L'identificazione della volontà dell'atto e l'operatività del regime di postergazione legale nei versamenti soci, sono questioni che appaiono collocarsi su differenti livelli i quali tuttavia non risultano privi di una qualche interrelazione sul piano funzionale. Difatti, l'insieme dei finanziamenti soggetti a postergazione sembra continente rispetto a quello dei versamenti attratti al regime di capitale o comunque disposti in una situazione di sottocapitalizzazione nominale. Ciò può consentire -anche considerati i risultati della elaborazione giurisprudenziale in favore di una applicazione estensiva dell'art. 2467 c.c. alle s.p.a. di ridotta dimensione o comunque a struttura familiare- un percorso di rivalutazione dei principi generali di interpretazione del contratto nella identificazione della causa del versamento soci che sia in grado di emanciparsi dalla ratio di protezione del ceto creditorio nella sopportazione nel rischio di impresa, il che appare in fondo ragionevole in assenza di una chiara manifestazione della volontà negoziale. In effetti la definitiva privazione del potere del socio rispetto alle somme oggetto di erogazione (con attribuzione al vincolo del patrimonio associativo e relativa traslazione al potere dispositivo della organizzazione collettiva) sembra richiedere -ex art. 1362, 1366 e 1371 c.c.- una maggiore riconoscibilità della volontà negoziale a fronte della sostanziale gratuità dell'operazione. E ciò comporta che, in assenza di alcun elemento identificativo, la causa dell'operazione risulti inquadrabile nell'ambito del mutuo.

In tema di versamenti soci, fra (difficoltà di) identificazione della volontà negoziale e postergazione legale

GIUSEPPE DORIA
2022

Abstract

L'identificazione della volontà dell'atto e l'operatività del regime di postergazione legale nei versamenti soci, sono questioni che appaiono collocarsi su differenti livelli i quali tuttavia non risultano privi di una qualche interrelazione sul piano funzionale. Difatti, l'insieme dei finanziamenti soggetti a postergazione sembra continente rispetto a quello dei versamenti attratti al regime di capitale o comunque disposti in una situazione di sottocapitalizzazione nominale. Ciò può consentire -anche considerati i risultati della elaborazione giurisprudenziale in favore di una applicazione estensiva dell'art. 2467 c.c. alle s.p.a. di ridotta dimensione o comunque a struttura familiare- un percorso di rivalutazione dei principi generali di interpretazione del contratto nella identificazione della causa del versamento soci che sia in grado di emanciparsi dalla ratio di protezione del ceto creditorio nella sopportazione nel rischio di impresa, il che appare in fondo ragionevole in assenza di una chiara manifestazione della volontà negoziale. In effetti la definitiva privazione del potere del socio rispetto alle somme oggetto di erogazione (con attribuzione al vincolo del patrimonio associativo e relativa traslazione al potere dispositivo della organizzazione collettiva) sembra richiedere -ex art. 1362, 1366 e 1371 c.c.- una maggiore riconoscibilità della volontà negoziale a fronte della sostanziale gratuità dell'operazione. E ciò comporta che, in assenza di alcun elemento identificativo, la causa dell'operazione risulti inquadrabile nell'ambito del mutuo.
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