l'aristocrazia e l'alta borghesia napoletana e internazionale fino a essere molto apprezzato e richiesto. Una di queste opere è il gruppo marmoreo dei "Figliuoli Friedlaender", titolo con cui espose il triplice ritratto alla Biennale d'Arte di Venezia del 1909 in una sala a lui riservata. Lo studio ricostruisce anche gli intrecci con il suo mecenate, il vulcanologo svizzero Immanuel Friedlaender, l'importante collezione d'arte di quest'ultimo e l'Istituto di Vulcanologia da lui fondato a Napoli, a cui diede il nome dell'amata consorte, Villa Hertha. Sullo sfondo, le vicende di Napoli dall'inizio del XX secolo fino alle porte della Seconda Guerra Mondiale.| File | Dimensione | Formato | |
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