Il saggio intende analizzare i limiti che il potere amministrativo incontra nei procedimenti di espulsione dello straniero extracomunitario, allorchè esso impatti sui diritti fondamentali, la cui effettività implica la permanenza del soggetto sul territorio nazionale. In particolare, la riflessione si muove nell’ambito della disciplina sulle condizioni di ingresso di soggiorno prevista dal d.lgs. 286/98, come succ. mod. e integr., da cui emerge che il perseguimento della tutela dell’ordine pubblico e della sicurezza è affidato ad un sistema di regole volto a far prevalere, quasi automaticamente, l’interesse pubblico su quello individuale alla prosecuzione del soggiorno. Sicché, in questo sistema, la tutela dei diritti fondamentali che si realizza attraverso il mantenimento di legami affettivi, sociali, economici, che lo straniero ha costituito in un certo contesto territoriale di riferimento, risulta confinata nell’ambito di spazi normativi angusti e non sufficientemente adeguati agli standard internazionali. In questo scenario, particolare rilievo ha assunto la giurisprudenza della Corte Europea, la quale ha espresso posizioni molto significative in ordine ai limiti del potere espulsivo, lesivo di specifiche posizione soggettive garantite dalla CEDU. In particolare, la Corte di Strasburgo, attraverso una interpretazione coordinata degli art. 6 e 13 CEDU, ha individuato nella proporzionalità della decisione il parametro di legittimità del provvedimento lesivo, ritenendo che le esigenze di controllo del territorio non possono apoditticamente, e senza una valutazione delle circostanze rilevanti nel singolo caso concreto, ritenersi prevalenti sui diritti della persona straniera garantiti dalla CEDU.

Potere amministrativo e principio di proporzionalità nella prospettiva dell’effettività delle tutele della persona immigrata

MARGHERITA INTERLANDI
2018

Abstract

Il saggio intende analizzare i limiti che il potere amministrativo incontra nei procedimenti di espulsione dello straniero extracomunitario, allorchè esso impatti sui diritti fondamentali, la cui effettività implica la permanenza del soggetto sul territorio nazionale. In particolare, la riflessione si muove nell’ambito della disciplina sulle condizioni di ingresso di soggiorno prevista dal d.lgs. 286/98, come succ. mod. e integr., da cui emerge che il perseguimento della tutela dell’ordine pubblico e della sicurezza è affidato ad un sistema di regole volto a far prevalere, quasi automaticamente, l’interesse pubblico su quello individuale alla prosecuzione del soggiorno. Sicché, in questo sistema, la tutela dei diritti fondamentali che si realizza attraverso il mantenimento di legami affettivi, sociali, economici, che lo straniero ha costituito in un certo contesto territoriale di riferimento, risulta confinata nell’ambito di spazi normativi angusti e non sufficientemente adeguati agli standard internazionali. In questo scenario, particolare rilievo ha assunto la giurisprudenza della Corte Europea, la quale ha espresso posizioni molto significative in ordine ai limiti del potere espulsivo, lesivo di specifiche posizione soggettive garantite dalla CEDU. In particolare, la Corte di Strasburgo, attraverso una interpretazione coordinata degli art. 6 e 13 CEDU, ha individuato nella proporzionalità della decisione il parametro di legittimità del provvedimento lesivo, ritenendo che le esigenze di controllo del territorio non possono apoditticamente, e senza una valutazione delle circostanze rilevanti nel singolo caso concreto, ritenersi prevalenti sui diritti della persona straniera garantiti dalla CEDU.
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