Le radici dei diritti civici o di uso civico affondano nella consuetudine dell’utilizzo delle terre finalizzato alla sopravvivenza e alla difesa. Il fenomeno risale fino ai primi insediamenti umani sui territori, si configura, a mio avviso, sostanzialmente nel diritto romano e trova massima espressione nella prima età medioevale coerentemente con l’economia di quel periodo legata allo sfruttamento della terra e allo scambio in natura. Gli usi civici sopravvissero in epoca feudale e solo a seguito dell’influenza del movimento rivoluzionario francese e, quindi, allo sgretolar-si di un sistema ad economia chiusa in cui le comunità subivano i soprusi dei feudatari, i diritti di uso civico cessarono di essere esercitati dalla comunità rurale sui beni feudali e furono, così, liquidati e convertiti in compensi sostitutivi. Il processo di liquidazione dei diritti civici coinvolse le terre feudali pur non riguardando i possessi delle comunità originarie che convissero con i poteri della nuova società borghese. Questa poneva l’individuo al centro della società e considerava, di conseguenza, ogni forma di utilizzo collettivo un freno al proprio progresso in quanto si riteneva che gli usi civici costituissero un intralcio alla libera disponibilità dei beni immobili e al potere di iniziativa dei proprietari. Limitati dalla prevalenza riservata alla proprietà individuale dal Code ci-vil, dalla Pandettistica tedesca e dai codici dell’Ottocento borghese, nonché interpretati come ostacolo al processo di industrializzazione dell’agricoltura e all’affermarsi del liberalismo economico, gli usi civici ebbero a lungo, quindi, una connotazione negativa che ha attraversato XIX e XX secolo. Solo di recente la considerazione che una politica favorevole a forme di uso gratuito della terra connesse ad un’agricoltura sostenibile potrebbe restituire alla collettività, quale titolare di domini collettivi, nuove opportunità per garantire economie solidali, inclusione sociale e produzione di nuovi beni comuni, ha alimentato un processo di rivalutazione degli usi civici quali concrete opportunità di sviluppo e di accesso alla terra: valorizzare tali usi da parte delle comunità rurali di villaggio potrebbe garantire, infatti, la conservazione del patrimonio agro-silvo-pastorale e, quindi, una più efficace difesa del territorio. In tale ottica emerge l’importanza di analizzare le origini storiche degli usi civici che sono l’espressione di uno ius singulare imprescrittibile fondato sul diritto naturale di ragione pubblica e sociale e interpretato quale residuo di antiche forme di diritti collettivi nonché quale risultato delle concessioni fatte alle popolazioni per ragioni economiche e politiche. Una prospettiva storica rivela con evidenza immediata la circostanza che gli usi civici si collocano in quel patrimonio di valori antichi che si basa fondamentalmente sulla terra quale riferimento essenziale per la vita cui costantemente le fonti antiche fanno riferimento.
Gli usi civici tra passato e presente: un patrimonio di valori antichi / Carro, Valeria. - In: RIVISTA DI DIRITTO ROMANO. - ISSN 2039-9677. - (2024), pp. 167-184.
Gli usi civici tra passato e presente: un patrimonio di valori antichi
valeria carro
2024
Abstract
Le radici dei diritti civici o di uso civico affondano nella consuetudine dell’utilizzo delle terre finalizzato alla sopravvivenza e alla difesa. Il fenomeno risale fino ai primi insediamenti umani sui territori, si configura, a mio avviso, sostanzialmente nel diritto romano e trova massima espressione nella prima età medioevale coerentemente con l’economia di quel periodo legata allo sfruttamento della terra e allo scambio in natura. Gli usi civici sopravvissero in epoca feudale e solo a seguito dell’influenza del movimento rivoluzionario francese e, quindi, allo sgretolar-si di un sistema ad economia chiusa in cui le comunità subivano i soprusi dei feudatari, i diritti di uso civico cessarono di essere esercitati dalla comunità rurale sui beni feudali e furono, così, liquidati e convertiti in compensi sostitutivi. Il processo di liquidazione dei diritti civici coinvolse le terre feudali pur non riguardando i possessi delle comunità originarie che convissero con i poteri della nuova società borghese. Questa poneva l’individuo al centro della società e considerava, di conseguenza, ogni forma di utilizzo collettivo un freno al proprio progresso in quanto si riteneva che gli usi civici costituissero un intralcio alla libera disponibilità dei beni immobili e al potere di iniziativa dei proprietari. Limitati dalla prevalenza riservata alla proprietà individuale dal Code ci-vil, dalla Pandettistica tedesca e dai codici dell’Ottocento borghese, nonché interpretati come ostacolo al processo di industrializzazione dell’agricoltura e all’affermarsi del liberalismo economico, gli usi civici ebbero a lungo, quindi, una connotazione negativa che ha attraversato XIX e XX secolo. Solo di recente la considerazione che una politica favorevole a forme di uso gratuito della terra connesse ad un’agricoltura sostenibile potrebbe restituire alla collettività, quale titolare di domini collettivi, nuove opportunità per garantire economie solidali, inclusione sociale e produzione di nuovi beni comuni, ha alimentato un processo di rivalutazione degli usi civici quali concrete opportunità di sviluppo e di accesso alla terra: valorizzare tali usi da parte delle comunità rurali di villaggio potrebbe garantire, infatti, la conservazione del patrimonio agro-silvo-pastorale e, quindi, una più efficace difesa del territorio. In tale ottica emerge l’importanza di analizzare le origini storiche degli usi civici che sono l’espressione di uno ius singulare imprescrittibile fondato sul diritto naturale di ragione pubblica e sociale e interpretato quale residuo di antiche forme di diritti collettivi nonché quale risultato delle concessioni fatte alle popolazioni per ragioni economiche e politiche. Una prospettiva storica rivela con evidenza immediata la circostanza che gli usi civici si collocano in quel patrimonio di valori antichi che si basa fondamentalmente sulla terra quale riferimento essenziale per la vita cui costantemente le fonti antiche fanno riferimento.| File | Dimensione | Formato | |
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