Si analizza la possibilità di utilizzare sistemi di IA per limitare gli eccessi di autoreferenzialità che talvolta vengono prodotti da un corpo stabile di giudici. Inoltre, si discute se il problema della corretta motivazione di una decisione giudiziaria nel caso di confronto tra culture indigene e sistemi giuridici occidentali possa essere risolto con algoritmi di apprendimento automatico. Per quanto riguarda la prima domanda, gli strumenti di controllo elaborati dalla dottrina, sull’operato del giudice non riescono a penetrare all’interno del “sistema cognitivo giudice” valutando e separando i suoi interessi ed i suoi pregiudizi dagli interessi istituzionali che dovrebbe rappresentare ed esprimere. Noi non riusciamo a distinguere la sentenza di un giudice corrotto da quella di un giudice onesto dall’interno della sentenza stessa, dobbiamo ricorrere a fattori esterni. Ciò significa che la sentenza di un giudice, per quanto riccamente argomentata, non è una sufficiente garanzia di sé stessa, della sua imparzialità o terzietà. In questi casi, è proprio la umanità del giudice ad essere un problema. La pretesa imparzialità o terzietà del giudice appartiene al mondo del dover essere, non è una realtà realizzata ma un fine al quale l’ordinamento tende. Per questo motivo l’intervento dei sistemi artificiali nella fase di valutazione e decisione può essere migliorativo. Anche il semplice conflitto tra la decisione del giudice e la scelta operata da uno di questi sistemi potrebbe essere un indice significativo che necessiterebbe di motivazione e soluzione. Per la seconda domanda, intendo affrontare la domanda se sia risolvibile con algoritmi di machine learning il problema della corretta motivazione di una decisione giudiziale nel caso di confronto tra culture assai distanti in termini di spiegazione del mondo. L’indagine è svolta con una metodologia empirista, sulla scorta dell'esperimento condotto dal gruppo di ricerca LAILA con strumenti di apprendimento automatico sull’attribuzione dello status di rifugiato nelle domande di asilo rivolte alle Commissioni territoriali. La ricerca ha utilizzato modelli di reti neurali artificiali supervisionati, per misurare il peso assunto da fattori socio-culturali e giuridici diversi in sede di valutazione giudiziaria delle richieste di protezione internazionale; ha però mancato di raggiungere l’obiettivo di replicare il giudizio umano. La significatività della ricerca va colta proprio nel testare la risposta di algoritmi predittivi in casi in cui la parte discrezionale, decisoria, del giudice, è assai prevalente rispetto a quella descrittivo-interpretativa. Nel nostro caso il giudice si trova di fronte ad una narrazione che avviene nei termini di una cultura diversa e molto distante dalla sua. Su queste narrazioni, però, il giudice deve fondare la sua decisione. Resta, a mio avviso, insondabile e non parametrabile il vallo che separa i diversi insiemi di rappresentazioni. Realtà predicabili secondo verità in una cultura non lo sono più in un’altra. Ad esempio, la mancanza del concetto di causa, che richieda una ben precisa valutazione spazio-temporale, fa venir meno in toto la possibilità di valutazione razionale della narrazione del richiedente asilo da parte del giudice e quindi la corretta esplicazione dei motivi che fondano la risposta alla richiesta. Quale è il “vero” tempo, quello misurato nella cultura occidentale dopo Einstein o quello degli Amondawa e di altre tribù amazzoniche o africane che non posseggono un concetto unitario di tempo? La stessa domanda può essere posta per gli oggetti animati, ad esempio, cioè con anima e volontà, delle culture animiste africane, e sono molte. È evidente che la correttezza, o, se vogliamo, giustezza, dell’intera procedura si tiene sul punto di una corretta traslazione di significati dal sistema culturale del richiedente asilo a quello occidentale e, come ogni antropologo sa, questo percorso è difficile, irto di errori e, tutto sommato, scarso nei risultati: le culture indigene e quelle occidentali sono, allo stato attuale, incommensurabili. Resta la percezione emozionale di uno stato d’animo, di un convincimento personale, che da soli, però, non sarebbero sufficienti alla motivazione del giudizio del giudice. Nonostante la inaffidabilità informativa, la narrazione del richiedente asilo resta il punto cardine attraverso il quale il giudice decide. Sono fermamente convinto che l’attività ragionativa del giudice, nel nostro ambito, percorra vie razionali, ma i risultati dell’esperimento lasciano supporre diversamente. Debbo quindi concludere in accordo ai risultati fin qui ottenuti: questo è un settore in cui l’importanza della valutazione puramente emozionale viene in evidenza. Non c’è altra risposta possibile oltre a questa. La prova potrebbe essere data trovando dei parametri esterni al contesto legale, ma in base ai quali le reti riescono a giungere ad una previsione soddisfacente per lo stesso set di esempi. Questo potrebbe essere il prosieguo della ricerca
Algoritmi giuridici di machine learning e controllo del giudicato interculturale / Romeo, Francesco. - In: RIVISTA DI FILOSOFIA DEL DIRITTO. - ISSN 2280-482X. - xii:1/2023(2023), pp. 157-168. [10.4477/107226]
Algoritmi giuridici di machine learning e controllo del giudicato interculturale
Francesco Romeo
2023
Abstract
Si analizza la possibilità di utilizzare sistemi di IA per limitare gli eccessi di autoreferenzialità che talvolta vengono prodotti da un corpo stabile di giudici. Inoltre, si discute se il problema della corretta motivazione di una decisione giudiziaria nel caso di confronto tra culture indigene e sistemi giuridici occidentali possa essere risolto con algoritmi di apprendimento automatico. Per quanto riguarda la prima domanda, gli strumenti di controllo elaborati dalla dottrina, sull’operato del giudice non riescono a penetrare all’interno del “sistema cognitivo giudice” valutando e separando i suoi interessi ed i suoi pregiudizi dagli interessi istituzionali che dovrebbe rappresentare ed esprimere. Noi non riusciamo a distinguere la sentenza di un giudice corrotto da quella di un giudice onesto dall’interno della sentenza stessa, dobbiamo ricorrere a fattori esterni. Ciò significa che la sentenza di un giudice, per quanto riccamente argomentata, non è una sufficiente garanzia di sé stessa, della sua imparzialità o terzietà. In questi casi, è proprio la umanità del giudice ad essere un problema. La pretesa imparzialità o terzietà del giudice appartiene al mondo del dover essere, non è una realtà realizzata ma un fine al quale l’ordinamento tende. Per questo motivo l’intervento dei sistemi artificiali nella fase di valutazione e decisione può essere migliorativo. Anche il semplice conflitto tra la decisione del giudice e la scelta operata da uno di questi sistemi potrebbe essere un indice significativo che necessiterebbe di motivazione e soluzione. Per la seconda domanda, intendo affrontare la domanda se sia risolvibile con algoritmi di machine learning il problema della corretta motivazione di una decisione giudiziale nel caso di confronto tra culture assai distanti in termini di spiegazione del mondo. L’indagine è svolta con una metodologia empirista, sulla scorta dell'esperimento condotto dal gruppo di ricerca LAILA con strumenti di apprendimento automatico sull’attribuzione dello status di rifugiato nelle domande di asilo rivolte alle Commissioni territoriali. La ricerca ha utilizzato modelli di reti neurali artificiali supervisionati, per misurare il peso assunto da fattori socio-culturali e giuridici diversi in sede di valutazione giudiziaria delle richieste di protezione internazionale; ha però mancato di raggiungere l’obiettivo di replicare il giudizio umano. La significatività della ricerca va colta proprio nel testare la risposta di algoritmi predittivi in casi in cui la parte discrezionale, decisoria, del giudice, è assai prevalente rispetto a quella descrittivo-interpretativa. Nel nostro caso il giudice si trova di fronte ad una narrazione che avviene nei termini di una cultura diversa e molto distante dalla sua. Su queste narrazioni, però, il giudice deve fondare la sua decisione. Resta, a mio avviso, insondabile e non parametrabile il vallo che separa i diversi insiemi di rappresentazioni. Realtà predicabili secondo verità in una cultura non lo sono più in un’altra. Ad esempio, la mancanza del concetto di causa, che richieda una ben precisa valutazione spazio-temporale, fa venir meno in toto la possibilità di valutazione razionale della narrazione del richiedente asilo da parte del giudice e quindi la corretta esplicazione dei motivi che fondano la risposta alla richiesta. Quale è il “vero” tempo, quello misurato nella cultura occidentale dopo Einstein o quello degli Amondawa e di altre tribù amazzoniche o africane che non posseggono un concetto unitario di tempo? La stessa domanda può essere posta per gli oggetti animati, ad esempio, cioè con anima e volontà, delle culture animiste africane, e sono molte. È evidente che la correttezza, o, se vogliamo, giustezza, dell’intera procedura si tiene sul punto di una corretta traslazione di significati dal sistema culturale del richiedente asilo a quello occidentale e, come ogni antropologo sa, questo percorso è difficile, irto di errori e, tutto sommato, scarso nei risultati: le culture indigene e quelle occidentali sono, allo stato attuale, incommensurabili. Resta la percezione emozionale di uno stato d’animo, di un convincimento personale, che da soli, però, non sarebbero sufficienti alla motivazione del giudizio del giudice. Nonostante la inaffidabilità informativa, la narrazione del richiedente asilo resta il punto cardine attraverso il quale il giudice decide. Sono fermamente convinto che l’attività ragionativa del giudice, nel nostro ambito, percorra vie razionali, ma i risultati dell’esperimento lasciano supporre diversamente. Debbo quindi concludere in accordo ai risultati fin qui ottenuti: questo è un settore in cui l’importanza della valutazione puramente emozionale viene in evidenza. Non c’è altra risposta possibile oltre a questa. La prova potrebbe essere data trovando dei parametri esterni al contesto legale, ma in base ai quali le reti riescono a giungere ad una previsione soddisfacente per lo stesso set di esempi. Questo potrebbe essere il prosieguo della ricerca| File | Dimensione | Formato | |
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