Nel corso del Settecento, anche nel regno di Napoli venne delineandosi una rete associativa che, accanto alla promozione dei valori della reciprocità e dell’interscambio per l’avanzamento del sapere, contribuì a far maturare, su più ampia scala, un’inedita assunzione di responsabilità nella progettazione delle linee di sviluppo economico-sociale ed una nuova cultura di governo. Appare, pertanto, proficuo indagare i luoghi di incontro, di dibattito, di aggregazione, secondo diverse tipologie come accademie, logge massoniche, circoli scientifici e culturali, società economiche e patriottiche. La valorizzazione della dimensione provinciale del fenomeno associativo, rappresenta una chiave di lettura in grado di favorire una più adeguata comprensione della politica come fatto culturale, con al centro la comunicazione e le sue forme. Proprio nel rapporto tra pratiche culturali e formazione politica tese a delinearsi, nel Mezzogiorno d’Italia, un quadro estremamente ricco e variegato della sociabilità settecentesca, potenzialmente in grado di mettere in moto quella che Antonio Genovesi definiva la «gran macchina della Nazione». Non tutte le province del regno borbonico si dimostrarono pronte ad accogliere e mettere in pratica le suggestioni provenienti da altre realtà europee o della penisola, né riuscirono a sperimentare pratiche in grado di favorire la crescita civile delle comunità locali. Tuttavia, in alcuni casi (Terra di Bari, Salento), dove le condizioni strutturali (distribuzione della proprietà fondiaria, assetti colturali, reticoli produttivi) e la dialettica socio-politica si presentavano in forme più dinamiche, emersero proposte e programmi organici di gestione delle risorse ed istanze di partecipazione diretta al governo del territorio. Per altri contesti risulta, invece, rilevante l’esperienza delle Società Patriottiche, particolarmente significativa (negli Abruzzi e in Calabria) in relazione al patriottismo provinciale e al tentativo di rivendicare una più vasta e fattiva collaborazione governo-governati. L’attenzione per queste istituzioni consente di evidenziare, da una parte le intenzioni del potere centrale, intenzionato ad affidare ad esse una mera funzione consultiva, dall’altra le aspettative delle comunità locali, interessate ad avviare un processo di condivisione delle scelte politiche che le riguardavano.

«Muovere la gran macchina della Nazione». Sociabilità e politica nel regno di Napoli

Pasquale Matarazzo
2012

Abstract

Nel corso del Settecento, anche nel regno di Napoli venne delineandosi una rete associativa che, accanto alla promozione dei valori della reciprocità e dell’interscambio per l’avanzamento del sapere, contribuì a far maturare, su più ampia scala, un’inedita assunzione di responsabilità nella progettazione delle linee di sviluppo economico-sociale ed una nuova cultura di governo. Appare, pertanto, proficuo indagare i luoghi di incontro, di dibattito, di aggregazione, secondo diverse tipologie come accademie, logge massoniche, circoli scientifici e culturali, società economiche e patriottiche. La valorizzazione della dimensione provinciale del fenomeno associativo, rappresenta una chiave di lettura in grado di favorire una più adeguata comprensione della politica come fatto culturale, con al centro la comunicazione e le sue forme. Proprio nel rapporto tra pratiche culturali e formazione politica tese a delinearsi, nel Mezzogiorno d’Italia, un quadro estremamente ricco e variegato della sociabilità settecentesca, potenzialmente in grado di mettere in moto quella che Antonio Genovesi definiva la «gran macchina della Nazione». Non tutte le province del regno borbonico si dimostrarono pronte ad accogliere e mettere in pratica le suggestioni provenienti da altre realtà europee o della penisola, né riuscirono a sperimentare pratiche in grado di favorire la crescita civile delle comunità locali. Tuttavia, in alcuni casi (Terra di Bari, Salento), dove le condizioni strutturali (distribuzione della proprietà fondiaria, assetti colturali, reticoli produttivi) e la dialettica socio-politica si presentavano in forme più dinamiche, emersero proposte e programmi organici di gestione delle risorse ed istanze di partecipazione diretta al governo del territorio. Per altri contesti risulta, invece, rilevante l’esperienza delle Società Patriottiche, particolarmente significativa (negli Abruzzi e in Calabria) in relazione al patriottismo provinciale e al tentativo di rivendicare una più vasta e fattiva collaborazione governo-governati. L’attenzione per queste istituzioni consente di evidenziare, da una parte le intenzioni del potere centrale, intenzionato ad affidare ad esse una mera funzione consultiva, dall’altra le aspettative delle comunità locali, interessate ad avviare un processo di condivisione delle scelte politiche che le riguardavano.
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