La profonda crisi epidemica che sta mettendo in ginocchio i sistemi sociali, politici ed economici di tutto il mondo apre numerosi scenari di confronto e riflessione anche sui sistemi organizzativi che riguardano l’assistenza sanitaria, duramente colpita in questo periodo. Occorre ripensare le strutture sanitarie e socio-assistenziali dal punto di vista tecnologico, impiantistico, architettonico e sensoriale. La migliore organizzazione degli spazi per il fruitore – paziente, operatore sanitario o visitatore – richiede un atteggiamento di alto rispetto nei confronti della persona, conformandosi alle sue complesse necessità, facilitandone i contatti, i percorsi, la permanenza e creando un ambiente accogliente, rassicurante e mai ostile. La struttura sanitaria deve garantire non solo la salute dell’individuo ma anche il benessere fisico, psichico e ambientale suo e degli altri fruitori, riducendo la dannosa Sindrome dell’Edificio Malato (Sick Building Sindrome; Bodiglio, 2017). Il colore dell’architettura, degli arredi, delle finiture, della segnaletica – insieme allo studio di suoni, odori, temperatura, umidità, ventilazione, luminosità, igiene – può giocare un ruolo fondamentale nella rigenerazione degli edifici per la sanità e nella loro umanizzazione. Inoltre, l’uso sapiente del colore può realizzare sistemi informativi spaziali che supportino e semplifichino anche l’esplorazione dell’utente all’interno di un contesto complesso e articolato (Bollini, 2012), addirittura alla scala urbana, come lo è una struttura sanitaria. Il rapporto tra colore, salute e benessere è universalmente riconosciuto: un ambiente gradevole ha un potere terapeutico aggiuntivo e può collaborare alla guarigione, riducendo il periodo di degenza; anche il personale sanitario, generalmente sottoposto ad attività, orari e rapporti molto stressanti, ne trae maggiori motivazioni e benefici. Attraverso l’uso funzionale del colore è possibile quindi trasformare o progettare spazi finalizzati al comfort ambientale e, contestualmente, migliorare la fruibilità e l’organizzazione dei percorsi, sia esterni che interni, per supportare quelle sequenze di azioni e procedure che sono anche strettamente correlate all’incremento del rischio clinico per il paziente o per l’operatore, come sarà evidenziato nel caso preso in esame. Sulla base delle sintetiche considerazioni sopra esposte, il presente contributo propone un approccio metodologico alla “trasformazione/rigenerazione” degli ambienti sanitari e socio-assistenziali, analizzando in particolare il ruolo del colore nella efficace definizione e comunicazione di collegamenti, accessi, flussi, funzioni. Lo studio si inserisce in una ricerca più ampia che tratta la rigenerazione del patrimonio edilizio funzionale all’assistenza socio-sanitaria e ai più evoluti concetti di housing sociale

Il colore per la fruibilità ampliata delle strutture sanitarie

D'Auria Saverio
;
Papa Lia Maria
2020

Abstract

La profonda crisi epidemica che sta mettendo in ginocchio i sistemi sociali, politici ed economici di tutto il mondo apre numerosi scenari di confronto e riflessione anche sui sistemi organizzativi che riguardano l’assistenza sanitaria, duramente colpita in questo periodo. Occorre ripensare le strutture sanitarie e socio-assistenziali dal punto di vista tecnologico, impiantistico, architettonico e sensoriale. La migliore organizzazione degli spazi per il fruitore – paziente, operatore sanitario o visitatore – richiede un atteggiamento di alto rispetto nei confronti della persona, conformandosi alle sue complesse necessità, facilitandone i contatti, i percorsi, la permanenza e creando un ambiente accogliente, rassicurante e mai ostile. La struttura sanitaria deve garantire non solo la salute dell’individuo ma anche il benessere fisico, psichico e ambientale suo e degli altri fruitori, riducendo la dannosa Sindrome dell’Edificio Malato (Sick Building Sindrome; Bodiglio, 2017). Il colore dell’architettura, degli arredi, delle finiture, della segnaletica – insieme allo studio di suoni, odori, temperatura, umidità, ventilazione, luminosità, igiene – può giocare un ruolo fondamentale nella rigenerazione degli edifici per la sanità e nella loro umanizzazione. Inoltre, l’uso sapiente del colore può realizzare sistemi informativi spaziali che supportino e semplifichino anche l’esplorazione dell’utente all’interno di un contesto complesso e articolato (Bollini, 2012), addirittura alla scala urbana, come lo è una struttura sanitaria. Il rapporto tra colore, salute e benessere è universalmente riconosciuto: un ambiente gradevole ha un potere terapeutico aggiuntivo e può collaborare alla guarigione, riducendo il periodo di degenza; anche il personale sanitario, generalmente sottoposto ad attività, orari e rapporti molto stressanti, ne trae maggiori motivazioni e benefici. Attraverso l’uso funzionale del colore è possibile quindi trasformare o progettare spazi finalizzati al comfort ambientale e, contestualmente, migliorare la fruibilità e l’organizzazione dei percorsi, sia esterni che interni, per supportare quelle sequenze di azioni e procedure che sono anche strettamente correlate all’incremento del rischio clinico per il paziente o per l’operatore, come sarà evidenziato nel caso preso in esame. Sulla base delle sintetiche considerazioni sopra esposte, il presente contributo propone un approccio metodologico alla “trasformazione/rigenerazione” degli ambienti sanitari e socio-assistenziali, analizzando in particolare il ruolo del colore nella efficace definizione e comunicazione di collegamenti, accessi, flussi, funzioni. Lo studio si inserisce in una ricerca più ampia che tratta la rigenerazione del patrimonio edilizio funzionale all’assistenza socio-sanitaria e ai più evoluti concetti di housing sociale
978-88-99513-12-2
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: https://hdl.handle.net/11588/900617
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