Negli ultimi decenni il design, inteso sia come pratica che come pensiero progettuale, ha intersecato sempre più frequentemente i suoi percorsi con le scienze cosiddette hard (fisica, chimica, matematica, biologia) (de Vries et al.,1993) ma anche con le scienze contemporanee più fluide e interdisciplinari come la biologia sintetica (Agapakis, 2013), le neuroscienze (Biondi, Rognoli & Levi, 2009), la bioingegneria (Kutz, 2003; Ramsden et al., 2007), le nanotecnologie (Kemp, 2017). Il paper propone un'indagine, attraverso una lettura critica “antidisciplinare” (Ito, 2016) delle diverse forme di design che collabora con la scienza (design della materia, design per la visualizzazione scientifica, design bio-parametrico, critical design scientifico), allo scopo di comprendere se i loro intenti, e in particolare la scelta di ricorrere al rigore e all'attendibilità dei metodi e dei risultati scientifici, possano essere intesi come segni di persistenza, o riscoperta, di caratteri attribuiti alla modernità nel design contemporaneo. Il metodo adottato si fonda sulla correlazione critica tra approcci progettuali e culturali osservati nel “design scientifico” e alcune delle categorie individuate come sintomi di modernità e postmodernità. L'indagine fa riferimento ad un periodo temporale preciso che va dal 2008 (anno dell'esposizione Design and Elastic Mind) al 2018, per assicurare una comparabilità tra i diversi percorsi del design che si interseca con la scienza, spesso così differenti tra loro. Per effettuare questa analisi sono state impiegate categorie tratte dalla letteratura di diversi settori (storia, arte, scienza, filosofia, sociologia) che convivono e si relazionano nella complessa dimensione del “design scientifico”.

Design e scienza: tracce di una nuova modernità

LANGELLA Carla
2018

Abstract

Negli ultimi decenni il design, inteso sia come pratica che come pensiero progettuale, ha intersecato sempre più frequentemente i suoi percorsi con le scienze cosiddette hard (fisica, chimica, matematica, biologia) (de Vries et al.,1993) ma anche con le scienze contemporanee più fluide e interdisciplinari come la biologia sintetica (Agapakis, 2013), le neuroscienze (Biondi, Rognoli & Levi, 2009), la bioingegneria (Kutz, 2003; Ramsden et al., 2007), le nanotecnologie (Kemp, 2017). Il paper propone un'indagine, attraverso una lettura critica “antidisciplinare” (Ito, 2016) delle diverse forme di design che collabora con la scienza (design della materia, design per la visualizzazione scientifica, design bio-parametrico, critical design scientifico), allo scopo di comprendere se i loro intenti, e in particolare la scelta di ricorrere al rigore e all'attendibilità dei metodi e dei risultati scientifici, possano essere intesi come segni di persistenza, o riscoperta, di caratteri attribuiti alla modernità nel design contemporaneo. Il metodo adottato si fonda sulla correlazione critica tra approcci progettuali e culturali osservati nel “design scientifico” e alcune delle categorie individuate come sintomi di modernità e postmodernità. L'indagine fa riferimento ad un periodo temporale preciso che va dal 2008 (anno dell'esposizione Design and Elastic Mind) al 2018, per assicurare una comparabilità tra i diversi percorsi del design che si interseca con la scienza, spesso così differenti tra loro. Per effettuare questa analisi sono state impiegate categorie tratte dalla letteratura di diversi settori (storia, arte, scienza, filosofia, sociologia) che convivono e si relazionano nella complessa dimensione del “design scientifico”.
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