La cultura dei Lumi rielaborò i frammentari e, per molti versi, inoffensivi riferimenti ai diritti naturali presenti nel dibattito intellettuale europeo del Sei-Settecento, in un linguaggio politico in grado di dare avvio ad un percorso di emancipazione degli individui denso di implicazioni nient’affatto rassicuranti per i difensori delle tradizionali logiche dell’antico regime. Per reagire al trasformarsi sempre più evidente del linguaggio dei diritti in un potente strumento di lotta politica, diffuse e variegate si levarono le voci di opposizione o neutralizzazione degli effetti scaturiti dalle proposte dell’Illuminismo. In tale sforzo di depotenziamento del carattere critico ed eversivo presente nel linguaggio dei diritti individuali, si colloca l’opera di Nicola Spedalieri (1740-1795). Gli studiosi che hanno ricostruito aspetti e momenti del complesso ed articolato profilo intellettuale dell’autore siciliano hanno fornito risposte differenti e interpretazioni finanche antitetiche in relazione al significato da attribuire a De’ diritti dell’uomo (1791). Il testo – da alcuni contemporanei già etichettato come «opera anfibia» – presenta in effetti complessi e molteplici aspetti ed è stato ritenuto da alcuni esito del lavoro di un “democratico” anticipatore di istanze costituzionali e repubblicane, da altri frutto di un duttile difensore delle tradizionali posizioni della Chiesa cattolica, minacciata nella sua unità da tendenze disgregatrici di matrice episcopalista e giansenista. Né sono mancate, tra queste due estreme letture, altre interpretazioni tendenti a dimostrare la conciliabilità o, almeno, la non inconciliabilità, del cattolicesimo con la difesa dei diritti soggettivi e la possibilità di accoglierli entro i confini dell’antropologia cristiana. Il saggio mira a riconsiderare l’apologetica «sociale» di Spedalieri in una prospettiva di più ampio periodo, che tenga conto, non soltanto dello scritto suo più noto, ma anche dei testi pubblicati negli anni precedenti.

«LA PIÙ SICURA CUSTODE» DEI DIRITTI DELL’UOMO. APOLOGETICA E POLITICA IN NICOLA SPEDALIERI

Pasquale Matarazzo
2019

Abstract

La cultura dei Lumi rielaborò i frammentari e, per molti versi, inoffensivi riferimenti ai diritti naturali presenti nel dibattito intellettuale europeo del Sei-Settecento, in un linguaggio politico in grado di dare avvio ad un percorso di emancipazione degli individui denso di implicazioni nient’affatto rassicuranti per i difensori delle tradizionali logiche dell’antico regime. Per reagire al trasformarsi sempre più evidente del linguaggio dei diritti in un potente strumento di lotta politica, diffuse e variegate si levarono le voci di opposizione o neutralizzazione degli effetti scaturiti dalle proposte dell’Illuminismo. In tale sforzo di depotenziamento del carattere critico ed eversivo presente nel linguaggio dei diritti individuali, si colloca l’opera di Nicola Spedalieri (1740-1795). Gli studiosi che hanno ricostruito aspetti e momenti del complesso ed articolato profilo intellettuale dell’autore siciliano hanno fornito risposte differenti e interpretazioni finanche antitetiche in relazione al significato da attribuire a De’ diritti dell’uomo (1791). Il testo – da alcuni contemporanei già etichettato come «opera anfibia» – presenta in effetti complessi e molteplici aspetti ed è stato ritenuto da alcuni esito del lavoro di un “democratico” anticipatore di istanze costituzionali e repubblicane, da altri frutto di un duttile difensore delle tradizionali posizioni della Chiesa cattolica, minacciata nella sua unità da tendenze disgregatrici di matrice episcopalista e giansenista. Né sono mancate, tra queste due estreme letture, altre interpretazioni tendenti a dimostrare la conciliabilità o, almeno, la non inconciliabilità, del cattolicesimo con la difesa dei diritti soggettivi e la possibilità di accoglierli entro i confini dell’antropologia cristiana. Il saggio mira a riconsiderare l’apologetica «sociale» di Spedalieri in una prospettiva di più ampio periodo, che tenga conto, non soltanto dello scritto suo più noto, ma anche dei testi pubblicati negli anni precedenti.
9788893592222
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