L’esistenza a Venosa di una fitta rete di cavità artificiali all’interno della Collina della Maddalena, presso il percorso della Via Appia, era nota già nel XVI secolo, quando quello che oggi sappiamo essere stato il settore inferiore di un vasto complesso cimiteriale ebraico tardoantico, era usato come ricovero per gli armenti e indicato nelle fonti coeve come “Grotte di Santa Rufina” (Lacerenza 1998; 2014). Depredate e rimaste a lungo in stato di abbandono, nel 1842 ne fu scoperto un settore superiore ancora intatto, che tuttavia quando nel 1853 si cominciò a indagare risultò essere stato, nel frattempo, a sua volta gravemente deteriorato. Di quel settore fu comunque rilevata la pianta e fino agli anni ’30 del Novecento vi si svolsero varie esplorazioni informali e alcuni sterri; ma l’attenzione degli studiosi si rivolse prevalentemente alle numerose epigrafi funerarie che vi erano state rivenute, in greco, ebraico e latino: queste ultime talora molto elaborate e presumibilmente di V-VI secolo, che testimoniavano un alto grado d’interazione fra la comunità ebraica venusina e quella cristiana. Conferma della datazione tarda di almeno una parte di questo settore, giunse negli anni ’60-’70, quando nel corso dei sopralluoghi di C. Colafemmina, in un’area precedentemente ignota, fu scoperto il primo testo con data (520) e un monumentale arcosolio dipinto, nella cui lunetta campeggiavano i simboli dell’ebraismo (Colafemmina 1974; 1978). Queste esplorazioni, benché asistematiche, confermarono l’esistenza nel colle di una complessa rete cimiteriale, a più livelli e con diversi ingressi, in uso presumibilmente fra IV e VI-VII secolo e di cui era evidentemente nota solo una piccola parte. Colafemmina mise in luce, contigue alle catacombe ebraiche, anche alcuni ipogei con simboli cristiani: la mancanza di fondi e il terremoto del 1980-81 impedirono tuttavia altre ricerche. Chiuse a causa di crolli, negli anni ’90 le catacombe furono interessate da alcuni lavori di messa in sicurezza, ma senza svolgervi alcuno studi specifici. Solo successivamente, in occasione di un vasto piano di consolidamento e restauro compiuto negli anni 2002-2005 ‒ al termine del quale le catacombe superiori sono state rese parzialmente accessibili al pubblico ‒ furono compiute alcune indagini archeologiche, non sistematiche, i cui risultati sono stati resi noti di recente (Lacerenza et al. 2020). Anche le vaste catacombe inferiori o “di Santa Rufina” sono state, in seguito, messe in sicurezza e restaurate. Tuttavia, nonostante tali passi avanti, il monumento è rimasto poco indagato, mal noto e, soprattutto, scarsa-mente valorizzato in rapporto sia alla sua importanza storica, religiosa e cultura-le, sia al suo potenziale turistico. Per verificare la fattibilità di un riesame, con un nuovo approccio scientifico, di questo imponente complesso cimiteriale, muovendo in primo luogo da una nuova ricognizione autoptica del materiale epigrafico ancora in situ, nel 2017 il Centro di Studi Ebraici dell’Università di Napoli L’Orientale diretto da G. Lacerenza ha promosso, in accordo con la Soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio della Basilicata (cui è affidata la tutela del monumento) e con il sostegno della Fondazione per i Beni Culturali Ebraici in Italia (organo dell’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane), un progetto-pilota a basso budget, “Venosa Ebraica”, fra i cui esiti vi è stato un saggio di scansione, con tecniche di fotogrammetria e laser scanner, di una piccola frazione delle catacombe ebraiche. L’esperimento ha avuto esito positivo e in pochi mesi (aprile-agosto 2018) è stato possibile realizzare una prima scansione interna ed esterna (TLS e drone), un video dimostrativo e una bozza di piattaforma per una visita virtuale interattiva. È stato così possibile accertare e misurare la fattibilità di un progetto di studio e digitalizzazione del monumento più ampio e approfondito, riguardante l’intera Collina della Maddalena e tutti gli ipogei in essa contenuti, mettendo in campo una selezione delle tecnologie più nuove ed efficaci in vista dell’auspicabile proseguimento delle ricerche con mezzi finalmente adeguati. Il riesame generale del complesso in tutti i suoi aspetti epigrafici, geologici e monumentali, offre inoltre l’occasione ideale per restituire il sito e il monumento a una più ampia conoscenza e visibilità, che finora è mancata. La particolare localizzazione di Venosa ‒ in un’area ancor oggi priva di sufficienti infrastrutture e di non facile raggiungibilità ‒ ne ha infatti finora compromesso la piena fruibilità benché, ultimamente, il territorio abbia iniziato ad attrarre un numero crescente di visitatori, grazie alle numerose vestigia storico-artistiche e monumentali presenti fra Melfi e Matera, territorio in cui Venosa è geograficamente intermedia, ma non meno centrale sotto il profilo culturale e turistico. Il progetto VENUSIA JUDAICA intende realizzare un nuovo e completo riesame del complesso cimiteriale nella Collina della Maddalena di Venosa, raccogliendo tutti i dati utili per un netto avanzamento delle conoscenze relative al sito in ambito epigrafico, archeologico, geologico e storico-monumentale. Il progetto svilupperà una nuova metodologia d’indagine di un bene culturale complesso e di gestione integrata delle informazioni e rispettive interpretazioni, mediante sistemi digitali di raccolta, gestione e rappresentazione dai dati.

Un nuovo progetto per le catacombe ebraiche di Venosa / Repola, Leopoldo; Cappelletti, Piergiulio; Lacerenza, Giancarlo. - In: ATTI DELL'ACCADEMIA PONTANIANA. - ISSN 1121-9238. - volume lXXII:(2023), pp. 125-137.

Un nuovo progetto per le catacombe ebraiche di Venosa

Leopoldo Repola;Piergiulio Cappelletti;Giancarlo Lacerenza
2023

Abstract

L’esistenza a Venosa di una fitta rete di cavità artificiali all’interno della Collina della Maddalena, presso il percorso della Via Appia, era nota già nel XVI secolo, quando quello che oggi sappiamo essere stato il settore inferiore di un vasto complesso cimiteriale ebraico tardoantico, era usato come ricovero per gli armenti e indicato nelle fonti coeve come “Grotte di Santa Rufina” (Lacerenza 1998; 2014). Depredate e rimaste a lungo in stato di abbandono, nel 1842 ne fu scoperto un settore superiore ancora intatto, che tuttavia quando nel 1853 si cominciò a indagare risultò essere stato, nel frattempo, a sua volta gravemente deteriorato. Di quel settore fu comunque rilevata la pianta e fino agli anni ’30 del Novecento vi si svolsero varie esplorazioni informali e alcuni sterri; ma l’attenzione degli studiosi si rivolse prevalentemente alle numerose epigrafi funerarie che vi erano state rivenute, in greco, ebraico e latino: queste ultime talora molto elaborate e presumibilmente di V-VI secolo, che testimoniavano un alto grado d’interazione fra la comunità ebraica venusina e quella cristiana. Conferma della datazione tarda di almeno una parte di questo settore, giunse negli anni ’60-’70, quando nel corso dei sopralluoghi di C. Colafemmina, in un’area precedentemente ignota, fu scoperto il primo testo con data (520) e un monumentale arcosolio dipinto, nella cui lunetta campeggiavano i simboli dell’ebraismo (Colafemmina 1974; 1978). Queste esplorazioni, benché asistematiche, confermarono l’esistenza nel colle di una complessa rete cimiteriale, a più livelli e con diversi ingressi, in uso presumibilmente fra IV e VI-VII secolo e di cui era evidentemente nota solo una piccola parte. Colafemmina mise in luce, contigue alle catacombe ebraiche, anche alcuni ipogei con simboli cristiani: la mancanza di fondi e il terremoto del 1980-81 impedirono tuttavia altre ricerche. Chiuse a causa di crolli, negli anni ’90 le catacombe furono interessate da alcuni lavori di messa in sicurezza, ma senza svolgervi alcuno studi specifici. Solo successivamente, in occasione di un vasto piano di consolidamento e restauro compiuto negli anni 2002-2005 ‒ al termine del quale le catacombe superiori sono state rese parzialmente accessibili al pubblico ‒ furono compiute alcune indagini archeologiche, non sistematiche, i cui risultati sono stati resi noti di recente (Lacerenza et al. 2020). Anche le vaste catacombe inferiori o “di Santa Rufina” sono state, in seguito, messe in sicurezza e restaurate. Tuttavia, nonostante tali passi avanti, il monumento è rimasto poco indagato, mal noto e, soprattutto, scarsa-mente valorizzato in rapporto sia alla sua importanza storica, religiosa e cultura-le, sia al suo potenziale turistico. Per verificare la fattibilità di un riesame, con un nuovo approccio scientifico, di questo imponente complesso cimiteriale, muovendo in primo luogo da una nuova ricognizione autoptica del materiale epigrafico ancora in situ, nel 2017 il Centro di Studi Ebraici dell’Università di Napoli L’Orientale diretto da G. Lacerenza ha promosso, in accordo con la Soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio della Basilicata (cui è affidata la tutela del monumento) e con il sostegno della Fondazione per i Beni Culturali Ebraici in Italia (organo dell’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane), un progetto-pilota a basso budget, “Venosa Ebraica”, fra i cui esiti vi è stato un saggio di scansione, con tecniche di fotogrammetria e laser scanner, di una piccola frazione delle catacombe ebraiche. L’esperimento ha avuto esito positivo e in pochi mesi (aprile-agosto 2018) è stato possibile realizzare una prima scansione interna ed esterna (TLS e drone), un video dimostrativo e una bozza di piattaforma per una visita virtuale interattiva. È stato così possibile accertare e misurare la fattibilità di un progetto di studio e digitalizzazione del monumento più ampio e approfondito, riguardante l’intera Collina della Maddalena e tutti gli ipogei in essa contenuti, mettendo in campo una selezione delle tecnologie più nuove ed efficaci in vista dell’auspicabile proseguimento delle ricerche con mezzi finalmente adeguati. Il riesame generale del complesso in tutti i suoi aspetti epigrafici, geologici e monumentali, offre inoltre l’occasione ideale per restituire il sito e il monumento a una più ampia conoscenza e visibilità, che finora è mancata. La particolare localizzazione di Venosa ‒ in un’area ancor oggi priva di sufficienti infrastrutture e di non facile raggiungibilità ‒ ne ha infatti finora compromesso la piena fruibilità benché, ultimamente, il territorio abbia iniziato ad attrarre un numero crescente di visitatori, grazie alle numerose vestigia storico-artistiche e monumentali presenti fra Melfi e Matera, territorio in cui Venosa è geograficamente intermedia, ma non meno centrale sotto il profilo culturale e turistico. Il progetto VENUSIA JUDAICA intende realizzare un nuovo e completo riesame del complesso cimiteriale nella Collina della Maddalena di Venosa, raccogliendo tutti i dati utili per un netto avanzamento delle conoscenze relative al sito in ambito epigrafico, archeologico, geologico e storico-monumentale. Il progetto svilupperà una nuova metodologia d’indagine di un bene culturale complesso e di gestione integrata delle informazioni e rispettive interpretazioni, mediante sistemi digitali di raccolta, gestione e rappresentazione dai dati.
2023
Un nuovo progetto per le catacombe ebraiche di Venosa / Repola, Leopoldo; Cappelletti, Piergiulio; Lacerenza, Giancarlo. - In: ATTI DELL'ACCADEMIA PONTANIANA. - ISSN 1121-9238. - volume lXXII:(2023), pp. 125-137.
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